3 – Un bicchiere di vetro

Spesso e volentieri sogno un luogo legato agli anni della mia adolescenza: il vecchio liceo dove ho trascorso anni di studio (si fa per dire) e di bagordi (questi tanti). A volte sono percorsi legati ad esperienze realmente vissute tra quelle mura, con la ripetizione di sensazioni e situazioni tipiche di quegli anni: interrogazioni fetenti, insegnati cattivissimi, fughe e non fughe, cotte giovanili e similari. Altre volte restano solo le mura e quello che accade all’interno diventa totalmente avulso dal reale contesto… è allora che il liceo diventa un luogo di passaggio misterioso e polimorfo.

Capita ad esempio di cominciare a sognare in modo strano. Sogno. Sogno di essere un soldato che ha disertato e di dover cercare una via sicura per andare a casa, ma vengo catturato e so per certo che presto o tardi mi fucileranno. Il problema è che più mi addentro in questo sogno e in quell’angoscia e più il tutto si complica… a tratti mi vedo dall’esterno come se stessi guardando un film… e allora in dubbio mi viene: sto sognando di essere un disertore o sto sognando di guardare un film su un disertore? Non è chiaro. Sono le sensazioni che mi fregano, ma anche la vista: a volte vedo con gli occhi del disertore a volte guardo il disertore dall’esterno.

Cosa ci azzecca questo col liceo? Beh capita che ad un certo punto invece di guardare questo disertore decido di entrare dentro un casolare. Apro la porta e magicamente mi ritrovo nel bel mezzo di un corridoio del liceo… ma la cosa divertente è che non ne sono affatto sorpreso, anzi mi muovo che se nulla fosse. E sempre misteriosamente sento di essere un ragazzino e non un adulto: sono tornato studente. E non solo: devo pure andare a lezione! Mi dirigo con sicurezza verso una classe fuori della quale intravedo i miei compagni in attesa, a quanto pare dobbiamo entrare in un aula dove sta facendo lezione un’altra scolaresca e dobbiamo aspettare che loro abbiano finito, sono una classe decisamente più giovane della nostra, forse sono dei “primini”. Attendiamo. Si ripetono discorsi e risate dei vecchi tempi, cose ormai lontane e chiuse in chissà quale angolo della mia mente.

Finisce l’ora e suona la campanella. Escono i piccoli per far posto ai grandi. Mi rendo conto che sto cercando qualcuno in mezzo a quella marea urlante di ragazzini in uscita: sto cercando una ragazzina, ma non la vedo. Qualcuno mi dice che non è venuta a scuola perchè non sta bene, ma che mi saluta. Tutto nella norma a quanto pare. Entro nella classe e mi siedo in un banco. Lezione di matematica: un classico della disattenzione scolastica! Mi metto a sognare ad occhi aperti all’interno del sogno. Sono in un’altra aula che parlo di storia con una ragazzina esile, capelli biondi e tratti delicati, sembra sapere un sacco di cose per la sua età e i temi affrontati diventano via via più complessi ed articolati. Mi pare evidente che si tratta della persona che stavo cercando in precedenza. Poi qualcosa mi “sveglia”: un particolare su un muro dell’aula sembra colpirmi. Guardo meglio, mi concentro, ma il muro sembra bianco. Eppure c’è qualcosa di strano. Mi alzo e come se nulla fosse spengo la luce dell’aula. La lezione continua lo stesso ed io avvicinandomi al muro posso assistere con calma alla magia: una scritta fluorescente è comparsa proprio dove stavo guardando prima: “per conquistarla regalale un bicchiere di vetro fatto a mano”.

Semplice… palese direi.

Accendo la luce ed esco dall’aula lasciando dietro di me la noiosissima lezione di matematica ed i compagni assorti. Mi metto alla ricerca del mio professore di inglese, l’unico in grado di aiutarmi (perchè poi?). Lo trovo e gli spiego la situazione, lui  mi conduce in un aula dove saremo in grado di creare quel bicchiere di vetro così importante (manco ci fosse una fucina dentro il liceo).

Peccato che ci abbia pensato la sveglia ad interrompere questa improbabile missione. Non saprò mai come doveva essere fatto quel bicchiere di vetro.

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