Storie della Bolognina – 4

4 – L’ IMPERATORE

Incontrando il signor Giuseppe in un qualsiasi bar della Bolognina lo si poteva vedere sempre intento ad intrattenere gli avventori con battute scherzose, spesso e volentieri piccanti, come se di professione fosse stato un comico degli anni ’70 uscito da un film della commedia all’Italiana. Era un gaudente sotto tutti i punti di vista e non lo nascondeva a nessuno tanto da poter parlare per ore dei viaggi che aveva fatto, delle cose che aveva mangiato e delle donne con cui era stato; ad una prima impressione potevano sembrare i vanti di un parolaio, ma lui raccontava solo la pura e semplice verità. Chi lo conosceva da una vita sapeva che era un uomo che aveva ereditato una fortuna dalla sua famiglia e in modo molto oculato aveva investito i suoi soldi in appartamenti e successivamente li aveva messi a reddito aumentando ulteriormente i suoi capitali. Il signor Giuseppe non aveva mai avuto il bisogno di lavorare, anche se obiettava spesso che la gestione di tante proprietà alla fine fosse un lavoro a tempo pieno non privo di stress, questo gli aveva permesso di godersi la vita e girare il mondo esplorandone le bellezze più remote e i suoi racconti non nascevano mai da una egocentrica voglia di mettersi in mostra bensì dal bisogno di rendere partecipi gli altri di meraviglie di cui forse non avrebbero mai potuto godere. A modo suo era un filantropo.

La fortuna del signor Giuseppe incominciò nel Novembre del 1978 con un evento spiacevole. In quel periodo i suoi genitori stavano viaggiando intorno al mondo per una sorta di secondo viaggio di nozze, approfittando del fatto che il loro unico figlio fosse già maggiorenne ed in grado di cavarsela tranquillamente da solo in tutte le faccende importanti. Il loro programma li aveva portati prima negli Stati Uniti, poi in Argentina e Brasile ed infine erano arrivati in Thailandia per passare una settimana sulle magnifiche spiagge di Phuket. Una sera durante un tentativo di rapina i due coniugi rimasero entrambi uccisi e così Giuseppe si ritrovò da solo da un momento all’altro. Sino ad allora non si era mai interessato a questioni economiche e non era neppure cosciente della fortuna che avevano messo da parte i suoi genitori in tanti anni di lavoro, quando si rese conto dell’enormità della somma ereditata inizio a passare le sue giornate tra un eccesso e l’altro, sperperando denaro senza sosta in velleità.

Un suo amico d’infanzia e vicino di casa un giorno si recò da lui e riuscì a farlo ragionare esponendogli un piano per aumentare anziché diminuire quella eredità, chiaramente in tutto questo ci sarebbe stata anche una fetta discreta per lui che aveva partorito quell’idea. Il programma di base consisteva nell’acquistare un numero abbastanza alto di immobili da poter mettere a reddito successivamente, da una parte si sarebbero acquistati appartamenti abbastanza grandi da ospitare una famiglia dall’altra si sarebbero acquistati appartamenti più piccoli ideali per un single o al massimo per una coppia. Per una gestione più semplice delle magagne burocratiche e di eventuali problematiche con gli inquilini era necessario che tutti gli immobili fossero concentrati all’interno dello stesso quartiere e la Bolognina si prestava benissimo alle loro esigenze, del resto era la zona in cui erano nati e cresciuti e quindi la conoscevano alla perfezione. Gli appartamenti più grandi erano da affittare a delle famiglie a dei prezzi di normale mercato immobiliare e dovevano essere acquistati in palazzine decorose, per invogliare famiglie rispettabili e non disagiate. Le abitazioni più piccole dovevano essere destinate ad un business più interessante. Mario, così si chiamava l’amico, aveva in mente di creare un giro di prostitute che ricevessero in casa i clienti e per questo ci volevano degli appartamenti piccoli inseriti in contesti più popolari e che attirassero meno l’attenzione onde evitare prima di tutto problemi con altri condomini e di rimando con le forze dell’ordine. A Giuseppe non doveva interessare la provenienza delle ragazze, quello era un aspetto che avrebbe curato totalmente Mario e per il quale avrebbe ricevuto una buona percentuale sugli introiti. La professionista in affitto avrebbe pagato un canone a livelli di mercato e poi in nero avrebbe corrisposto una cifra di pari entità che i due amici si sarebbero divisi equamente.

L’idea poteva funzionare e per Giuseppe non era un problema dover fare il primo passo di investire i soldi ereditati, tanto più che le prospettive di guadagno erano tutt’altro che esigue, in fondo si trattava di trarre guadagno dalla professione più antica del mondo e farlo all’interno di appartamenti avrebbe creato molti meno problemi che svolgerlo sul ciglio di una strada: la discrezione era fondamentale.

Iniziò così la grande avventura dei due amici. In breve tempo il signor Giuseppe acquistò dieci appartamenti, la metà dei quali adibiti al libero esercizio della professione da parte di ragazze presentate dal suo amico e provenienti da paesi dell’ est Europa. Il business si rivelò da subito molto interessante e redditizio. Da un lato c’erano gli affitti regolari che erano di per se un’ottima rendita, mentre dall’altro c’erano delle entrate in nero da utilizzare per godersi la vita da ogni punto di vista. Fu così che il signor Giuseppe iniziò a viaggiare in giro per il mondo alla scoperta delle sue meraviglie, pur evitando sempre accuratamente la Thailandia per la paura di fare la medesima triste fine dei suoi genitori. In Bolognina tutto sembrava tranquillo, nei palazzi in cui lavoravano le ragazze non c’erano lamentele di alcun tipo e tutto si svolgeva nella massima discrezione possibile.

Nel giro di pochi anni i due soci ebbero modo di implementare il loro giro di affari, sfruttando momenti favorevoli del mercato immobiliare e le grandi risorse pulite messe da parte dal signor Giuseppe; nel 1984 le proprietà erano passate da dieci a sedici e le ragazze da cinque a otto. Era un’idea che andava dal momento che un uomo andando direttamente a casa della professionista non rischiava in primo luogo di farsi pescare dalla polizia in momenti inopportuni e in secondo luogo aveva garantito il rispetto delle più basilari norme igieniche come si usava ai tempi delle case di tolleranza. Un servizio di qualità faceva si che la voce si spargesse col passaparola e che il giro di clienti aumentasse quasi costantemente portando incassi sempre maggiori nelle tasche delle ragazze e dei due amici. Fu in quel periodo che il signor Giuseppe iniziò a diventare l’uomo più conosciuto nei bar della Bolognina nella veste di intrattenitore e cantastorie, tanto più che la maggior parte delle volte entrava nei locali senza consumare nulla e investiva gestori ed avventori con fiumi di parole quasi inarrestabili. L’errore più frequente lo facevano i malcapitati che lo incontravano per la prima volta e che dopo un primo racconto veloce di una qualche vacanza gli rivolgevano qualche domanda, a quel punto il signor Giuseppe si sentiva legittimato a continuare per ore i resoconti delle sue imprese. Se poi nel bar c’erano delle signore non risparmiava gli apprezzamenti spinti a voce alta, ma in fondo riusciva a farsi voler bene con la sua aria da bambinone esagerato in tutte le sue espressioni. Nessuno avrebbe mai sospettato della sua fonte di guadagno nascosta. Mario era quello più invischiato nella faccenda, la vera mente del piano, l’uomo con gli agganci per far arrivare le ragazze dall’ Est, il losco figuro con la faccia d’ angelo che probabilmente aveva anche delle buone conoscenze in questura.

La fortuna dei due amici fu indubbiamente la decisione di non tirare troppo la corda con quel business milionario. Mentre passavano gli anni e si implementavano le loro ricchezze presero la decisione di non affittare ulteriori appartamenti a delle professioniste, lasciando adibiti a quel giro solo una quindicina di alloggi in tutto. Nel frattempo anche Mario aveva cominciato ad acquistare delle proprietà immobiliari e le aveva affittate a delle normalissime famiglie. Per tutti gli anni ’90 gli affari proseguirono a gonfie vele e senza intralci.

L’unico grande problema fu l’escalation di aperture di centri massaggi cinesi nel quartiere, dal momento che molti di quei saloni in realtà nascondeva attività di professioniste cinesi a basso costo e per questo terribilmente competitive sul mercato della prostituzione; inoltre l’arrivo delle donne orientali era una novità che avrebbe generato introiti economici non indifferenti per i loro papponi. Alla fine del 2004 il signor Giuseppe aveva solo sette professioniste in attività nei suoi appartamenti e cominciò a pensare seriamente di ritirarsi dal giro dal momento che ne aveva tratto tutti i benefici possibili. Continuava a godersi i suoi viaggi per il mondo soddisfatto della fortuna che la vita gli aveva riservato, dopo tanti anni poco gli importava se tutto era nato dalla tragica scomparsa dei suoi genitori, lui era libero di vivere come voleva, senza la schiavitù del lavoro e senza orari stabiliti da altri, poteva essere tutto o niente, ma era lui a deciderlo in autonomia.

La premiata ditta chiuse i battenti alla fine del 2009, surclassata dal monopolio cinese del mercato e dall’esigenza di risparmio dettata dalla crisi economica nascente. In fondo fu una fortuna per i due amici, perché da quel momento tutti i loro guadagni furono puliti e sotto la luce del sole, inattaccabili sotto tutti i punti di vista. Il loro colpo di genio era stato distinguersi dagli altri nella brama del denaro tenendosi sempre al riparo dall’eccessivo bisogno di guadagnare soldi, avevano ottenuto il giusto e lo avevano reinvestito in modo pulito, avevano capito quando era il caso di stabilizzarsi e quando era giunto il momento di fermarsi. Erano stati più furbi e più scaltri di tanti altri ladri e papponi in giro per il paese, campando senza lavorare e senza dare nell’occhio.

Eppure incontrando il signor Giuseppe al bar nessuno avrebbe mai sospettato che fosse uno dei due uomini più discreti d’Italia.

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