Progetto WW1: 1 – 20 Giugno 1917 – La Battaglia del monte Ortigara

Le guerre passano e vanno a riempire le pagine della storia dell’umanità, passano i decenni e poi i secoli, mentre le nuove generazioni si fagocitano una dopo l’altra. Del passato e dei suoi grandi eventi ci rimane solo una lontana eco ed i libri di storia prendono progressivamente il posto delle memorie di famiglia. Chi è nato prima della fine del ‘900 ha avuto i nonni che verosimilmente hanno visto la Seconda Guerra Mondiale: alcuni magari direttamente al fronte, altri addirittura troppo piccoli anche solo per averne un vago ricordo.  Allo stesso modo chi ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale aveva genitori che magari avevano combattuto nella Grande Guerra e i loro nonni a loro volta avevano partecipato alle Guerre d’Indipendenza…. e così a ritroso per i secoli. Ora diventa difficile andare molto in profondità con queste ricerche, tutto quello che ci resta sono spesso pochi documenti malconci lasciatici proprio dalle generazioni precedenti; piccole tracce del loro passaggio sulla terra. Ad esempio posso affermare con certezza che un mio avo (Paolo Mela) nel lontano 8 Maggio 1848 fu tra i primi a chiudere Porta San Felice in faccia agli Austriaci che cercavano di entrare dentro Bologna, mentre paradossalmente è più difficile collocare con precisione la sua posizione all’interno della famiglia… di fatto restano i documenti storici in nostro possesso, ma col passaggio di mano nel corso dei decenni alcuni passaggi sono meno chiari. Era uno zio, un fratello di una qualche quadrisnonna? Con le dovute ricerche si appurerà anche quello… anche se a 169 anni di distanza.

Paolo Mela

La Prima Guerra Mondiale è un evento più vicino che ci ha lasciato molte più documenti su cui indagare e da cui apprendere, basti pensare alle migliaia di fotografie scattate in zona di guerra, alla decine di lettere o cartoline che in tanti anno ancora tra i ricordi dei propri antenati, senza contare le medaglie e talvolta altra attrezzatura militare. Ovviamente la Seconda Guerra Mondiale ci ha lasciato ancora più materiale e così via sino ai giorni nostri. Che cosa sa ognuno di noi dei propri antenati nella marasma della Grande Guerra? Chi ha avuto caduti più o meno lontani? Forse un po’ tutti, ma magari in tanti non lo sanno. Poi si trova la situazione contraria. Mi spiego. Quanti di noi non ci sarebbero oggi se qualcuno non fosse morto in tempi così lontani? Anche qui la risposta rimane varia e fumosa… come fare a dirlo con certezza? Forse tutti dobbiamo la vita alla morte di qualcuno nel corso di secoli di storia dell’umanità. Ed ecco il punto: oggi posso affermare con certezza che se un dato uomo non fosse morto in un dato posto in un dato giorno non sarei di certo qui a scrivere in questo momento. Mia bisnonna era sposata con un uomo, che chiameremo col nome di battesimo Augusto, il quale partì come tanti altri per il fronte durante la prima Guerra Mondiale. Era nato il 14 Giugno 1884 e perse la vita quattro giorni prima del suo 33° compleanno nella prima giornata della Battaglia del Monte Ortigara. Il signor Augusto al momento della morte serviva nella 128 Batteria Bombardieri sul Monte Zebio (di cui parleremo tra poco). Finita la guerra mia bisnonna, vedova, conobbe mio bisnonno, il signor Pietro e si sposarono. Mio bisnonno in quei giorni del Giugno 1917 serviva presso il 95° fanteria, che insieme al 96° costituiva la Brigata Udine, nella zona del Altopiano della Bainsizza (e quindi coinvolto nella Decima Battaglia dell’Isonzo).

Bombarda usata nel 1917

Ma torniamo al Monte Zebio. Anzi… torniamo alla Battaglia del monte Ortigara. Il piano di attacco prevedeva lo sfondamento su una linea nord-sud che collegava appunto i due monti, la cui azione principale doveva svolgersi agli estremi e non al centro, una sorta di manovra a tenaglia se vogliamo. L’ammassamento delle truppe nelle settimane precedenti l’operazione aveva già destato il sospetto del comando austro-ungarico, ma non vennero inviate truppe di supporto poiché ci si attendeva presto un’ennesima disfida sul Isonzo. Il giorno 9 giugno 1917 un gruppo di ufficiali del 145° Catania persero la vita nel tentativo di piazzare una mina in gallerie a ridosso delle postazioni nemiche, l’esplosione inaspettata della mina fece un massacro (180 caduti) e getto un’aurea infausta sulla battaglia che doveva cominciare a breve. Il 10 Giugno 1917 iniziò prima il forte cannoneggiamento delle artiglierie e poi lo scoppio di diverse mine collocate in posizioni strategiche. Il maltempo e la fitta nebbia rendevano difficili le operazione della fanteria e già a sera nella zona sud (Monte Zebio, dove nel frattempo era morto il primo marito di mia bisnonna) l’offensiva poteva considerarsi fallita; mentre nel settore nord qualche piccolo progresso in più si era raggiunto. Per quattro giorni regno una sostanziale calma sul fronte, poi dal 14 Giugno 1917 ripresero le ostilità, ma sempre con esito non soddisfacente per il Regio Esercito Italiano. A partire dal 20 Giugno 1917 l’esercito austro-ungarico rispose con una violenta contro-offensiva della quale parleremo nel prossimo articolo.

Nel frattempo, 11 Giugno 1917, sugli altri fronti si registrava un’importante capovolgimento politico in Grecia dove Costantino I (filotedesco) fu costretto ad abdicare in favore del figlio Alessandro e con l’imposizione di un ministro vicino agli interessi degli Alleati. Questa operazione rese per diversi decenni la Grecia succube delle decisioni di Londra.

Sul fronte occidentale gli Inglesi si imposero nella Battaglia di Messines (7 – 14 Giugno 1917), conquistando ai Tedeschi diverse postazioni di primario interesse nelle Fiandre. Per limitare il numero delle perdite tra la propria fanteria il comandante Herbert Plum elaborò un piano prendendo come spunto proprio la “guerra di mina” che si combatteva sul fronte italiano. Per questo motivo fece scavare 24 tunnel fino alle postazioni nemiche  e fece posizionare le mine. Alle 3.10 di notte molte di queste esplosero (alcune rimasero inesplose, altre risultarono difettose… una delle quali esplose nel 1955 uccidendo una mucca). uccidendo sul colpo circa 10.000 soldati tedeschi e cambiando per sempre la connotazione del paesaggio locale, al punto che prima della battaglia Plum affermò: “« Forse oggi non cambieremo la storia, ma sicuramente la geografia.». La leggenda narra che lo scoppio simultaneo delle mine venne udito perfino a Londra. All’esplosione seguì un potente attacco della fanteria inglese coperta dai gas, le truppe tedesche cominciarono quasi subito a ripiegare, questo permise agli Inglesi di conquistare una delle più grandi vittorie della loro storia militare.

Resti di una postazione tedesca dopo l’esplosione

Il 13 Giugno 1917 Londra venne bombardata per la prima volta dal Gotha G.IV, aereo che poi sarebbe entrato in uso nell’esercito olandese e in quello polacco dopo la fine della Prima Guerra Mondiale.

Progetto WW1: 1 – 31 Maggio 1917

Il 9 Maggio 1917 terminava l’Offensiva Nivelle sul fronte occidentale, secondo le aspettative dei generali che l’avevano progettata la perdita di un massimo di 10.000 soldati avrebbe portato a conquiste territoriali significative. La realtà dei fatti fu tragicamente diversa. Le perdite francesi superarono le 180.000 unità e le conquiste a fronte della conquista di posizioni per lo più irrilevanti. L’intera macchina da guerra francese era al collasso e diventarono sempre più numerosi i casi di ammutinamento. Dall’inizio del conflitto erano caduti sui vari campi di battaglia 978.000 soldati francesi (conteggio che ovviamente esclude i caduti francesi di provenienza coloniale). Interi reggimenti cominciarono a rifiutarsi di combattere, coadiuvati anche dalla propaganda socialista che riportava le notizie della situazione in Russia. A partire dalla conclusione dell’Offensiva Nivelle vennero costituite diverse corti marziali (almeno 3.400) con l’obiettivo di giudicare e condannare gli ammutinati. Il tutto avveniva senza che l’opinione pubblica ne venisse informata.

Provvidenzialmente il 15 Maggio 1917 Nivelle venne rimpiazzato da Pétain al comando dell’esercito francese… provvidenzialmente perchè la sua linea nei confronti dei soldati fu decisamente mite e ben più accorta del suo predecessore: aumentò le licenze e migliorò il sistema della rotazione delle truppe in prima linea, inoltre limitò fortemente il numero di offensive nell’attesa dell’arrivo delle truppe degli Stati Uniti. Secondo stime ufficiali si contarono 2.878 sentenze a lavori forzati e 629 condanne a morte (di cui solo 43 realmente eseguite). Il polso tenero voluto da Pétain lo rese popolare tra i soldati, ma parimenti impopolare tra gli altri generali ed alcuni uomini politici.

Gli Stati Uniti dal conto loro si preparavano a raggiungere i campi di battaglia europei e il 18 Maggio 1917 venne emanato il provvedimento di coscrizione militare (Selective Service Act). L’idea iniziale del presidente Wilson era di inviare un massiccio corpo volontario in Europa, ma dopo tre settimane dall’entrate in guerra i volontari che si erano arruolati non superavano le 32.000 unità, a fronte di questo insuccesso venne emanato l’atto di cui sopra.

Sul fronte macedone il 9 Maggio 1917 terminò la Battaglia di Doiran e in contemporanea si svolse la Battaglia dell’ansa del Crna (5 – 9 Maggio 1917) nella quale i Bulgari respinsero le truppe congiunte di Francia, Italia e Russia. La Bulgaria non intendeva cedere il passo agli Alleati. Sul fronte Macedone tra il 1916 e il 1918 l’Italia ebbe oltre 52.000 perdite.

Truppe Alleate: un capitano italiano, un tenente russo, un colonnello serbo, un tenente francese e un gendarme greco.

Nel tentativo di spezzare il fronte e raggiungere così Trieste il 12 Maggio 1917 iniziò la Decima Battaglia dell’Isonzo. La prima fase del piano prevedeva un bombardamento rilevante su tutto il fronte, finalizzato a non far capire agli Austriaci dove si sarebbe concentrato l’attacco principale. Finito il bombardamento l’attacco (seconda fase) sarebbe cominciato nel settore di Plava (oggi Slovenia) e di Gorizia. A seguire (terza fase) ci sarebbe stato l’attacco dal settore del fiume Vipacco a scendere verso il mare e quindi verso Trieste. Il bombardamento cominciò il 12 Maggio e fini due giorni dopo, a quel punto la fanteria cominciò ad avanzare. Il 21 Maggio infine si entrò nella terza fase con le offensive carsiche. Al 29 Maggio 1917 l’avanzata si arrestò definitivamente, su entrambe le direttrici dei combattimenti si erano registrati buoni avanzamenti, ma non tali da liberare Trieste. Pochi giorni dopo, il 3 Giugno 1917, gli Austriaci lanciarono un pesante contrattacco che sortì pochi effetti nel settore del Carso, ma che vanificò tutte le conquiste dei giorni precedenti nell’altro settore. L’Italia soffrì 160.000 perdite, di cui 36.000 morti, mentre l’Austria-Ungheria ebbe 125.000 perdite, di cui 17.000 morti.

Horty ferito

Nella notte tra il 14 e il 15 Maggio 1917 navi della marina austriaca (k.u.k. kriegsmarine) al comando di Miklós Horthy (poi a capo dell’Ungheria durante la Seconda Guerra Mondiale) tentò di forzare il blocco del canale di Otranto per aprire la strada agli U-boot, nell’ottica di una più ampia guerra navale nel Mediterraneo. A fronteggiare questo tentativo c’era una flotta congiunta italo-franco-britannica al comando di Alfredo Acton. L’azione di Horthy (che rimase seriamente ferito) ebbe successo e di conseguenza gli Alleati dovettero ripensare in maniera consistente il blocco navale nel canale. La marina da guerra austriaca non sfruttò questa vittoria come avrebbe dovuto, per cui il suo impatto nel proseguimento della guerra fu quasi nullo.

Eravamo nel giorno: 23 Maggio 1430

Il 23 Maggio del 1430, durante le concitate fasi finali della Battaglia di Compiègne (nella regione della Picardia), Giovanna d’Arco venne catturata dalle truppe dei Borgognoni, storici alleati degli invasori Inglesi. La cattura fu il primo passo per quello che diventerà il famoso processo con conseguente messa al rogo dell’eroina francese, poi dichiarata Santa patrona di Francia.

Sulla rocambolesca cattura pende da sempre il dubbio di un possibile tradimento da parte di Guglielmo di Flavy, governatore militare di Compiègne. I fatti sono abbastanza semplici e lineari. La città era da tempo assediata dalle truppe congiunte di Borgognoni ed Inglesi, mentre la “pulzella di Lorena” aveva più volte tentato delle sortite per rompere l’accerchiamento senza però riuscirvi. Proprio il 23 Maggio 1430 da una di queste sortite nacque un violento scontro che vide i Francesi troppo inferiori di numero rispetto ai nemici, per cui l’unica soluzione plausibile fu quella della precipitosa ritirata verso la città. Il Flavy, a quanto pare timoroso che le incalzanti truppe di Borgogna potessero penetrare in città durante l’inseguimento delle truppe francesi, fece chiudere le porte della città dopo aver fatto passare solo i primissimi soldati francesi in ritirata, lasciando fuori tutti gli altri.

Jeanne-dArc

Giovanna d’Arco era intenta a proteggere la ritirata delle truppe e rimase ovviamente chiusa fuori dalle mura amiche. Rimasta con pochi uomini a disposizione fu presto catturata dal Bastardo di Wamdonne, alle dipendenze di uno dei vassalli del duca di Borgogna.

Del tradimento del Flavy non vi sono mai state prove certe, ma resta il fatto che egli fosse uno dei principali detrattori della figura della “pulzella di Lorena” nell’incasinato panorama politico francese dell’epoca.

Mostra di pittura a Bologna (Maggio 2017)

Come ogni anno in questo periodo vi invito ad una mostra in quel di Bologna. La mostra sarà organizzata in collaborazione l’Officina dell’arte del Dopolavoro ferroviario di Bologna (http://www.officinadellarte.bo.it/) e avrà come tema “la magia del paesaggio”. Anche quest’anno le opere saranno accompagnate da uno scritto di accompagnamento e/o spiegazione.

Proprio come nelle edizioni precedenti mi sono occupato io di scrivere l’accompagnamento del quadro dell’artista Daniela Terragna (http://www.danielaterragna.com/ ).

Queste intanto le edizioni precedenti:

2013

2014

2016

La prima parte della mostra si terrà presso l’Archiginnasio di Bologna nel Quadriportico Inferiore, P.zza Galvani n.1 dal 6 al 14 Maggio 2017 . Gli orari di visita sono dalle 10 alle 19 tutti i giorni (la domenica solo fino alle 14). L’inaugurazione sarà sabato 6 Maggio alle 18, purtroppo non sarò presente all’inaugurazione dato che sarò a Roma.

La seconda parte si terrà presso la Sala Gialla del parco “Ettore Bufalieri” in via Stalingrado n.12 (Bologna) dal 27 al 31 Maggio 2017 (dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19). In questo caso l’inaugurazione sarà alle 18… e vi dovrei partecipare direttamente. 

Buona visita a tutti.

Progetto WW1: 1 – 30 Aprile 1917 – Gli Stati Uniti in guerra

Sul fronte orientale l’alto comando tedesco seguiva con ottimismo le notizie della Rivoluzione che stava investendo la Russia; se l’immensa orda umana che avevano difronte si fosse riversata a ritroso nelle immense pianure desolate sarebbe stata un’ottima occasione per strappare al nemico vaste porzioni di territorio quasi senza colpo ferire. A rovinare l’atmosfera euforica di Berlino c’era il progressivo deteriorasi dei rapporti con gli Stati Uniti che parevano giunti ad un binario morto.

Il 5 Aprile 1917 le truppe tedesche conclusero il massiccio ripiegamento, cominciato a Febbraio dello stesso anno, verso la “Linea Hindenburg”. Abbandonando diversi chilometri di terreno venne accorciata sensibilmente la linea difensiva, era chiara l’intenzione dei comandi tedeschi di giocare sulla difensiva per poter preparare con calma una massiccia offensiva magari dirottando su questo fronte truppe provenienti dal settore orientale. Il comando alleato aveva invece deciso di lanciare la sua offensiva primaverile nel tentativo di rispedire le truppe nemiche entro il territorio tedesco e costringere il Kaiser alla pace. L’Offensiva Nivelle cominciò ufficialmente il 16 Aprile 1917, ma già alcuni giorni prima erano iniziati aspri scontri collegati all’offensiva principale.

Il 9 Aprile 1917 iniziò la Battaglia di Arras, condotta dalle forze britanniche e quelle dei loro dominion; durante l’intera battaglia si sfidarono nei cieli le forze dell’aviazione britannica e tedesca, che nel settore poteva annoverare il famoso “Barone Rosso” Manfred von Richthofen. Le perdite dell’aviazione britannica furono talmente alte che l’Aprile 1917 venne ribattezzato “Bloody April” (Aprile di sangue). Nel contesto di questa grande battaglia vale la pena ricordare la Battaglia del crinale di Vimy (9 – 12 Aprile 1917) combattuta, con successo, principalmente dai soldati Canadesi.

Nel settore sud erano i Francesi a dover condurre le danze. Il 16 Aprile 1917 si scatenò la Seconda Battaglia dell’Aisne, nel vano tentativo di riconquistare Reims… ma l’intera azione si risolse in un sanguinoso nulla di fatto. Tra il 17 e il 20 Aprile 1917 si combatté la Terza Battaglia della Champagne (o Battaglia delle Colline) che ebbe invece esito positivo, pur con una sproporzione enorme nelle perdite dei due schieramenti. Le oltre 20.000 perdite subite dai Francesi cominciarono a minare seriamente il morale delle truppe e cominciarono i primi episodi di ammutinamento nei reparti in blu.

Il 22 Aprile 1917 sul fronte dei Balcani i Bulgari respinsero un’offensiva britannica nella Battaglia Doiran, mentre negli stessi giorni (19 Aprile 1917) gli Ottomani bloccarono le forze di Sua Maestà nella Seconda Battaglia di Gaza.

Eppure qualcosa di estremamente importante era già avvenuto. Il 6 Aprile 1917 gli Stati Uniti avevano dichiarato guerra alla Germania, seguiti il giorno dopo da Panama e Cuba. Per la prima volta gli Yankees intervenivano attivamente in uno scenario non Americano, muovendo da un lato il loro imponente, anche se impreparato, apparato militare dall’altro mobilitando un’enorme macchina propagandistica per pubblicizzare la loro prima grande guerra internazionale per portate la democrazia.  Il 6 Aprile 1917 di fatto può essere assunta come la data di inizio dell’Impero Americano.

Storie della Bolognina – 4

4 – L’ IMPERATORE

Incontrando il signor Giuseppe in un qualsiasi bar della Bolognina lo si poteva vedere sempre intento ad intrattenere gli avventori con battute scherzose, spesso e volentieri piccanti, come se di professione fosse stato un comico degli anni ’70 uscito da un film della commedia all’Italiana. Era un gaudente sotto tutti i punti di vista e non lo nascondeva a nessuno tanto da poter parlare per ore dei viaggi che aveva fatto, delle cose che aveva mangiato e delle donne con cui era stato; ad una prima impressione potevano sembrare i vanti di un parolaio, ma lui raccontava solo la pura e semplice verità. Chi lo conosceva da una vita sapeva che era un uomo che aveva ereditato una fortuna dalla sua famiglia e in modo molto oculato aveva investito i suoi soldi in appartamenti e successivamente li aveva messi a reddito aumentando ulteriormente i suoi capitali. Il signor Giuseppe non aveva mai avuto il bisogno di lavorare, anche se obiettava spesso che la gestione di tante proprietà alla fine fosse un lavoro a tempo pieno non privo di stress, questo gli aveva permesso di godersi la vita e girare il mondo esplorandone le bellezze più remote e i suoi racconti non nascevano mai da una egocentrica voglia di mettersi in mostra bensì dal bisogno di rendere partecipi gli altri di meraviglie di cui forse non avrebbero mai potuto godere. A modo suo era un filantropo.

La fortuna del signor Giuseppe incominciò nel Novembre del 1978 con un evento spiacevole. In quel periodo i suoi genitori stavano viaggiando intorno al mondo per una sorta di secondo viaggio di nozze, approfittando del fatto che il loro unico figlio fosse già maggiorenne ed in grado di cavarsela tranquillamente da solo in tutte le faccende importanti. Il loro programma li aveva portati prima negli Stati Uniti, poi in Argentina e Brasile ed infine erano arrivati in Thailandia per passare una settimana sulle magnifiche spiagge di Phuket. Una sera durante un tentativo di rapina i due coniugi rimasero entrambi uccisi e così Giuseppe si ritrovò da solo da un momento all’altro. Sino ad allora non si era mai interessato a questioni economiche e non era neppure cosciente della fortuna che avevano messo da parte i suoi genitori in tanti anni di lavoro, quando si rese conto dell’enormità della somma ereditata inizio a passare le sue giornate tra un eccesso e l’altro, sperperando denaro senza sosta in velleità.

Un suo amico d’infanzia e vicino di casa un giorno si recò da lui e riuscì a farlo ragionare esponendogli un piano per aumentare anziché diminuire quella eredità, chiaramente in tutto questo ci sarebbe stata anche una fetta discreta per lui che aveva partorito quell’idea. Il programma di base consisteva nell’acquistare un numero abbastanza alto di immobili da poter mettere a reddito successivamente, da una parte si sarebbero acquistati appartamenti abbastanza grandi da ospitare una famiglia dall’altra si sarebbero acquistati appartamenti più piccoli ideali per un single o al massimo per una coppia. Per una gestione più semplice delle magagne burocratiche e di eventuali problematiche con gli inquilini era necessario che tutti gli immobili fossero concentrati all’interno dello stesso quartiere e la Bolognina si prestava benissimo alle loro esigenze, del resto era la zona in cui erano nati e cresciuti e quindi la conoscevano alla perfezione. Gli appartamenti più grandi erano da affittare a delle famiglie a dei prezzi di normale mercato immobiliare e dovevano essere acquistati in palazzine decorose, per invogliare famiglie rispettabili e non disagiate. Le abitazioni più piccole dovevano essere destinate ad un business più interessante. Mario, così si chiamava l’amico, aveva in mente di creare un giro di prostitute che ricevessero in casa i clienti e per questo ci volevano degli appartamenti piccoli inseriti in contesti più popolari e che attirassero meno l’attenzione onde evitare prima di tutto problemi con altri condomini e di rimando con le forze dell’ordine. A Giuseppe non doveva interessare la provenienza delle ragazze, quello era un aspetto che avrebbe curato totalmente Mario e per il quale avrebbe ricevuto una buona percentuale sugli introiti. La professionista in affitto avrebbe pagato un canone a livelli di mercato e poi in nero avrebbe corrisposto una cifra di pari entità che i due amici si sarebbero divisi equamente.

L’idea poteva funzionare e per Giuseppe non era un problema dover fare il primo passo di investire i soldi ereditati, tanto più che le prospettive di guadagno erano tutt’altro che esigue, in fondo si trattava di trarre guadagno dalla professione più antica del mondo e farlo all’interno di appartamenti avrebbe creato molti meno problemi che svolgerlo sul ciglio di una strada: la discrezione era fondamentale.

Iniziò così la grande avventura dei due amici. In breve tempo il signor Giuseppe acquistò dieci appartamenti, la metà dei quali adibiti al libero esercizio della professione da parte di ragazze presentate dal suo amico e provenienti da paesi dell’ est Europa. Il business si rivelò da subito molto interessante e redditizio. Da un lato c’erano gli affitti regolari che erano di per se un’ottima rendita, mentre dall’altro c’erano delle entrate in nero da utilizzare per godersi la vita da ogni punto di vista. Fu così che il signor Giuseppe iniziò a viaggiare in giro per il mondo alla scoperta delle sue meraviglie, pur evitando sempre accuratamente la Thailandia per la paura di fare la medesima triste fine dei suoi genitori. In Bolognina tutto sembrava tranquillo, nei palazzi in cui lavoravano le ragazze non c’erano lamentele di alcun tipo e tutto si svolgeva nella massima discrezione possibile.

Nel giro di pochi anni i due soci ebbero modo di implementare il loro giro di affari, sfruttando momenti favorevoli del mercato immobiliare e le grandi risorse pulite messe da parte dal signor Giuseppe; nel 1984 le proprietà erano passate da dieci a sedici e le ragazze da cinque a otto. Era un’idea che andava dal momento che un uomo andando direttamente a casa della professionista non rischiava in primo luogo di farsi pescare dalla polizia in momenti inopportuni e in secondo luogo aveva garantito il rispetto delle più basilari norme igieniche come si usava ai tempi delle case di tolleranza. Un servizio di qualità faceva si che la voce si spargesse col passaparola e che il giro di clienti aumentasse quasi costantemente portando incassi sempre maggiori nelle tasche delle ragazze e dei due amici. Fu in quel periodo che il signor Giuseppe iniziò a diventare l’uomo più conosciuto nei bar della Bolognina nella veste di intrattenitore e cantastorie, tanto più che la maggior parte delle volte entrava nei locali senza consumare nulla e investiva gestori ed avventori con fiumi di parole quasi inarrestabili. L’errore più frequente lo facevano i malcapitati che lo incontravano per la prima volta e che dopo un primo racconto veloce di una qualche vacanza gli rivolgevano qualche domanda, a quel punto il signor Giuseppe si sentiva legittimato a continuare per ore i resoconti delle sue imprese. Se poi nel bar c’erano delle signore non risparmiava gli apprezzamenti spinti a voce alta, ma in fondo riusciva a farsi voler bene con la sua aria da bambinone esagerato in tutte le sue espressioni. Nessuno avrebbe mai sospettato della sua fonte di guadagno nascosta. Mario era quello più invischiato nella faccenda, la vera mente del piano, l’uomo con gli agganci per far arrivare le ragazze dall’ Est, il losco figuro con la faccia d’ angelo che probabilmente aveva anche delle buone conoscenze in questura.

La fortuna dei due amici fu indubbiamente la decisione di non tirare troppo la corda con quel business milionario. Mentre passavano gli anni e si implementavano le loro ricchezze presero la decisione di non affittare ulteriori appartamenti a delle professioniste, lasciando adibiti a quel giro solo una quindicina di alloggi in tutto. Nel frattempo anche Mario aveva cominciato ad acquistare delle proprietà immobiliari e le aveva affittate a delle normalissime famiglie. Per tutti gli anni ’90 gli affari proseguirono a gonfie vele e senza intralci.

L’unico grande problema fu l’escalation di aperture di centri massaggi cinesi nel quartiere, dal momento che molti di quei saloni in realtà nascondeva attività di professioniste cinesi a basso costo e per questo terribilmente competitive sul mercato della prostituzione; inoltre l’arrivo delle donne orientali era una novità che avrebbe generato introiti economici non indifferenti per i loro papponi. Alla fine del 2004 il signor Giuseppe aveva solo sette professioniste in attività nei suoi appartamenti e cominciò a pensare seriamente di ritirarsi dal giro dal momento che ne aveva tratto tutti i benefici possibili. Continuava a godersi i suoi viaggi per il mondo soddisfatto della fortuna che la vita gli aveva riservato, dopo tanti anni poco gli importava se tutto era nato dalla tragica scomparsa dei suoi genitori, lui era libero di vivere come voleva, senza la schiavitù del lavoro e senza orari stabiliti da altri, poteva essere tutto o niente, ma era lui a deciderlo in autonomia.

La premiata ditta chiuse i battenti alla fine del 2009, surclassata dal monopolio cinese del mercato e dall’esigenza di risparmio dettata dalla crisi economica nascente. In fondo fu una fortuna per i due amici, perché da quel momento tutti i loro guadagni furono puliti e sotto la luce del sole, inattaccabili sotto tutti i punti di vista. Il loro colpo di genio era stato distinguersi dagli altri nella brama del denaro tenendosi sempre al riparo dall’eccessivo bisogno di guadagnare soldi, avevano ottenuto il giusto e lo avevano reinvestito in modo pulito, avevano capito quando era il caso di stabilizzarsi e quando era giunto il momento di fermarsi. Erano stati più furbi e più scaltri di tanti altri ladri e papponi in giro per il paese, campando senza lavorare e senza dare nell’occhio.

Eppure incontrando il signor Giuseppe al bar nessuno avrebbe mai sospettato che fosse uno dei due uomini più discreti d’Italia.

Progetto WW1: 12 – 31 Marzo 1917 – La Rivoluzione russa

La guerra sarebbe durata solo pochi mesi. A Natale tutti sarebbero stati pacificamente a festeggiare nelle proprie case accanto ai propri cari. Questo era lo spirito che aveva animato sia i politici che i militari nelle prime settimane di guerra del 1914. la realtà nei primi mesi del 1917 era quanto di più lontano da quelle previsioni. Mantenere lo sforzo bellico su più fronti era un costo economico-umano altissimo per tutte le nazioni chiamate in causa e tutte cominciavano a risentire di una certa “stanchezza” sociale che creava legittime problematiche sul “fronte interno” di ogni nazione. Chiaramente le nazioni meglio organizzate erano in grado di fronteggiare queste problematiche in maniera da non farle crescere in qualcosa di più problematico, ma le nazioni che vivevano già un dissapore sociale antecedente al 1914 non potevano che trasformarsi in pericolosissime polveriere.

La Russia degli Zar era un gigante. Uno stato enorme pieno di contraddizioni e di disuguaglianze sociali tremendamente lampanti. La nobiltà e la classe agiata era lontana anni luce dalle problematiche delle fabbriche e delle campagne… e questo era già un grosso problema prima della guerra. Inoltre a livello infrastrutturale il paese era molto arretrato e questo si sarebbe dimostrato un problema enorme per gli approvvigionamenti durante il conflitto. Lo Zar era mal consigliato dai suoi ministri e a nulla era valso il parere di Rasputin di non entrare in guerra.

La guerra era cominciata e la Russia si era rivelata un gigante troppo debole per competere con degli Stati moderni… nel 1917 lo Zar non possedeva più la Polonia, la Bielorussia, la Lituania e buona parte dell’Ucraina e della Lettonia; l’unica campagna veramente vittoriosa era quella del Caucaso contro l’altro grande impero malato, quello Ottomano. L’esercito aveva sottratto oltre diciassette milioni di uomini ai vari settori produttivi e questo aveva avuto un effetto estremamente negativo sulla, già precaria, economia  del paese. Le battaglie, le sconfitte, le inutili tattiche massacranti e le enormi perdite avevano creato dei conflitti insanabili all’interno dello stesso apparato militare, il quale non riceveva più nemmeno i rifornimenti necessari a proseguire i combattimenti. Nelle città la situazione non era migliore: la situazione nelle fabbriche e nel commercio era disperata. Cominciarono le diserzioni dell’esercito e i grandi scioperi politici nelle città. Lo Zar non era in grado di invertire la rotta della sua nave e la tempesta l’avrebbe investito in pieno.

San Pietroburgo (allora Pietrogrado) il giorno 8 Marzo 1917 cominciarono i primi grandi scioperi. [In Russia non era in vigore il calendario gregoriano in quegli anni bensì quello giuliano, per cui quando si parla di Rivoluzione di Febbraio e di Ottobre in realtà i  mesi di riferimento sono Marzo e Novembre]. Dai 90.000 scioperanti del 8 Marzo 1917 si passò ai 200.000 del giorno successivo. Le autorità non sapevano bene come reagire e nelle prime giornate la polizia si limitò più che altro a controllare che la situazione non degenerasse, ma era ormai evidente che qualcosa si era rotto nella macchina russa. Il 10 Marzo 1917 il numero degli scioperanti era salito a 240.000 e la polizia cominciò a reagire utilizzando le armi da fuoco, ma la folla rispose con le medesime armi. L’esercito chiamato a reprimere le manifestazioni, congiuntamente alla polizia, non intervenne contro gli insorti e già dal 11 Marzo 1917 cominciarono diverse sparatorie e scontri in molte zone della città, tanto che a sera il governo decretò lo stato d’assedio. Il 12 e il 13 Marzo 1917 le truppe di guarnigione a Pietrogrado si unirono ufficialmente agli insorti e in città presero a formarsi i primi Soviet (consigli). Nel frattempo la protesta si era estesa anche a Mosca.

Di fatto il 14 Marzo 1917 i Soviet consegnarono il potere nelle mani del Comitato della Duma, il parlamento russo che doveva restare sciolto sino ad Aprile secondo le disposizioni dello zar. Il Comitato si mise subito a lavorare e il 15 Marzo 1917 aveva già provveduto ad individuare i nomi dei futuri ministri, mentre come Presidente del Consiglio e ministro dell’Interno venne scelto il principe L’vov. Vista la situazione allo Zar non restò che abdicare in favore del fratello Michele, quest’ultimo però il giorno successivo (16 Marzo 1917) abdicò a sua volta lasciando il paese nella mani del governo provvisorio e dei Soviet. Nasceva la Repubblica Russa, che avrebbe avuto una vita breve ed estremamente instabile.

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La famiglia dello Zar Nicola II

Nel frattempo continuava la campagna britannica in Mesopotamia con l’Offensiva di Samarrah cominciata il 13 Marzo 1917, nel tentativo di scacciare gli Ottomani anche dal nord della regione. Le truppe di Maude il 19 Marzo 1917 conquistarono Fallujha e continuarono ad incalzare gli avversari. Sul fronte della Palestina invece il 26 Marzo 1917 i Britannici persero la Prima Battaglia di Gaza, non riuscendo a penetrare efficacemente in quel settore.

 

Progetto WW1: 21 Febbraio – 11 Marzo 1917 – La presa di Baghdad

Baghdad venne fondata nel 762 su ordine del Califfo Al-Mansur, diventando presto un fiorente centro politico, culturale ed economico. Nella sua storia è stata più volte conquistata, saccheggiata, diroccata e ricostruita; a partire dalla conquista mongola del 1258 sino alla più recente occupazione americana del 2003. Sotto l’Impero Ottomano la città era una roccaforte chiave per il controllo della regione del Iraq e la sua perdita avrebbe spianato la strada alle forze Inglesi nella corsa verso nord, senza considerare l’enorme importanza dei pozzi petroliferi della regione… aspetto ancora oggi tremendamente rilevante nella drammatica quotidianità del popolo iracheno.

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Truppe Britanniche rientrano a Kut

Il 23 Febbraio 1917 si combatté la Seconda Battaglia di Kut (luogo del lungo assedio durato dal 15 Dicembre 1915 al 29 Aprile 1916) risoltasi con una netta vittoria britannica. Le truppe impegnate erano 55.000 soldati di origine indiana agli ordini del generale Maude. Le truppe ottomane riuscirono comunque a ritirarsi lungo il corso del Tigri, cosa che non era riuscita ai 13.000 soldati di Sua Maestà catturati alla fine del precedente assedio.

La Battaglia per Baghdad fu invero poca cosa rispetto agli scontri che l’avevano preceduta. Si risolse tutto nel giro alcune ore del 8 Marzo 1917, quando le truppe ottomane, numericamente inferiori, non riuscirono a respingere i soldati di Maude a 50 km a sud della città. La scelta per il comandante Khalil Pasha era obbligata: ripiegamento su Baghdad e successiva evacuazione della città. Tre giorni dopo, 11 Marzo 1917, le truppe britanniche occupavano Baghdad e allontanavano la minaccia ottomana dai possedimenti persiani di Sua Maestà.

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Soldati Inglesi a Baghdad

Nel frattempo il 1 Marzo 1917, in Europa, il governo di Vienna cercava di dare un nuovo corso alle campagne belliche austriache con il cambio in corsa del comandante in capo dell’esercito: passando dal generale von Hötzendorf al generale von Straussenburg. La scelta dell’imperatore Carlo I fu sia di natura politico-militare che religiosa, in quanto il destituito era notoriamente un ateo materialista al contrario del sovrano fervente cattolico.