Progetto WW1: 28 Giugno 1914

La Belle Époque, ossia l’inizio dell’era capitalista in tutto il suo consumismo. Per decenni quest’epoca è stata decantata come una sognate Babilonia di felicità e di fermento culturale, ma a ben guardarla oggi non appare se non per quella che è stata in realtà: la prima società di consumatori della storia. L’inizio della fine di quanto ci poteva essere di buono nell’umanità. L’inizio della litania nasci-produci-consuma-crepa. La Belle Époque ha cambiato per sempre il mondo e non lo ha reso un posto migliore. Venne ricordata con nostalgia dai contemporanei solo per un unico grande motivo: terminò con la Grande Guerra, une delle più grandi tragedie della storia dell’umanità. In fondo la Belle Époque era stata un periodo relativamente pacifico nella storia dell’Europa, ma non era destinata a durare. Ho già avuto modo in un precedente articolo di affrontare la situazione internazionale dei paesi che poi sarebbero stati coinvolti nel conflitto per cui mi limiterò a parlare di come si arrivò all’attentato di Sarajevo del 28 Giugno 1914.

Arciduca Francesco Ferdinando

Arciduca Francesco Ferdinando

Chi era innanzitutto Francesco Ferdinando? Suo zio era l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe di cui era diventato erede al trono dopo la morte del diretto erede Rodolfo per suicidio. Francesco Ferdinando era in personaggio scomodo sotto diversi punti di vista. Sosteneva il suffragio universale maschile e questo gli aveva inimicato la nobiltà ungherese che vedeva minacciato il suo dominio politico (molti degli strati bassi della popolazione non erano infatti di origine ungherese). Sosteneva attivamente le istituzioni cattoliche e questo gli aveva inimicato non solo gli anti-clericali, ma anche tutte le ampie fasce di popolazione protestante dell’impero. Infine era un sostenitore della creazione di una terza corona all’interno dell’impero a favore di un regno degli slavi comprendente Croazia e Bosnia con funzione di contenimento dell’irredentismo serbo. Di base era un sostenitore della diplomazia per risolvere i contenziosi tra nazioni e si era adoperato molto affinché l’Austria non si lanciasse in imprese militari insensate sia durante la crisi bosniaca del 1908-09 (quando l’Austria procedette all’annessione della Bosnia scatenando le ire della Serbia, della Russia e della Gran Bretagna) e durante le guerre balcaniche. Francesco Ferdinando avvertiva che l’Impero non si stava districando con la stessa determinazione delle altre nazioni nella politica estera e sosteneva l’incremento della marina come forza bellica austriaca… ma senza venir ascoltato.

Nel Giugno del 1914 Francesco Ferdinando si recò in Bosnia per seguire diverse incombenze governative. Saputa della visita la società segreta serba Crna Ruka (Mano Nera) decise di pianificare un attentato per uccidere l’Arciduca. La Mano Nera era un’organizzazione che professava l’unione di tutti gli slavi sotto la guida della Serbia, ma con una forma di governo di stampo repubblicano… a contrapposizione della Mano Bianca che sosteneva le stesse idee, ma in ottica monarchica. I cospiratori inviati dalla Mano Nera erano sette in tutto, ma erano decisamente inesperti e solo per alcune casualità riuscirono a portare a termine il loro incarico. La mattina del 28 Giugno l’auto dell’Arciduca passò dalla postazione dove c’era il primo attentatore, ma questi non fece fuoco perché non aveva il bersaglio libero. Poco dopo il corteo giunse nei pressi del secondo attentatore che lanciò una bomba mancando il bersaglio ferendo gravemente gli occupanti di una delle auto di scorta. A questo punto alcuni degli altri cospiratori abbandonarono la scena del crimine pensando di aver raggiunto lo scopo. Colpevole fu invece la decisione delle autorità austriache di non schierare a questo punto in difesa dell’Arciduca l’esercito in quanto non avevano le divise da parata. Francesco Ferdinando era chiaramente innervosito dalla situazione, ma non poteva fare molto altro se non constatare con amarezza di trovarsi in pericolo di vita insieme a sua moglie. Il colpo di sfortuna definitivo venne dal fatto che l’autista (un ungherese) dell’Arciduca non era stato avvertito di alcuni cambi di percorso della visita e quindi sbagliò strada nei pressi del Ponte Latino di Sarajevo. Uno degli attentatori resosi conto che Francesco Ferdinando era vivo e vegeto prese coraggio e si avvicinò alla macchina esplodendo due colpi di pistola ferendo a morte sia lui che la moglie. Di lì a poco morirono entrambi. L’attentatore che aveva avuto successo era un giovane bosniaco di nome Gavrilo Princip. Quello che sarebbe successo nei giorni successivi e di cui parleremo più avanti passò alla storia come “crisi di Luglio”.

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11 risposte a “Progetto WW1: 28 Giugno 1914

  1. Interessante questa analisi della Belle Epoque. E’ farina del suo/tuo sacco? Se si, complimenti per la scioltezza e la lucidità della scrittura, nonché per la cultura. Forlì, prossimamente, dopo la mostra sul Liberty, di successo internazionale, ospiterà proprio una mostra di opere di questo periodo storico.

    • Il giudizio lapidario sulla Belle Epoque è frutto dell’analisi di diversi storici contemporanei e credo che in effetti sia condivisibile ragionandoci oggi. E’ stato un periodo di grande fermento culturale senza ombra di dubbio, ma sempre ad uso dei “consumatori”… le arti hanno cominciato a perdere la loro aulicità proprio in quel periodo, se oggi praticamente tutto può essere arte è anche un pochino colpa della Belle Epoque. 😉

        • La Belle Epoque è un momento fondamentale anche della storia artistica mondiale, dal momento che segna il trionfo dei “critici” come reali figure di spicco del panorama culturale, nella misura in cui un artista non deve essere necessariamente bravo, ma deve godere del favore della critica. Da quel momento l’aspetto economico comincia ad essere sempre più determinante nel mondo dell’arte… i grandi artisti muoiono magari poveri, ma intorno a loro si forma un autentica industria dell’arte in cui altri si arricchiscono. L’arte diventa quindi commerciale e l’artista deve sapersi vendere al meglio, anche con opere di discutibile gusto. Queste sono le basi fondanti che porteranno decenni dopo alla “pop-art”.

          • Devi sapere che quello che mi ha “colpito” è il fatto che tu attribuisca pensieri e giudizi alla Bella Epoque. Ho dovuto fare un po’ di ricerca per farmi tornare alla mente cosa esattamente fosse, la Belle Epoque, che di nome conosciamo tutti ma nella pratica non è molto usato come riferimento ad un periodo storico. In certi manuali e dizionari non è nemmeno mai citata.
            Trovo scritto sia una locuzione francese che definisce il periodo dalla fine Ottocento allo scoppio della Grande Guerra, periodo di crescita economica e vita gaia e spensierata per la borghesia parigina, inizio delle prime comodità introdotte dall’industrializzazione nella vita quotidiana.
            Io provengo da studi inerenti la Storia dell’Arte, e nella Storia dell’Arte la Belle Epoque semplicemente non esiste! Davvero. Forse parte di quello che scrivi è attribuibile alla cosiddetta “rivoluzione industriale” e forse è la stessa cosa, però che differenza evocano i due appellativi…
            Il passaggio tra Ottocento e Novecento è, artisticamente parlando talmente denso, che è difficile perfino trovarci un senso, tanto che ognuno ci trova il suo.
            Però mi piace riscoprire la Belle Epoque, forse un dono di questo centenario 1914-2014? Ho ripreso in mano un po’ di libri, e le riletture sono sempre istruttive quando si tratta di storia.
            Provo a schiarirmi le idee, e spero ci saranno altre occasioni di scambio. 🙂

          • Credo che questo centenario sia un’occasione unica sotto tantissimi punti di vista. Ci permette di riflettere non solo su eventi bellici, ma anche sullo stile di vita della gente di allora. Spesso siamo abituati a considerarli come eventi lontanissimi da noi, più che altro perchè tutte le immagini che abbiamo di allora o sono quadri o sono foto e video in bianco e nero. Ma in realtà 100 anni non è un lasso di tempo così ampio. In fondo stiamo parlando del periodo in cui verosimilmente hanno vissuto i nostri bisnonni… il che vuol dire appena 3 generazioni. Stile di vita, alimentazione, arte, pensieri, idee politiche, economia, problematiche, ecc… il mondo di inizio 1914 in fondo è il nonno del mondo del 2014.

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