Sovrani: Pu Yi

Una delle figure storiche che mi ha sempre incuriosito molto è quella dell’ultimo imperatore della Cina, sarà perchè sin da piccolo il mio film preferito è stato proprio “L’ultimo Imperatore” (1987) di Bertolucci che ne racconta la vita.

La sua storia comincia in una Cina sconvolta dalle rivolte, dalle ingerenze occidentali, dalle cospirazioni di palazzo, dalle idee rivoluzionarie e dalla vicinanza con Giappone. Il potere degli imperatori ormai è stato esautorato e la fine ingloriosa della Rivolta dei Boxer (1897-1901) ne ha decretato la fase calante. Quando Pu Yi viene designato come futuro imperatore ha soli due anni, il suo predecessore è rimasto quasi certamente vittima degli intrighi di palazzo e l’imperatrice vedova Cixi nella sua follia decide di dare un ultimo colpo di spalla a quel che resta dell’impero. La scelta di un bambino obbliga alla presenza di un reggente (il padre di Pu Yi), ma l’idea che si percepisce dall’esterno è quella di un vuoto di potere assoluto: cosa potrebbe mai fare un bambino di due anni contro una eventuale rivoluzione? E contro un eventuale attacco dall’esterno? Ed ecco accadere l’inevitabile. Un moto rivoluzionario nazionalista del 1911 porta alla nascita della Repubblica Cinese. L’impero è finito. A Pu Yi ed alla famiglia reale viene concesso di abitare nella Città Proibita, tanto sono considerati come dei relitti di un’epoca passata, rispettati ancora da una parte del popolo, ma totalmente inutili sul piano politico. La Cina però è fortemente instabile e le lotte per il potere sfociano presto in veri e propri conflitti armati. Nel 1917 una rivolta militare riporta al potere la casa imperiale, Pu Yi è di nuovo imperatore per soli 12 giorni!

Nel 1924 le truppe del Kuomintang occupano Pechino e Pu Yi è costretto a rifugiarsi da un’altra parte. Cercando in fretta una scappatoia chiede aiuto agli unici che sembrano disposti ad ascoltarlo: i Giapponesi della legazione di Tientsin (a pochi metri dalla legazione italiana tra l’altro). Per i Giapponesi è una manna. Lo trattengono a Tientsin in mezzo agli agi ed alla bambagia, mentre nel frattempo pianificano una invasione ben organizzata della Cina. Quando nel 1931 invadono la Manciuria a nordne offrono la corona proprio a Pu Yi, in modo da poter legittimare agli occhi internazionali il loro intervento militare nell’area. Pu Yi accetta illudendosi di poter cominciare a governare sul suo popolo: nasce il Manchukuo. Questo stato viene formalmente riconosciuto solo da 23 nazioni sulle 80 esistenti allora, tra queste ci saranno tutte le nazioni dell’Asse.

Ambasciatore del Manchukuo con Mussolini (1944)

Ambasciatore del Manchukuo con Mussolini (1944)

Le speranze di Pu Yi vengono presto infrante e risulta palese che i veri capi del nuovo stato sono i Giapponesi, che ne sfruttano le risorse e ne dominano brutalmente la popolazione. In Manchukuo opererà anche la famigerata Unità 731 dedita agli esperimenti sugli esseri umani ed ancora oggi fonte di dissensi tra Cina e Giappone. La vita di Pu Yi si trasforma in una sorta di gabbia dorata dalla quale non può fuggire e il senso di impotenza verso tutto quello che lo circonda diventerà via via più forte; di fatto ancora una volta non sarà lui ad avere il controllo della sua vita. La sua stessa vita famigliare è uno sfacelo, falliscono tutti i suoi matrimoni e la sua impossibilità di avere figli diventa la barzelletta dell’intera Cina e dello stesso Giappone. La Seconda Guerra Mondiale pone fine a questa situazione e lo stato fantoccio viene invaso nell’agosto del 1945 dai Sovietici, per Pu Yi comincia la prigionia.

Nel 1950 viene consegnato alle autorità della nuova Cina comunista, i Sovietici non hanno interesse a mantenere come prigioniero un ex imperatore di  uno stato decaduto. Il nuovo governo lo processa come traditore della patria e criminale di guerra e lo condanna a 9 anni di carcere rieducativo. Saranno per lui anni fondamentali per ripercorrere le tappe della sua vita, analizzarle e trascriverle in un libro di memorie. Verrà liberato nel 1959 e divenne un funzionario del comitato per la conservazione del materiale storico, in oltre come tanti altri nobili decaduti venne inserito in una specie di consiglio speciale molto simile ad un senato.

Morì nel 1967, all’inizio della Rivoluzione Culturale, per un tumore. Probabilmente non sarebbe sopravvissuto comunque alla nuova fase rivoluzionaria della Cina, dove andavano sparendo vecchi funzionari e dove i privilegi delle vecchie classi dirigenti venivano ribaltati, nella nuova Cina non c’era posto per i relitti del vecchio impero.

Pu Yi

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2 risposte a “Sovrani: Pu Yi

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