Storie della Bolognina – 1

1 – IL BAGATTO

(da una storia vera) 

Dicono che chiamarsi Leonardo sia una grande responsabilità perché si porta il nome di un grande artista ed inventore, ma per me non è mai stato né un peso né un problema. Forse potrei affermare con una certa tranquillità che non me ne è mai importato nulla. Ad ogni modo posso dire di essere un artista anch’io, ma penso che questo valga anche per tutti gli altri che hanno fatto del tirare a campare uno stile di vita. Come tanti della mia generazione sono partito da zero, non possedevo nulla e avevo un lavoro modesto, poi ho intuito la svolta. Ma andiamo con ordine.

Sono nato a Bologna nel 1951: allora c’era tanta povertà perché la guerra era finita da pochi anni. La ricostruzione faceva diventare ricchi solo i furbi e la mia famiglia non annoverava dei furbi infatti mio padre faceva l’operaio e mia madre faceva i lavori di casa per le signore più ricche. Vivevamo in via Lombardi in uno dei quartieri più popolari della città, ma devo dire che dei primi anni della mia vita ho solo dei bei ricordi: allora ero spensierato e passavo le mie giornate tra la scuola e i giochi pomeridiani con i coetanei. La mia vita ruotava tutta attorno alla Bolognina ed alla sua silenziosa malinconia. Tutti quanti vivevamo nelle stesse condizioni e aspiravamo un giorno ad essere bravi ed onesti come lo erano i nostri padri.

Iniziando a frequentare la parrocchia ci accorgemmo presto che c’era anche un altro mondo al di fuori del nostro: un mondo fatto di gente più ricca che vestiva e mangiava meglio di noi, un mondo di persone che ci squadravano dalla testa ai piedi e ci guardavano sempre con un certo disprezzo. Per molti dei miei amici quello era un motivo di dispetto ed indignazione, a casa ascoltavano spesso i loro padri lamentarsi dei ricchi, dei padroni, e delle angherie che dovevano subire sul posto di lavoro. C’era tanta voglia di rivalsa sociale. Contrariamente ai miei amici io non ce l’avevo con quelle persone e col passare del tempo iniziai a desiderare la ricchezza per me e per la mia famiglia, ma più mi sforzavo di ragionare e meno trovavo modi onesti di guadagnare tanti soldi. In sostanza per uno come me era preclusa la via della ricchezza. Forse aveva ragione mio padre quando diceva che in Italia diventava ricco solo chi lo era già in partenza.

Nel 1967 iniziai a lavorare nella stessa fabbrica in cui lavorava mio padre: guadagnavo i miei primi stipendi e collaboravo alle piccole spese della mia famiglia. I soldi che mi rimanevano li mettevo sul mio piccolo conto in banca, ma il ritmo a cui accumulavo ricchezze era decisamente troppo lento per le mie ambizioni. Dovevo diventare ricco, ma come potevo fare?   Quelli erano anni molto particolari e c’era tanta violenza in giro: la gente si uccideva per la politica, c’erano tante rapine e la polizia era ovunque. Per tutta questa serie di motivi ero consapevole di non poter intraprendere una carriera nella malavita: dovevo trovare una via diversa.

Fu alla fine del 1970 che finalmente si presentò la giusta occasione. All’uscita dalla solita funzione domenicale venni avvicinato da una signora anziana che abitava poco distante da casa mia. La conoscevo molto bene sin da bambino ed era sempre stata molto buona e gentile con tutti i bambini del vicinato; la vita però era stata molto dura con lei e le aveva portato via il marito che ancora era giovane e piena di voglia di vivere: da allora era rimasta sempre da sola. Quella signora anziana mi invitò a casa sua a bere un tè ed io accettai senza indugio perché in fondo non ci vedevo nulla di male. Mi raccontò tutta la sua vita e tutte le sue disgrazie ed io cercai di consolarla come potevo: che pena che mi faceva quella povera creatura piegata dalla cattiveria della vita. E lì ebbi un lampo di genio, tutto nella mia mente si illuminò come se avessi intuito la strada della mia vita: avevo trovato il modo di fare soldi! Non si trattava di rapinare le povere signore anziane che vivevano da sole nel quartiere bensì avrei potuto scambiare qualcosa con loro in cambio di denaro. L’intuizione geniale che aveva colpito il mio giovane cervello mi entusiasmò a tal punto che senza pensarci su presi e baciai appassionatamente quell’anziana signora. Poteva essere un rischio. In fondo quella donna avrebbe anche potuto reagire male, ma fu presto chiaro che mi aveva condotto a casa sua proprio per quel motivo. Iniziai così una sorta di secondo lavoro e di doppia vita: di giorno stavo in fabbrica con mio padre a sudarmi il pane, mentre qualche sera uscivo e andavo dall’anziana signora in cambio di qualche soldo. L’impatto sul mio conto in banca era certamente positivo, ma a breve mi resi conto che anche questa entrata non mi bastava più. Volevo di più. Molto di più.

Mi diedi da fare. Entro la fine del 1972 facevo visita puntualmente a ben quattro signore sole e avevo impegnato tutte le sere della mia settimana. Accumulavo praticamente un altro stipendio tutti i mesi e questo mi rendeva molto felice ed appagato. Non mi dispiaceva giacere con quelle donne e non mi importava se i loro corpi erano decadenti ed incartapecoriti, mentre il mio era ancora giovane e vitale. In fondo si trattava solo di commercio. Io davo un servizio e loro lo pagavano.

Chiese Cattoliche Parrocchiali Ss. Angeli Custodi

Parrocchia Ss. Angeli Custodi – Via Lombardi

Nel 1975 la prima signora che aveva innescato il mio giro di ricchezza mi rivelò di essere ormai prossima alla dipartita a causa di un brutto male che le aveva cominciato ad attaccare il corpo, me ne rammaricai sinceramente perché in fondo le ero molto affezionato e lo dovevo anche a lei se stavo accumulando tanta ricchezza sul mio conto in banca. Anche in quella occasione si dimostrò una donna eccezionale ed ebbe un’idea che cambiò per sempre il resto della mia vita: mi propose di comprare la nuda proprietà del suo appartamento per una cifra molto bassa. La vedova non aveva che qualche lontano parente odioso e voleva che la sua casa passasse a me in modo sicuro e senza possibilità di rivalse legali da parte dei possibili eredi. Era un’idea geniale e mi aprì un mondo completamente nuovo di ricchezze. Iniziai ad immaginare di possedere tante case, di fare sempre più soldi e di aiutare sempre più donne anziane ad alleviare la loro solitudine.

Fu così che nel 1976 entrai in pieno possesso del mio primo appartamento e lo affittai subito ad un mio caro amico dal momento che preferivo rimanere a vivere insieme ai miei genitori per aiutarli nella loro vita di tutti i giorni. E non dimentichiamoci che non volevo che scoprissero come mi guadagnavo realmente da vivere. Prima della fine dello stesso anno avevo acquistato altre due nude proprietà ed avevo iniziato a frequentare altre signore solitarie. I miei amici mi guardavano e scuotevano la testa perché non approvavano il modo di fare soldi: per alcuni stavo mercificando il mio corpo, per altri me ne stavo approfittando delle disgrazie di povere anziane sole. Dal canto mio cercavo di far notare a tutti che in fondo non stavo facendo del male a nessuno. Non stavo di certo rubando o uccidendo e dare un po’ di piacere alle donne anziane non era di certo vietato dalla legge. Non sentivo neppure il bisogno di confessarmi dal parroco perché sentivo di non star commettendo alcun peccato in quel mio modo di vivere.

Nel 1983 quando i miei genitori morirono in un incidente d’auto ero già proprietario di cinque appartamenti sparsi per la Bolognina. Ora che ero da solo potevo muovermi con più serenità e disinvoltura, senza il timore di essere giudicato per quello che facevo e per come guadagnavo i miei soldi: lasciai il lavoro in fabbrica per dedicarmi giorno e notte alle signore anziane del quartiere. Chi non mi conosceva da vicino mi giudicava un’anima pia, un benefattore che dava sostegno alle persone bisognose aiutandole nelle faccende di casa: ero diventato una persona ricca e rispettabile per tutti gli sconosciuti.

Devo dire che se ripenso ai primi anni dopo la morte dei miei genitori e a quella libertà che finalmente respiravo sento ancora un brivido che mi corre lungo la schiena. A volte ripenso a tutto quello che avevo sino a quel momento e più volte sono giunto alla conclusione che fosse proprio la mia famiglia a frenare le mie possibilità di successo e di ricchezza, loro, così poveri e semplici, destinati a non essere mai nulla di più che semplici operai senza ambizione alcuna. Era un bene che fossero morti lasciando così spazio alle mie capacità.

Festeggiai il 1990 entrando nel mio dodicesimo appartamento. Avevo trentanove anni e mi sentivo invincibile. Non mi aveva mai sfiorato lontanamente l’idea di avere una famiglia tutta mia né tanto meno di avere dei figli con cui condividere le ricchezze che andavo accumulando. Non vivevo nel lusso perché cercavo di accumulare sempre il più possibile. Mi concedevo qualche sfizio ogni tanto: qualche vacanza in posti esotici, qualche vestito nuovo, ogni tanto cambiavo macchina e poco altro. In fondo le mie vecchiette mi amavano perché ero una persona semplice che dava loro le giuste attenzioni. E nel 1990 avevo già smesso da tempo di chiedere soldi in cambio delle mie prestazioni sotto le lenzuola, cari miei, io puntavo direttamente agli appartamenti e quelli me li potevo conquistare solo con la fiducia e la dedizione.

Tornado al fatto che mi chiamo Leonardo concorderete con me che sono un artista, ma non sono un inventore. Porto sempre con me una foto della mia prima vecchietta perché a lei devo tutto. se lei non avesse avuto l’idea della nuda proprietà io oggi non sarei così ricco e fortunato. Pensateci.

Nel 1994 mi si presentò un’altra occasione. Frequentavo una ricca signora che possedeva molti negozi ed appartamenti in giro per la città e mi avrebbe dato la possibilità di triplicare il mio patrimonio immobiliare in un sol colpo. Iniziai a muovermi con cautela perché era circondata da un nugolo di parenti viscidi ed opportunisti che non aspettavano altro che la sua dipartita per potersi spartire l’eredità. Con grande abilità acquistai alcuni dei suoi negozi a prezzi stracciati e mi feci subitaneamente restituire i soldi sottobanco. In fondo lei non voleva lasciare nulla alle sanguisughe che la circondavano. Nei tre anni successi le sue proprietà meno vistose passarono dalle sue mani alle mie, ma per i valori maggiori non potevamo agire in maniera troppo scoperta senza il rischio di un intervento dei potenziali eredi.

bagatto

All’inizio del 1998, sentendo che le forze ormai le venivano meno, la cara signora fece redigere un nuovo testamento nel quale mi nominava suo erede principale, spodestando di fatto buona parte dei suoi parenti ancora in vita. Tranquillo e felice aspettai insieme a lei il momento della sua dipartita, pregustando le ingenti ricchezze che mi stavano per cadere sulla testa. Alla morte della signora iniziò invece un lungo calvario giuridico, di cui beneficiarono solo gli avvocati delle parti, tra i parenti della defunta e il sottoscritto. Dopo alcuni anni di lotte dovetti mollare la presa e salutare per sempre quelle grandi ricchezze che davo già per mie.

Era il 2002 e il peggio era che lo scalpore della battaglia legale aveva messo allo scoperto il mio operato di tutti quegli anni. Ora la gente quando mi guardava per strada vedeva solo un avido opportunista che sfruttava i dolori e la solitudine delle donne anziane per i suoi loschi tornaconti. La mia immagine ne aveva risentito in maniera tremenda: molte donne non vollero più aver niente a che fare con me, persi tante altre possibilità di ricchezza. Certo avevo già tantissime proprietà, ma non mi bastavano. Volevo di più. Meritavo di più.

Per fortuna trovai lo stesso qualche vecchia da soddisfare e pian piano ritrovai il gusto della conquista che avevo avuto nei primi anni in cui mi davo fare in via Lombardi. Ricominciai dalle cose semplici, dai piccoli piaceri della vita, dai piccoli appartamenti e dalle piccole ricchezze, senza mai esagerare e senza uscire più dalla piccola dimensione familiare della Bolognina. Poi un giorno qualcosa cambiò tutto.

Avevo cominciato a frequentare la casa di una vecchia signora in via Algardi. Passavo molto tempo da lei perché era una compagnia piacevole e parlavamo di una vasta gamma di argomenti e condividevamo tanti interessi. Si può tranquillamente affermare che avessimo un bellissimo rapporto speciale. Purtroppo con l’età non riusciva più a tenere dietro alla sua bellissima casa e così aveva assunto una domestica proveniente dall’est Europa e che abitava insieme a lei. C’era qualcosa di strano in atto in quell’estate del 2005, ma non saprei spiegare bene cosa. So solo che improvvisamente e senza che avessi modo di rendermene conto iniziò uno strano triangolo amoroso all’interno di quella casa. Mi trovai a saltare da un letto all’altro nel corso della stessa notte, sino a che non capitò di trovarci anche tutti e tre nello stesso letto. Non capivamo quello che ci stava accadendo e giorno dopo giorno eravamo sempre più fagocitati da quella strana passione avvolgente. Passavamo le nostre giornate in orge e baccanali ripetuti, tanto che avevo dimenticato le altre signore, avevo dimenticato i miei appartamenti e tutte le mie ricchezze. Ero perso dentro quelle due donne.

Poi l’anziana signora morì all’improvviso in una notte di autunno del 2008. Fu un duro colpo sia per me che per la dolce ragazza che le era stata accanto per tutti quegli anni, eravamo sconvolti e nella nostra disperazione continuammo ad accoppiarci in maniera animalesca giorno dopo giorno. Alla fine lei ebbe un’idea davvero fantastica, potevamo sposarci e vivere per sempre in quella casa, potevamo creare il nostro tempio d’amore e ricordo in via Algardi ed invocare l’amata defunta durante i nostri continui rapporti. L’idea mi sembrava geniale ed accettai.

Dicono che chiamarsi Leonardo sia una grande responsabilità perché si porta il nome di un grande artista ed inventore, ma per me non è mai stato né un peso né un problema, anzi posso dire con una certa tranquillità che non me ne è mai importato nulla. Domani è un giorno importante perché finalmente mi sposo con una donna che ha capito la profondità della mia anima. Una donna che non mi sposa per le mie ricchezze bensì per onorare la memoria di una donna straordinaria che ci ha dato tanto. Da domani ogni giorno sarà una festa e nel nostro tempio di passione potremmo godere di quanto ho accumulato in questi anni di faticoso e dedito lavoro al servizio della terza età. Ho cinquantotto anni e non sono più giovanissimo anch’io per cui credo che sia decisamente meglio sistemarsi una volta per tutte. La morale della mia storia? In tutta onestà non ve la saprei dire, ma è poi così importante?

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