Film: Mishima – Una vita in quattro capitoli (1985, Paul Schrader)

Non è facile comprendere a pieno le culture differenti e scoprire la “normalità” di certi gesti e di certi modi di pensare ed elaborare la propria vita. L’ Occidente non è quasi mai in grado di comprendere la bellezza che si nasconde nelle altre parti del pianeta, ossessionato com’è dal desiderio di omologazione costante portata sino alle conseguenze più estreme. La cultura senza la cultura, l’arte senza l’arte, la vita senza la vita… queste le più grandi conquiste dell’Occidente. E di rimando ci portano a credere oggi che tutto è cultura, che tutto è arte e che tutto è vita. Ma è solo una macabra illusione. Ora la passione più grande dell’Occidente è da sempre quella di esportare il proprio modello di vita agli altri popoli, i quali dal canto loro ne farebbero volentieri a meno, e questa prassi va avanti da centinaia d’anni con le scuse più insulse, non da ultima la continua esportazione di democrazia-via-bombe. La prima fase consiste nel prendere il controllo di un paese lontano (mediante guerra o economia) poi si passa alla seconda fase che consiste nel cominciare a minarne le basi sociali e culturali per renderlo una perfetta macchinetta omologata e silenziosa. Così si fanno gli schiavi. Da sempre.

Cosa c’entra questo discorso col film in questione? Oh, c’entra tantissimo. La prima considerazione è che non è facile comprendere a pieno il Mishima scrittore e il mondo di cui ci parla, perchè il Giappone che ci racconta è un mondo per noi sconosciuto dove la vita delle persone si intreccia con considerazioni spesso lontane dal nostro occhio occidentale. Le scelte dei suoi personaggi, i loro pensieri, la loro bellezza e la loro inquietudine non sono sempre facili da “far nostre”. Quindi voler portare sullo schermo uno scorcio della vita e degli scritti di questo autore è un’impresa molto difficile, soprattutto se a farlo è un occidentale.

La storia ruota intorno a quattro elementi, quattro storie di vita, nelle quali si confondono gli scritti di Mishima e quella che è stata la sua vita reale. Ne esce un ritratto complesso di un mondo in cambiamento, di una nazione sconvolta dalle modifiche imposte dall’esterno e del drammatico conflitto interiore che si svolge nelle persone più sensibili. La distruzione e la morte per suicidio sono elementi centrali nella trama. Distruzione di ciò che è bello, di ciò che è tradizione, di ciò che è legame affettivo e di ciò che rappresenta la tradizione di un popolo; distruzione spesso apportata da elementi autoctoni ormai contaminati dal mondo capitalista. La crisi d’identità della generazione di Mishima arriva sino alle più estreme conseguenze. Si comincia con la distruzione simbolica delle tradizioni culturali in “Bellezza” e con quella dei legami uomo-donna in “Arte”. Si scopre che una generazione che prova a ribellarsi in realtà può uscire da uno scontro impari tremendamente sconfitta… questo in “Azione”.

Poi giunge l’estremo sacrificio. Quello che succede nell’ultima parte del film va al di là della finzione cinematografica e letterale, quello che viene riprodotto in “Armonia tra penna e spada” è la reale scelta di morte fatta da Yukio Mishima il 25 Novembre 1970. Non racconterò qui lo svolgimento dei fatti poichè chi conosce il Mishima scrittore ne conosce anche la fine, chi invece non ne sa nulla può cominciare col guardare questo film e con la lettura di alcune sue opere.

mishimaalifeinfourchapters

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...