La pittrice del mare – parte II

Una serie di pensieri e di sensazioni le si accavallarono nella mente, dimenticò la mostra che l’aveva portata sin lì, dimenticò l’idea di cogliere un particolare “nuovo” in foto, si dimenticò del tempo e dello spazio e sentì solo il fortissimo impulso di disegnare e dipingere. Come preda di un incantesimo si alzò e se ritornò verso casa sua con l’idea di tornare il giorno successivo con tutto l’armamentario adatto alla pittura. Si fermò a comprare tutto ciò che le sarebbe servito, prese una foto a caso tra quelle che aveva scattato e la inviò alla mostra “luoghi di mare” dopo di che si mise a dormire come se non avesse riposato da anni.

Si svegliò di buon ora e si diresse con tutta la sua attrezzatura a Cesenatico. Si sistemò vicino al canale in prossimità del bar del giorno prima e con grande gioia vide arrivare gli stessi quattro uomini anziani che le avevano ispirato il primo disegno. Come per magia avvertì di nuovo quella strana sensazione alle mani e cominciò a dipingere senza prestare troppa attenzione alle linee che andava tracciando con velocità impressionante. Ascoltava i racconti di quegli uomini e i suoi pensieri navigavano insieme, viveva decine di avventure e le ritraeva tutte una dopo l’altra, ma senza rendersene realmente conto. Nella sua testa si facevano strada riflessioni nuove. Capiva che le vite trascorse in mare non se ne distaccano mai e che, anche quando il sole inizia a declinare verso l’orizzonte dell’esistenza, ogni sogno ed ogni pensiero non può che fluttuare verso quel mondo misterioso. Cominciava a capire quei pescatori. Essi erano vissuti col mare, non si erano limitati a sfruttarne le risorse e non si erano accontentati di esplorarne i segreti, no, loro avevano voluto essere qualcosa di più sino ad arrivare a credere di essere delle creature marine. Forse erano giunti sino al punto di credere di essere essi stessi il mare. Quegli anziani non trovavano pace sulla terra ferma perché ne percepivano tutti i limiti, la vivevano come una prigione senza sbarre dove non era concesso loro di capire le scelte degli uomini, si sentivano estranei in mezzo agli altri e il loro unico pensiero era quello di tornare sulla barca e riprendere il mare aperto.

Sarebbe stato stupendo sentirsi finalmente liberi e lontani da affanni per loro insensati.
E di nuovo il tempo si era fermato per la giovane donna. Riusciva a fare in pochi minuti il lavoro di intere ore, produceva un quadro dietro l’altro con una velocità incredibile e la sua bravura ne rivelava una dote innata, un dono che sino al giorno prima le era rimasto nascosto. Come poteva essere? Come poteva aver vissuto tanti anni nell’errata convinzione di non saper disegnare? O forse era solo la magia di quel luogo che l’aveva ammaliata e ne aveva modificato le propensioni? Erano forse quei pescatori degli antichi maghi dei tempi passati? Vecchi stregoni del mare, antichi sacerdoti del dio Nettuno. L’anzianità li aveva resi inadatti alla navigazione e da uomini del mare avevano cominciato ad assomigliare agli uomini della terra, ma ogni loro discorso era un ricordo del loro passato, delle loro gesta e della loro vanità. Vivere lontano dalla terra ferma non li aveva resi immuni dal passare del tempo, perché le leggi della natura non potevano essere aggirate da semplici sotterfugi: alla fine anche il trascorrere degli anni si era presentato a chiedere il conto, esigeva il suo pegno dal pescatore come da tutti gli esseri viventi.

[FINE SECONDA PARTE]

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