Film: L’ultimo re di Scozia (2006, Kevin Macdonald)

Tra tutti i continenti della terra l’Africa è quello più stravagante e con le maggiori contraddizioni, alterna paesaggi diversissimi tra loro e ospita una moltitudine di etnie quasi sempre in conflitto tra loro. E’ un continente rimasto fermo ad un’epoca per noi lontana e la modernità lo ha sfiorato solo in superficie, ma senza intaccarne il cuore e l’anima più profonda. Ricchezza, povertà, malattie, risorse, potere e guerra. Quale paese africano non conosce queste sei parole? Quale paese africano può vantare una storia lineare e pacifica, libera dalle ingerenze occidentali? Nessuno.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale i paesi vincitori scoprirono con disappunto che le loro colonie desiderano affrancarsi dai propri dominatori; per paesi come Francia, Gran Bretagna e Portogallo fu un vero colpo. Eppure era prevedibile un epilogo del genere, dopo che si era concessa e sbandierata una certa autonomia alle ex colonie delle potenze dell’Asse. Erano i primi anni ’50 e tutti desideravano la libertà, mentre gli Europei si scervellavano per trovare il modo di mantenere inalterate le loro influenze sul continente africano (ma anche su quello asiatico). Caos, dittature, colpi di stato frequenti, sete di potere e di ricchezze: queste le armi migliori da utilizzare contro le popolazioni africane. Fu così che il processo di indipendenza dei paesi africani fu seguito spesso da tremendi anni di guerre e dittature militari, fomentate e lautamente finanziate dagli ex colonizzatori. Era facile sfruttare le divisioni interne di interi paesi creati a tavolino, ma ancora radicati nelle differenze tribali. Troppo facile. Però ci si accorse presto di un problema non indifferente legato ai dittatori africani: sfuggivano in fretta dal controllo europeo, uscivano in modo inaccettabile dagli schemi andando a colpire l’opinione pubblica mondiale con azioni efferatissime fatte alla luce del sole. I dittatori africani non erano come gli altri dittatori.

E’ in questo contesto che si inserisce la vicenda di Idi Amin Dada, dittatore dell’Uganda tra il 1971 e il 1979. L’Uganda era un paese giovane, indipendente dal 1962, governato in maniera dittatoriale da Milton Obote e influenzato pesantemente dalla Gran Bretagna. Proprio quest’ultima, insieme ad Israele, finanziò il colpo di stato di Amin. Questa scelta si rivelò presto infelice e in parte si ritorse contro questi finanziatori occidentali.

E’ qui che comincia questo film, nell’Uganda del 1971, dove un giovane medico scozzese giunge desideroso di portare aiuto alle povere popolazioni locali. Un incontro fortuito con Amin lo porterà ben presto da un’ospedale sperduto al palazzo presidenziale di Kampala, qui diventerà medico personale e consigliere del dittatore. All’inizio tutto sembra andare bene e il rapporto con Amin è costellato da soddisfazioni e divertimenti, da ricchezza materiale e professionale. Poi però qualcosa cambia: il dittatore comincia a far vedere il suo vero volto autoritario e paranoico e le atrocità dell’Uganda cominciano a venire a galla.

Amin

Amin

Forest Whitaker interpreta Amin in modo magistrale, arrivando giustamente a vincere l’oscar 2007 come miglior attore protagonista. Tutta la storia ruota intorno alla sua figura paranoica e al rapporto con questo giovane dottore scozzese. In realtà la storia, tratta da un romanzo di Foden, prende liberamente ispirazione da un personaggio realmente esistito: Bob Astles a lungo collaboratore e amico del dittatore ugandese, tanto da venire accusato in Gran Bretagna di aver avuto una parte più o meno attiva nelle nefandezze del regime.

Il film ha un buon ritmo e tiene letteralmente incollati e coinvolti davanti allo schermo senza mai annoiare o apparire retorico. Permette di conoscere più da vicino un personaggio di cui difficilmente si sente parlare nella vita di tutti i giorni e del quale non si studia nulla nelle nostre scuole, così come non si studia nulla di tutte le porcate occidentali del periodo della “decolonizzazione”. La storia di Amin non è solo la storia dell’Uganda, ma è la storia dell’Africa di ieri e di oggi, basti pensare al recente colpo di stato nel Mali.

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