Progetto WW1: 1 Novembre 1917 – 15 Gennaio 1918

Cento anni fa, tra gli ultimi mesi del 1917 e i primi mesi del 1918, la situazione militare della Prima Guerra Mondiale andava delineandosi in maniera inequivocabile. La situazione degli Imperi Centrali diventava sempre più critica: l’Impero Ottomano pareva destinato ad un inevitabile collasso, l’Austria-Ungheria era ormai completamente dipendente dall’aiuto militare tedesco, la Bulgaria reggeva bene nella misura in cui era impegnata in uno scacchiere tutto sommato facile da gestire, infine la Germania cominciava a sentire la pesantezza economica dei tanti anni di sforzo bellico continuativo. Dall’altra parte del fronte la Francia e l’Inghilterra, anch’esse stremate, godevano di un maggiore respiro grazie al consistente aiuto bellico e militare degli Stati Uniti, la Russia stava collassando su stessa a causa delle spinte rivoluzionarie, l’Italia cercava di raccogliere i cocci dopo la batosta di Caporetto.

Sul fronte della Palestina si registrarono importanti eventi le cui conseguenze riempiono ancora oggi le pagine della storia e spesso della cronaca. In concomitanza con la vittoria britannica nella Terza Battaglia di Gaza, con la quale venne spezzato il fronte ottomano, il 2 Novembre 1917 il ministro degli esteri inglese Arthur Balfour si dichiarò favorevole alla creazione di un sostanzioso avamposto sionista in Palestina. Questo evento e gli atti successivi alla conclusione della guerra crearono i primi presupposti per quella che oggi conosciamo come la “questione palestinese”. Gli Inglesi, con il beneplacito della Francia, si apprestavano a tradire le promesse fatte agli Arabi per convincerli a ribellarsi contro gli Ottomani. Il 17 Novembre 1917 gli Inglesi erano già alle porte di Gerusalemme, che sarebbe caduta in mano loro il 11 Dicembre 1917, il fronte meridionale ottomano era ormai perduto.

 Dichiarazione di Balfour:

Egregio Lord Rothschild,
È mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell’ebraismo sionista che è stata presentata, e approvata, dal governo.
“Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”.
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista.

 Sul fronte italiano il 8 Novembre 1917 il generale Luigi Cadorna veniva destituito dal comando dell’esercito in favore di Armando Diaz. Il 13 Novembre 1917 iniziò la Prima Battaglia del Piave, durata tredici giorni, con l’obiettivo di bloccare la dilagante avanzata delle truppe austro-tedesche. La battaglia fu un successo italiano, anche se pagato molto caro in termini di vite umane, le truppe degli Imperi Centrali rimasero appunto bloccate sulle rive del Piave senza riuscire più a proseguire l’avanzata.

Sul fronte dei Balcani la Romani cedeva di schianto sotto le pressioni Bulgare e Tedesche firmando l’armistizio il 9 Dicembre 1917.

Nel frattempo Stati Uniti (7 Dicembre 1917), Panama (10 Dicembre 1917) e Cuba (16 Dicembre 1917) dichiararono guerra all’Austria-Ungheria.

Sul fronte occidentale il 10 Novembre 1917 giunse al termine la Battaglia di Passchendaele iniziata a fine Luglio senza che gli Inglesi riuscissero a spezzare la linea tedesca, di fatto si trattò dell’ennesimo bagno di sangue sostanzialmente inutile. Pochi giorni dopo il 25 Novembre 1917 cominciò la Battaglia di Cambrai dove una iniziale avanzata degli Alleati venne poi totalmente respinta dai Tedeschi. La situazione della Germania però era molto critica a causa del ristagno economico dovuto al blocco navale britannico, nel Mare del Nord si consumò l’ennesimo scontro tra le flotte dei due paesi nella Battaglia di Helgoland, scontro alla fine risultato inconcludente per entrambi. Anche nelle colonie la Germania era ormai totalmente stremata e gli ultimi raparti ormai decimati dell’Africa Orientale Tedesca il 25 Novembre 1917 sconfinarono nel Mozambico portoghese nel tentativo si sfuggire ai britannici nel settore del Tanganika.

Gli occhi del mondo però continuavano ad essere rivolti verso gli eventi che stavano devastando la Russia. Tra il 7 e 8 Novembre 1917 scoppiò la Rivoluzione d’Ottobre (così chiamata per le differenze di date secondo il calendario giuliano): i bolscevichi si impadronirono del potere con la forza dando vita alla Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa e portando Lenin a capo del governo. La reazione della parte avversa non si fece attendere e le prime rivolte anti-bolsceviche nella capitale portarono allo scoppio della guerra civile, resa ancora più evidente il 9 Gennaio 1919 con la formazione delle prime coalizioni che avrebbero portato all’Armata Bianca. Il 22 Novembre 1917, approfittando della situazione, l’Ucraina dichiarò l’indipendenza dalla Russia. Le prime mosse del governo Lenin furono volte alla pacificazione della situazione con gli Imperi Centrali, per poi potersi concentrare sulla guerra civile, per questo motivo il 5 Dicembre 1917 venne firmato l’armistizio con l’Impero Ottomano e il 15 Dicembre 1917 quello con Germania, Austria-Ungheria e Bulgaria.

Ad inizio anno (8 Gennaio 1918) il presidente degli Stati Uniti Wilson espose i suoi famosi “14 punti” sui quali si sarebbe dovuta negoziare la pace a fine conflitto:

  1. Pubblici trattati di pace, stabiliti pubblicamente e dopo i quali non vi siano più intese internazionali particolari di alcun genere, ma solo una diplomazia che proceda sempre francamente e in piena pubblicità.

  2. Assoluta libertà di navigazione per mare, fuori delle acque territoriali, così in pace come in guerra, eccetto i casi nei quali i mari saranno chiusi in tutto o in parte da un’azione internazionale, diretta ad imporre il rispetto delle convenzioni internazionali.

  3. Soppressione, per quanto è possibile, di tutte le barriere economiche ed eguaglianza di trattamento in materia commerciale per tutte le nazioni che consentano alla pace, e si associno per mantenerla.

  4. Scambio di efficaci garanzie che gli armamenti dei singoli stati saranno ridotti al minimo compatibile con la sicurezza interna.

  5. Regolamento liberamente dibattuto con spirito largo e assolutamente imparziale di tutte le rivendicazioni coloniali, fondato sulla stretta osservanza del principio che nel risolvere il problema della sovranità gli interessi delle popolazioni in causa abbiano lo stesso peso delle ragionevoli richieste dei governi, i cui titoli debbono essere stabiliti.

  6. Evacuazione di tutti i territori russi e regolamento di tutte le questioni che riguardano la Russia senza ostacoli e senza imbarazzo per la determinazione indipendente del suo sviluppo politico e sociale e assicurarle amicizia, qualsiasi forma di governo essa abbia scelto. Il trattamento accordato alla Russia dalle nazioni sorelle nel corso dei prossimi mesi sarà anche la pietra di paragone della buona volontà, della comprensione dei bisogni della Russia, astrazion fatta dai propri interessi, la prova della loro simpatia intelligente e generosa.

  7. Il Belgio – e tutto il mondo sarà di una sola opinione su questo punto – dovrà essere evacuato e restaurato, senza alcun tentativo per limitarne l’indipendenza di cui gode al pari delle altre nazioni libere.

  8. Il territorio della Francia dovrà essere completamente liberato e le parti invase restaurate. Il torto fatto alla Francia dalla Prussia nel 1871, a proposito dell’Alsazia–Lorena, che ha compromesso la pace del mondo per quasi 50 anni, deve essere riparato affinché la pace… possa essere assicurata di nuovo nell’interesse di tutti.

  9. Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere fatta secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le nazionalità.

  10. Ai popoli dell’Austria–Ungheria, alla quale noi desideriamo di assicurare un posto tra le nazioni, deve essere accordata la più ampia possibilità per il loro sviluppo autonomo.

  11. La Romania, la Serbia e il Montenegro dovranno essere evacuati, i territori occupati dovranno essere restaurati; alla Serbia sarà accordato un libero e sicuro accesso al mare, e le relazioni specifiche di alcuni stati balcanici dovranno essere stabilite da un amichevole scambio di vedute, tenendo conto delle somiglianze e delle differenze di nazionalità che la storia ha creato, e dovranno essere fissate garanzie internazionali dell’indipendenza politica ed economica e dell’integrità territoriale di alcuni stati balcanici.

  12. Alle regioni turche dell’attuale impero ottomano dovrà essere assicurata una sovranità non contestata, ma alle altre nazionalità, che ora sono sotto il giogo turco, si dovranno garantire un’assoluta sicurezza d’esistenza e la piena possibilità di uno sviluppo autonomo e senza ostacoli. I Dardanelli dovranno rimanere aperti al libero passaggio delle navi mercantili di tutte le nazioni sotto la protezione di garanzie internazionali.

  13. Dovrà essere creato uno stato indipendente polacco, che si estenderà sui territori abitati da popolazioni indiscutibilmente polacche; gli dovrà essere assicurato un libero e indipendente accesso al mare, e la sua indipendenza politica ed economica, la sua integrità dovranno essere garantite da convenzioni internazionali.

  14. Dovrà essere creata un’associazione delle nazioni, in virtù di convenzioni formali, allo scopo di promuovere a tutti gli stati, grandi e piccoli indistintamente, mutue garanzie d’indipendenza e di integrità territoriale.

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