Progetto WW1: 19 Settembre – 12 Ottobre 1916

L’autunno 1916 potrebbe essere tranquillamente definito l’autunno rumeno, questo per l’importanza rivestita da quel settore del fronte europeo nel corso del terzo autunno di guerra. La Romania si era da poco schierata con gli Alleati ed era scesa in campo soprattutto per arginare l’espansionismo bulgaro, ma aveva fatto male i suoi conti. L’iniziale offensiva rumena si era trasformata in breve in un attacco congiunto degli Imperi Centrali ai suoi danni e l’aiuto degli Alleati pareva destinato a non giungere in tempo per salvare Bucarest. I Rumeni non erano di certo intenzionati a cedere la loro autonomia senza colpo ferire e così alle offensive dei Bulgari e dei loro alleati seguivano puntualmente le controffensive delle truppe rumene. In questo tira e molla di porzioni di fronte il risultato più prevedibile non poteva che essere l’ennesimo bagno di sangue.

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Parte di affresco al Romanian Atheneum di Bucarest

Tra il 17 e il 19 Settembre 1916 si consumò la Prima Battaglia di Cobadin (nel sud della Romania) dove le truppe rumene e quelle russe riuscirono a porre un fermo temporaneo (a Ottobre 1916, sarebbe ricominciato l’attacco) all’offensiva bulgaro/tedesca/turca in quell’area (la Dobrugia). Il comandante rumeno, generale Alexandru Averescu, cercò di sferrare un decisivo attacco contro le basi di partenza delle truppe nemiche nel territorio bulgaro… la conseguente Offensiva di Flămânda (29 Settembre 1916 – 5 Ottobre 1916) si risolse però in un nulla di fatto grazie anche al pessimo tempo atmosferico che danneggiò il fondamentale ponte di barche posto sul Danubio dai soldati di Bucarest. I Rumeni rientrarono nel loro territorio anche perchè da nord era sempre più pressante la minaccia austro-ungarica dalla Transilvania.

Nel frattempo sul fronte italiano il generale Cadorna dava l’avvio all’Ottava Battaglia dell’Isonzo, con particolare irruenza nella zona di Monfalcone, chiave per aprirsi la via verso Trieste. Tra il 10 e il 12 Ottobre 1916 le truppe italiane riuscirono a conquistare alcune posizioni, ma essendo malamente coordinate non raggiunsero i successi sperati… ancora una volta l’impreparazione degli alti comandi italiani vanificava il sacrificio di migliaia di soldati (24.000 morti per l’Italia e quasi 40.000 per l’Austria-Ungheria).

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