Nazioni: Lesotho

welcomeLa terra del popolo che parla Sotho (Lesotho) abitata appunto da coloro che parlano Sotho (Basotho) è un piccolo stato indipendente che costituisce un’enclave all’interno del Sudafrica. I Basotho in realtà occuparono questi territori all’inizio del ‘800 spostandosi dalla loro terra d’origine principalmente a causa dell’espansionismo del regno degli Zulu. L’estrema compattezza etnica permise a questa piccola enclave di mantenere una sostanziale indipendenza amministrativa nei confronti del Sudafrica già in tempi coloniali, nonostante facesse parte del Dominion del Sudafrica. La colonizzazione inglese cessò dopo la Seconda Guerra Mondiale e il Lesotho divenne indipendente alla fine 1966, entrando comunque a far parte del Commonwealth.

L’indipendenza, come spesso è accaduto nella storia delle varie nazioni africane, portò con se una forte instabilità politica dovuta ai ripetuti contrasti tra la Monarchia e le forze armate. Il re del Lesotho e suo padre prima di lui subirono diversi colpi di stato, tra l’altro alternandosi al potere tra il 1990 e il 1996. Questa instabilità politica con tutta probabilità venne favorita dell’ingombrante vicino sudafricano in tutta risposta al fatto che in Lesotho avevano sede le basi armate del ANC di Mandela.

Il Lesotho resta un paese molto sfortunato sotto diversi punti di vista. La prima statistica che balza agli occhi è quella che riguarda il contagio da HIV che coinvolge un terzo della popolazione (stiamo parlando di oltre 700.000 individui su una popolazione di poco più di 2.100.000). L’economia del paese stenta a decollare e si basa quasi esclusivamente sull’estrazione dei diamanti, mentre il terreno coltivabile rappresenta un’inezia in termini percentuali: appena il 10%. La presenza di immensi parchi naturali e di bellezze naturali tra le più apprezzate d’Africa sta portando un discreto indotto di turismo negli ultimi anni. Ma in ogni caso quasi la metà della popolazione vive con meno di 40 dollari al mese; la mortalità infantile è altissima (7,9%) e la speranza di vita media è di appena 52 anni.

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Nazioni: Honduras

Tegucigalpa! Riuscite a ripeterlo tre volte di seguito senza impappinarvi? Io neppure una volta sola ad essere sinceri. Questa città dal nome così esotico si trova nel bel mezzo dell’America Centrale ed è la capitale dello stato del Honduras. Il nome di questa città è di chiara derivazione indigena e pare voglia dire “colline d’argento”, anche se vi è un ampio dibattito su questa definizione dal momento che gli abitanti della zona non conoscevano la reale ricchezza del sito, furono gli Spagnoli ad accorgersene e ad approfittarne. La città venne fondata il 29 Settembre del 1578, praticante 436 anni fa, da dei coloni iberici, ma vi era già presente un insediamento indigeno. Storicamente l’Honduras è la patria originaria del popolo Maya, spostatosi poi più a nord in Messico e Guatemala! Venne esplorata sia da Colombo che da Vespucci. Ad ogni modo gli Spagnoli ne presero completo possesso nel 1537 e il loro dominio sulla regione durò sino al 1821.

La storia del ‘900 di paesi come questo è costellata da un susseguirsi di dittature, colpi di stato ed ingerenze statunitensi. L’influenza delle multinazionali della frutta sul piccolo paese e sui suoi politici raggiunse il picco nel 1974 quando venne coniato per la prima volta l’espressione “repubblica delle banane” proprio per riferirsi al piccolo stato. Nel 1982 la situazione politica del paese prese lentamente la strada della pacificazione e della democrazia, anche se nel 2009 ci fu un colpo di stato che per quattro mesi riportò il paese nel caos.

Nel piccolo stato la popolazione è prevalentemente di origine meticcia (90%), ma non mancano gli immigrati asiatici soprattutto cinesi (ormai sono ovunque) e diverse famiglie palestinesi di religione cristiana attive nell’imprenditoria e denominate “turcos” in tono evidentemente dispregiativo.

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Purtroppo questo piccolo paese è considerato uno dei più pericolosi di tutta l’area centro-americana, con uno dei tassi d’omicidio volontario più alto del mondo. E di certo la sua economia non aiuta a migliorare la qualità della vita della popolazione dal momento che si tratta quasi principalmente di piantagioni in mano a multinazionali straniere. Non vengono neppure sfruttate le risorse del sottosuolo e la corruzione è una piaga evidente nel sistema del Honduras. Chiaramente buona parte delle importazione e delle esportazioni sono targate Stati Uniti.

Un altro paese povero che stenta a trovare la sua prosperità. Com’è che gli sfruttatori sono sempre gli stessi?

Tomba Maya

Tomba Maya

Nazioni: Turkmenistan

Il panorama delle nazioni emancipatesi al crollo dell’Unione Sovietica (che nasceva tra l’altro il 30 Dicembre del 1922) è assolutamente variegato soprattutto per la vastità del territorio un tempo egemonizzato dai Russi e in parte per l’estrema differenza tra le popolazioni presenti su questi territori. Troviamo così europei a fianco di asiatici, popolazioni con gli occhi a mandorla accanto ai turcomanni, armeni accanto ai biondissimi nordici e così via. La suddivisione amministrativa della Russia era già estremamente complicata durante l’impero zarista e l’Unione Sovietica di fatto ne ricalcò le istituzioni cambiando solo l’impronta politica delle cose; nacquero così una serie di repubbliche, più o meno grandi, che in ogni caso facevano riferimento a Mosca per le direttive principali della vita socio-economica. Alla caduta dell’Unione Sovietica il panorama cambiò di poco: molte delle repubbliche si resero formalmente indipendenti salvo poi formare la C.S.I. (Comunità Stati Indipendenti) sempre Mosco-centrica.

Il Turkmenistan è una di queste repubbliche. E’ una terra di antiche tradizioni la cui popolazione è principalmente di religione musulmana. Posizionata a nord dell’Iran e dell’Afghanistan e con un ampio affaccio ad ovest sul Mar Caspio, in realtà oltre il 70% del suo territorio fa parte del deserto del Karakum. Questo deserto è ricco di giacimenti petroliferi e di gas naturali, proprio da uno di quest’ultimi ha avuto origine la “porta dell’inferno”, un cratere di 60 metri e profondo 20 creatosi durante un incidente in epoca sovietica (1971, senza vittime) a seguito del quale l’enorme deposito di gas naturale venne incendiato per evitare un disastro naturale. Quando venne appiccato il fuoco gli scienziati pensavano che in poche settimane si sarebbe estinto, invece brucia ancora da allora!

La porta dell'inferno

La porta dell’inferno

L’animale più diffuso del paese è il dromedario, tipico animale desertico, ma vi si trovano anche pregevolissime razze equine. I cavalieri turkmeni nel corso dei secoli sono stati sottoposti al dominio arabo, al domino mongolo, al dominio di Tamerlano (https://isoladigiava.wordpress.com/2012/07/15/pionieri-tamerlano/) sino a finire nel 1885 sotto il controllo degli Zar.

Oggi il moderno Turkmenistan è una dittatura monopartitica sotto il controllo dell’ex capo del vecchio sistema sovietico. Il nuovo stato si fonda su un profondo nazionalismo turcomanno-centrico che punta all’assoluta salvaguardia e perpetuazione delle antiche tradizioni di quella terra, questo in tutti i campi della vita (si pensi che sono addirittura vietati certi tagli di capelli e di barba). Il paese è comunque poco industrializzato (esclusa la capitale Asgabat) e l’economia si basa principalmente sulle ricchezze del sottosuolo, mentre una vasta fetta della popolazione vive ancora in maniera semi-nomade, quest’ultimo dato di fatto falsifica il dato sulla disoccupazione che risulta essere al 60%… ad ogni modo rimane un paese formalmente povero e la stessa cosa si può dire della sua popolazione.

Asgabat

Asgabat

Nazioni: Wallis e Futuna

Osserviamo oggi da vicino un’altra “dipendenza d’oltremare”, ma questa volta andiamo in casa dei Francesi. Wallis e Futuna sono un piccolo insieme di tre antichi regni indigeni ubicati su tre isole maggiori dell’Oceano Pacifico, molto ad est dell’Australia, a cui vanno aggiunte una ventina di isolotti minori e disabitati. Delle isole maggiori solo due sono abitate, mentre la terza (Alofi) non presenta insediamenti umani permanenti. Si racconta che la popolazione di quest’isola si stata sterminata da quella cannibale della vicina isola di Futuna nel ‘800. Oggi è utilizzata dagli abitanti di Futuna per coltivare tabacco ed altre piante.

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Queste isole sono un state un protettorato francese a partire dal 1888 ed erano poste sotto il controllo diretto della colonia della Nuova Caledonia. Il secolo successivo vide gli abitanti delle isole votare il passaggio a “territorio d’oltremare”, affrancandosi così dal controllo della Nuova Caledonia e passando sotto il diretto controllo di un amministratore francese che affianca il presidente locale. E’ un territorio in cui la cultura tradizionale, con le sue leggi e le sue regole, vive a fianco della modernità con tutte le sue sfumature e sfaccettature: per i reati non penali, ad esempio, si applicano ancora le leggi tradizionali tribali.

I tre regni sono ad oggi esistenti e i tre re partecipano attivamente all’amministrazione del territorio.

L’economia di Wallis e Futuna si basa quasi tutta sulla pesca commerciale e sulle concessioni di quest’ultima in favore di Giappone e Corea del Sud. Del resto il territorio, un tempo fittamente boscoso, è stato quasi del tutto spogliato con tutti i problemi di stabilità del terreno immaginabili. Ci sono diversi tipi di coltivazione, ma sono volti alla sussistenza della popolazione locale, che non supera le 15.000 unità.

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La “capitale” Mata-Utu

Nazioni: Isole Cayman

In realtà la dicitura “nazione” è impropria per le Isole Cayman in quanto si tratta di una “dipendenza d’oltremare” del Regno Unito, per cui ha come capo di stato Sua Maestà Elisabetta II ed è amministrata da un governatore. Questo piccolo possedimento è composto da tre isole abitate da circa 60.000 persone ed è un “paradiso fiscale” famoso in tutto il mondo, ma a noi questo importa poco. Le Cayman vengono scoperte nel 1503 da Cristoforo Colombo, il quale rimane talmente colpito dalla presenza di tartarughe sulle isole da chiamarle Las Tortugas, ma questi simpatici animali marini non erano gli unici a popolare le acque intorno a queste isole: i coccodrilli marini erano molto diffusi e fu proprio da loro che derivò il nome Cayman in uso sin dal 1530.

Coccodrillo Marino

Coccodrillo Marino

Le isole furono abitate principalmente da pirati per molti decenni, furono visitate anche da Sir Francis Drake e passarono sotto controllo britannico dopo la caduta della Giamaica in mano inglese nel 1655. Erano isole disabitate prima dell’arrivo degli Europei e coloro che vi si insediarono erano per la maggior parte soldati e veterani. La vita negli insediamenti non fu facile a causa delle frequenti scorrerie dei corsari spagnoli e delle continue scaramucce per il controllo delle acque intorno alla Giamaica e Cuba (a nord delle isole). E’ noto che il primo vero insediamento stabile nacque intorno al 1730, ma la prima assemblea legislativa fu solo del 1831: del resto le isole furono sempre molto legate alla Giamaica e di fatto controllate dal suo governatore. Nel 1962 la Giamaica ottenne l’indipendenza dal Regno Unito e a quel punto le isole Cayman cessarono qualsiasi rapporto amministrativo con l’isola e divennero una dipendenza diretta di Sua Maestà.

Superfluo dire che le Cayman sono un paradiso turistico con spiagge bianchissime, acqua azzurra e pace assoluta.

George Town

George Town

Nazioni: Bolivia

Solo due paesi del Sud America non hanno uno sbocco sul mare, due paesi che in passato hanno combattuto una sanguinosa guerra per il controllo di una fascia di terra praticamente disabitata dove si pensava ci fosse il petrolio (che in realtà non c’era), queste nazioni sono il Paraguay e la Bolivia. Oggi ci occupiamo di chi perse quella guerra, che per chi non lo sapesse è la guerra del Chaco combattuta tra il 1932 e il 1935, ossia della Bolivia. In realtà la Bolivia in origine aveva uno sbocco sul mare abbastanza ampio nella regione della città di Antofagasta, persa però nel 1884 in seguito alla guerra del Pacifico combattuta a fianco del Perù contro il Cile, con la vittoria di quest’ultimo entrambe le rivali persero territori in riva al mare, per la Bolivia si trattò dell’isolamento totale dal commercio marittimo. I rapporti col Perù però sono da sempre buoni e il governo di Lima nel 2010 ha concesso ai suoi vicini il porto di Ilo (nel sud del paese) ad uso commerciale per 99 anni.

Come è facile intuire la Bolivia deve il suo nome a suo “liberatore” Simon Bolivar, attivissimo nei primi anni del ‘800 nel contrastare la dominazione spagnola nel continente sudamericano. La formale indipendenza arriva nel 1825 e nei successivi centodieci anni la Bolivia perse via via molti dei territori che la componevano inizialmente, sia a causa delle guerre (Cile e Paraguay) sia per semplici vendite di territorio (principalmente in favore di Perù, Argentina e Brasile). Come tutto il continente latino in origine era abitata dagli Indios e la Bolivia fu spesso teatro di sanguinosi scontri e rivolte, quasi a rappresentare lo zoccolo duro della resistenza autoctona contro gli Europei. Famosissima fu la sfortunata rivolta capeggiata da Tupac Amaru II (discendente dell’antico re Inca) in seguito alla quale egli venne ucciso per squartamento.

La Bolivia è stata teatro di diversi colpi di stato militari, così come tutti i paesi vicini, nella seconda metà del ‘900 ed è stata governata dalla dittatura sino al 1982. Sul suo territorio venne giustiziato Che Guevara da un commando della CIA nel 1967, il guerrigliero argentino non aveva fatto i conti con la diffidenza di un popolo molto isolato come quello boliviano, un popolo che per molto tempo ha visto i suoi guerriglieri più come degli invasori che come un aiuto, tanto che sino al 2006 non ci sono quasi mai stata pubbliche cerimonie in sua memoria nel piccolo villaggio in cui venne ucciso (La Higuera).

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Al di là di questi semplici cenni storici stiamo parlando di un paese bellissimo che al suo interno racchiude paesaggi e terre diversissime tra loro. Si pensi ad esempio al grande lago Titicaca diviso a metà col Perù ed alla maestosità delle montagne andine, si pensi all’enorme deserto salato del Salar de Uyuni… ma anche alle foreste tropicali ai confini col Brasile e alla grande foresta tropicale secca nel Chaco. Sicuramente un paese in cui non mancano le bellezze architettoniche tipiche delle città coloniali spagnole ammirabili a La Paz e Sucre, ma anche a Cochabamba e Santa Cruz. In Bolivia convivono più di quaranta etnie diverse, alcune delle quali molto isolate.

Simon Bolivar

Simon Bolivar

Su Simon Bolivar presto scriveremo su queste pagine, per ora mi limito a rimandarvi a questo link di qualche mese fa: https://isoladigiava.wordpress.com/2012/04/03/storie-brevi-grande-colombia/

Nazioni: Mali

In questi giorni si parla molto del Mali e del discusso intervento francese per contrastare le “solite” forze di Al-Qaeda, senza stare troppo a discutere di geopolitica ci siamo chiesti: ma che paese è il Mali? Cosa sappiamo noi del Mali? A parte il fatto che sta in Africa intendo. Innanzi tutto ci troviamo in Africa occidentale e stiamo parlando di un paese senza sbocchi sul mare, circondato da molti altri stati più conosciuti, come il Senegal e la Costa d’Avorio. E’ un paese estremamente povero anche a causa di un clima totalmente arido e di una morfologia ambientale spietata che divide il paese tra deserto a nord e savana al sud, le caratteristiche tipiche del Mali non predispongono né facilitano alla vita.

Mali mapBassa speranza di vita attestata intorno ai 54 anni, mortalità infantile oltre il 12%, condizioni sanitarie spaventose e tasso di analfabetismo a livello 81%. Un paese poverissimo. Eppure allo stesso tempo un paese ricco… ricco di risorse importantissime. Facciamo giusto un paio di nomi Oro e Uranio. La maggior parte dei giacimenti minerari sono mal sfruttati e quelli ben utilizzati sono generalmente in mano a compagnie europee (francesi). L’industria è quasi inesistente e il passaggio del fiume Niger è utilizzato soprattutto per la pesca atta al consumo interno del pesce.

A livello agricolo la produzione è molto varia e spazia dal mais al cotone, dal riso alla canna da zucchero… varia, ma non produttiva a livelli ottimali, nonostante impegni la maggior parte della popolazione le caratteristiche del clima e del territorio non rendono la vita facile ai coltivatori del Mali.

Storicamente nel Mali si sono susseguiti tre imperi prima che i Francesi cominciassero a colonizzare il paese nella seconda metà del ‘800. Congiuntamente al Senegal il paese ottenne la formale indipendenza nel 1960, dopo di che divenne teatro di colpi di stato dal 1968 al 1991. Da quella data e per quasi vent’anni c’è stato un periodo di relativa calma e stabilità nel paese, con governi che hanno varato diverse riforme per migliorare le condizioni di vita della popolazione. Poi nel 2012 qualcosa è cambiato. Un colpo di stato militare ha soppresso molte delle libertà del paese con la scusa di fronteggiare più efficacemente i ribelli tuareg delle zone desertiche del nord del paese, a questi ribelli si sarebbero aggiunte poi alcune fazioni estremiste islamiche generando così una guerra civile molto sanguinosa. E proprio in questo contesto la Francia ha deciso di intervenire attivamente per supportare i militati golpisti contro i ribelli, con il chiaro intento di proteggere i propri interessi economici in quell’area… come spesso e volentieri è capitato in Africa dal 1950 in poi.

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Nazioni: Oman

Il sultanato di Oman è un paese che nel corso dei secoli ha saputo rendersi indipendente dalle mire espansioniste delle potenze straniere che di volta in volta si alternarono nel tentativo di occuparne i porti commerciali, importantissimi snodi per i traffici tra Asia ed Africa. Per secoli fece parte dell’Impero Persiano per poi finire (insieme al resto dell’area) sotto l’influenza araba grazie alle conquiste di Maometto e dei suoi successori. Interessati a controllare le ricche vie commerciali i Portoghesi occuparono alcune zone di vitale importanza per il paese, come il porto di Mascate, l’attuale capitale del paese, ma la loro avventura in quel paese durò appena un secolo e mezzo a causa dell’arrivo degli Ottomani.

Nel 1741 una rivolta popolare guidata da Ahmed ibn Said scacciò questi stranieri e diede vita al sultanato così come lo conosciamo oggi. Da quel momento il paese cominciò ad espandersi verso l’esterno arrivando a controllare la zona del Belucistan (tra Iran e Pakistan). Alla rapida crescita seguì però un periodo di alterne fortune che portò prima alla perdita del porto di Zanzibar per mere questioni di successione e poi alla perdita del Belucistan e della stessa indipendenza del paese in favore dell’Impero Britannico: Oman divenne formalmente uno dei tanti protettorati britannici. Solo nel 1970 il paese tornò totalmente indipendente e cominciò una lenta progressione verso la modernità sino ad arrivare alla concessione dei diritti civili alla popolazione nel 1996, nonostante questo il sultanato resta una monarchia assoluta.

Si tratta di un tipico paese dell’area arabica con una serie di bellezze paesaggistiche non indifferenti e dal clima caldo, le poche grandi città danno sempre l’impressione di essere un pò delle cattedrali nel deserto. Gli usi ed i costumi sono quelli tipici dei paesi islamici, tanto che la quasi totalità della popolazione è di religione musulmana. Nella foto qui sotto una veduta di Mascate la capitale del paese.

Nazioni: Papua Nuova Guinea

La Papua Nuova Guinea è uno stato dell’Oceania secondo per grandezza solo all’Australia ed occupa una buona metà dell’isola di Nuova Guinea, mentre l’altra metà appartiene all’Indonesia. Guinea è un nome che formalmente richiama l’Africa dove vi sono ben tre stati con questo nome (Guinea, Guinea Equatoriale e Guinea Bissau) questo perchè il primo europeo a mettervi piede scambiò la popolazione locale per la stessa presente nelle zone appena citate del continente nero, la popolazione locale in questione sono i Papua. In realtà oltre a questa grande porzione di isola lo stato si estende anche su un numero molto vasto di isole di quella che è conosciuta col nome di Papuasia tra il mare di Bismarck e il mar dei Coralli.

Mare di Bismarck? In effetti nel 1884 il territorio principale dell’attuale nazione entrò sotto il diretto controllo dell’Impero Tedesco che ne sfruttò la grande produzione di olio di cocco. Fu un dominio abbastanza breve poiché allo scoppio della Grande Guerra i possedimenti furono conquistati dagli Australiani che li controllarono dal 1914 al 1921.

E’ un paese abbastanza sfortunato sotto molti punti di vista, ha una forte instabilità politica, ha un forte indice di analfabetismo (vicino al 45%), l’economia è altamente vulnerabile e questo a portato il paese ad essere gestito più che altro dalle multinazionali piuttosto che dai politici locali. Cosa produce di tanto interessante? Beh, tralasciando il caffè e il famoso olio di cocco che tanto interessava i Tedeschi possiamo constatare che le risorse principali sono di tipo minerario: oro e rame.

Per molti aspetti economici e di aiuti umanitari dipende dall’Australia, anche se si è resa indipendente del tutto dal 1972, ma una serie di colpi di stato, cadute di governi troppo deboli, crisi economiche ed epidemie ne hanno minato l’autosufficienza. Basti pensare che è il paese della zona pacifica (Oceania e Sud Est Asiatico) con la maggiore incidenza di AIDS, per non parlare della mortalità infantile che è oltre il 50%, dati quasi imparagonabili coi paesi vicini e molto simili a paesi come la Bolivia ed il Sudafrica.

Detto questo, si tratta comunque di una terra ancora incontaminata e sicuramente molto bella da vedere, forse uno dei pochi posti al mondo dove il tempo è ancora fermo a qualche secolo fa, nel bene e nel male.

Nazioni: Nepal

Ci sono nazioni della terra che racchiudono al loro interno enormi varietà sia che si parli di gruppi etnici sia che si parli di aspetti prettamente morfologici del territorio. La zona del “sub continente indiano” è già di per se un insieme variegato di situazioni diverse che la natura è venuta a costruire nel corso di millenni di trasformazioni e cambiamenti, in questo panorama le zone di confine tra la Cina e l’India risultano essere tra quelle di maggior fascino ed impatto.

Pensiamo per esempio ad un piccolo stato come può essere il Nepal, il primo impatto ci porta ad affrontare la varietà della sua natura e la maestosità delle sue montagne, si tratta infatti del paese che ospita molte delle montagne più alte della terra, prima tra tutte l’Everest con i suoi 8848 metri di altezza. Si tratta chiaramente di una zona ricca di corsi d’acqua riconducibili in toto al bacino del Gange. Partendo da sud (quindi dal confine indiano) si incontrano pianure, giungle tropicali, colline coltivate ed infine gigantesche montagne. Questo porta il paese ad avere climi diversissimi da una zona all’altra, inoltre la varietà etnica umana che vi si incontra va di pari passo con la varietà morfologica e climatica: si parla di oltre cento gruppi etnici differenti dei quali i maggiori comunque non raggiungono il 20% della popolazione totale del paese.  Di pari passo le lingue parlate nel paese sono oltre venti diverse delle quali con valore ufficiale.

Il Nepal è stato una monarchia sino al 2008 dopo di che si è trasformato in una repubblica federale dove uno dei partiti più importanti risulta essere quello Maoista.