Viaggiare: Santuario della Madonna di Senales

Se mi dovessero chiedere quale è il mio ricordo principale della della Val Senales in Alto Adige direi sicuramente la neve! Del resto un bambino delle elementari è per forza più attratto dal bianco fenomeno atmosferico che da una serie di visite guidate tra musei e luoghi di culto. Quando arrivai in Val Senales dovevo avere intorno ai 7-8 anni. Era quasi primavera… o meglio… era quasi primavera nella pianura emiliana, ma non in quelle valli a 1500 mt d’altezza. Quella era una delle prime volte che andavo in Trentino-Alto Adige, non conoscevo molto al di fuori della mia regione e anche lì in fondo conoscevo davvero poco. In quella gita parrocchiale ci si concentrava molto sull’Alto-Adige, solo qualche anno dopo saremmo andati a vedere per bene in Trentino. Il programma del giorno prevedeva un giro per alcuni santuari più o meno sperduti e la visita in paesi caratteristici della zona, tipo Merano… dove non mancammo di scontrarci con la “simpatia” altoatesina nei confronti degli Italiani.

Una delle prima tappe di giornata doveva essere il Santuario della Madonna di Senales. Un luogo di culto molto suggestivo edificato a partire dal 1306. Il tutto cominciò con il ritrovamento nel 1304 di una statua di faggio della Madonna con bambino, non si sapeva chi l’avesse abbandonata lì, ma sta di fatto che due anni dopo fu edificata una prima chiesetta in suo onore. Nei decenni successivi ci furono piccoli ampliamenti, ma il luogo divenne famoso per i miracoli che vi avvenivano già intorno al 1360. Si susseguono altri ampliamenti che mischiano lo stile romanico a quello gotico e poi al barocco. La struttura esterna venne terminata col campanile a “cipolla” nel 1797 e un secolo dopo la chiesa venne completamente decorata al suo interno col rappresentazioni di diversi santi.

Vista invernale del santuario

Vista invernale del santuario

Quando uscimmo dall’albergo il cielo era bianco, quasi fastidioso alla vista. Era un cielo che prometteva neve e ne prometteva anche tanta. Non ci mise molto a scendere una fitta neve che rendeva difficile la vista nell’arco di pochi metri, sembrava quasi di essere nel più riuscito dei Natali! Certo alla gioia di un bambino per la neve face da contrappeso la paura degli adulti per la situazione atmosferica proibitiva. A cucci e spintoni e con un certo ritardo arrivammo a Senales. Il paese, quasi completamente di lingua tedesca, si trova molto a nord, non troppo distante sa Similaun e dal confine austriaco. Nelle vicinanze c’è anche il lago di Vernago, dove poi saremmo andati a mangiare quel giorno. Ad ogni modo quando arrivammo a Senales la neve smise di cadere e il paesaggio assunse un aspetto vagamente spettrale. Il cielo era sempre bianco, così come bianco era il paesaggio tutto intorno a noi. In giro non c’era anima viva, esclusi noi della gita, sembrava un paese fantasma. E c’era silenzio… troppo silenzio. C’era talmente tanto silenzio che ci veniva spontaneo parlare a voce bassa per non disturbarlo. La neve a terra era bianchissima, non come quella sporchiccia che si trovava nelle strade di Bologna. Doveva essere freddo perchè ad ogni respiro emettevamo una nube di aria calda, ma sulla pelle non sembrava così tremenda la temperatura. Tutto quel quadro di sensazioni messe insieme mi faceva pensare di essere in un’età antica, forse proprio nel Medioevo. Eravamo saliti sul pullman nel 1990 e ne eravamo scesi nel 1300.

Visitammo il Santuario e la bellissima chiesa, il tutto in rigoroso silenzio. Accompagnati da un frate spuntato da non si bene quale secolo della storia dell’umanità. Ci raccontò la storia di quel posto, ci mostrò tutti i luoghi più significativi e la statua della Madonna con bambino, così semplice e povera. All’uscita della chiesa ci ritrovammo di nuovo in mezzo alla neve. Il mio primo istinto fu quello di prendere un poco di neve e di mangiarmela! Non che sapesse di qualcosa in particolare, ma lì in quel momento sembrava dovesse essere la cosa più buona del mondo. Tornammo al pullman, ma sembrava che a tutti dispiacesse staccarsi da quel posto, come se ci fosse una sorta di richiamo ancestrale in quella valle. Era indubbiamente un luogo magico e questo fece passare in secondo piano tutto il resto della giornata.

Lago di Vernago

Lago di Vernago

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Viaggiare: San Lazzaro degli Armeni

E’ passato quasi un anno dall’ultimo racconto di viaggio, un anno in cui decisamente mi sono dedicato maggiormente alla storia non c’è dubbio. Chi mi segue già da un pò (e devo dire che non siete pochi e che siete sempre pieni di complimenti) avrà notato che ci sono alcuni “temi” ricorrenti nelle mie dissertazioni… o forse dovrei dire che ci sono dei popoli e culture ricorrenti. Il mio grande amore resta indubbiamente il Sud America con tutta la sua storia e la sua magia, ma ho sempre avuto una forte attrazione verso l’Europa dell’est ed in particolare verso la Romania ed il suo popolo, a prescindere dalle problematiche di questo ultimo decennio dovute all’immigrazione ed al confronto forzato tra culture: tematiche troppo lunghe e complesse da affrontare qui adesso. Un altro popolo che mi ha sempre affascinato è quello Armeno, una simpatia spontanea che ho sin da piccolo!

Ma veniamo al dunque. Io adoro la città di Venezia. In Italia è indubbiamente la città che preferisco e che sento più vicina alla mia personalità. La metto in cima alla lista delle preferenze, ben al di sopra della mia città natale Bologna (che sarebbe bella se solo non fosse diventata un gabinetto a cielo aperto) e della capitale Roma. Non chiedetemi di Firenze, a me non è mai piaciuta, non mi ci trovo mai a mio agio… uno le città se le deve sentire dentro, io Firenze non me la sento. Venezia si.

Venezia è piena di luoghi stupendi da vedere, ogni volta che la giro non faccio altro che scoprire angoli sempre nuovi che non avevo mai notato in precedenza. Il modo migliore di girare per le città è senza la piantina, perchè è giusto perdersi in un agglomerato urbano per coglierne a pieno le sfumature. Troppo semplice seguire i classici itinerari per turisti: alla fine si vedono tre cose in croce (belle per carità) e poco di più. E poi non amo eccessivamente la calca urlante. Avete mai fatto caso a quanto sono chiassosi in genere i turisti? Badate bene: di tutte le nazioni! Non è forse meglio cercare posti meno affollati e più tranquilli. Ci sono angoli di Venezia talmente silenziosi e talmente belli da non sembrare reali. Stai lì fermo e non capisci. Sei fuori dal tempo e dallo spazio e ti trovi perfettamente a tuo agio.

Ma io sto divagando di nuovo. San Lazzaro degli Armeni è un isolotto molto vicino al Lido di Venezia ed un tempo era utilizzato come lebbrosario cittadino, stiamo parlando dei secoli in cui Venezia era una gloriosa repubblica marinara con porti commerciali disseminati lungo tutto l’Adriatico e con diverse interessi in ballo in Grecia e nei possedimenti dell’Impero Ottomano. Nel 1717 l’isola venne donata a dei monaci armeni guidati dal monaco Mechitar (fondatore dell’ordine mechitarista) e ben presto questi ristrutturarono completamente gli ambienti del vecchio lazzaretto e la vecchia chiesetta dando vita al monastero attuale. Nel giro di pochi decenni questo luogo divenne meta sia dei giovani monaci armeni sia delle personalità di tutto europa che potessero vantare origini armene: divenne così un grande ed importante centro culturale in mezzo alla laguna veneziana.

San_Lazzaro_degli_Armeni_JettySapevo da anni dell’esistenza di questo posto, ne avevo letto in diversi libri che parlano del popolo armeno, ma non vi ero mai stato. Così un bel pomeriggio d’estate dell’anno scorso, mentre soggiornavo qualche giorno a Venezia, decisi di andare a visitarlo. Arrivai casualmente all’approdo di partenza in uno degli unici orari che in seguito scoprii essere utili per visitare il monastero. Si vede che era destino! Se adoro Venezia è anche perchè mi piace fare i giri sui traghetti, a volte prendo e ci passo delle ore intere senza scendere girando intorno alla città. Non ero assolutamente preparato allo spettacolo che mi si parò di fronte all’arrivo: il luogo era tanto bello quanto silenzioso e rilassante, gli unici esseri umani in giro sembravamo essere io e gli altri turisti con cui stavo sul traghetto. Senza indugiare mi diressi verso l’entrata e presi il biglietto per fare la visita con la guida in italiano-inglese, l’alternativa era in armeno!

All’interno del monastero ci sono bellissimi giardini e un museo colmo di oggetti antichi di inestimabile valore, senza contare una collezione di manoscritti unica al mondo. I monaci armeni sono di una gentilezza e di una disponibilità unica e si fermano volentieri a parlare con i turisti. Il luogo è chiaramente un luogo sacro e vi si respira una sostanziale pace totale molto bella. Il metodo di vista è anche intelligente perchè prima ti fanno vedere tutte le bellezze interne del monastero raccontandoti tutta la storia di Mechitar e in parte anche del popolo Armeno, poi ti lasciano libero di godere del giardino esterno, della sua bellezza e dei suoi profumi. Diventano tre ore spese davvero bene e alla fine l’unico rimpianto è dover ripartire per tornare alla città. Sembra incredibile detto così. Ma all’interno di Venezia esiste un’isola che pare fuori dal mondo e che ti fa rimpiangere di dover tornare a Venezia stessa. Ma se ve lo dico io che amo quella città mi potete credere.

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Se vi capita di fare una vacanza a Venezia andateci, tanto è facile da raggiungere. Andateci e quando siete lì chiudete gli occhi e respirate i profumi di quei giardini incantati. Penserete di essere giunti nel paradiso terrestre.

Viaggiare: Belluno

Tanti anni fa mi capitò di fare una gita in Trentino e Veneto, doveva essere un percorso tra lo spirituale e il culinario in mezzo alle bellezze ed alla semplicità di quelle terre. Fu un viaggio interessante e per la prima volta presi contatto con una realtà geograficamente legata all’Italia, ma storicamente e culturalmente impregnata di profumi austro-ungarici. Era un paese nel paese. Erano diverse le case, erano diverse le chiese, era diverso il cibo, la gente parlava come noi (non tutti in realtà), ma ovunque si sentiva la portata della storia che aveva attraversato quei luoghi. Erano state zone di guerra negli anni tra il 1915 e il 1918, erano state oggetto di conquista o di liberazione, a seconda delle diverse ottiche. Avevo da poco visto “Uomini contro” e in quella gita avevamo proprio attraversato l’Altopiano di Asiago, una terra bellissima, piena di profumi e di colori incantevoli. Eravamo nella fase finale, mancava solo una ultima tappa prima di rientrare verso Bologna.

Dopo un pranzo a base di funghi e formaggi (ho ancora quei sapori nel palato ogni volta che ci penso) il nostro pullman prese una strada di montagna in mezzo ad un enorme bosco di conifere… dico enorme perché era fitto fitto e non sembrava avere mai fine. Io me ne stavo incollato al vetro nella speranza di intravedere qualche animale: impresa impossibile in mezzo a quel fittume di rami! La strada prima andò in salita e dopo si fece in discesa. Bosco, strada, curve, bosco, strada, curve, bosco, strada, curve… per quanto sarà durato? Forse una trentina di minuti, se non di più. Poi finì la discesa e con essa il bosco, si aprì una valle luminosa e verde con le sue case e i suoi paesini. Eravamo passati dalla natura alla civiltà, anche se la presenza dell’uomo non sembrava troppo pressante. Arrivammo infine in una piccola città: Belluno.

E’ piccola Belluno, è quasi più un grande paese che una piccola città. Non ci fermammo molte ore e ci fu concesso di vagare liberamente per il centro storico. Piccola e meravigliosa. Una bellezza dopo l’altra, ogni palazzo era curato nel minimo dettaglio e l’architettura portava i segni del passaggio di tante popolazioni diverse nel corso della storia. Belluno me la ricordo come un posto tranquillo, poco rumoroso e modestamente popolato (in effetti siamo nell’ordine dei 35.000 abitanti). Ho un ottimo ricordo di P.zza dei Martiri e della breve sosta in un bar a bere una bibita.

Belluno - P.zza dei Martiri

Belluno – P.zza dei Martiri

Come complesso urbano dava molto l’idea di essere a misura d’uomo, come se ogni pietra fosse stata posata dopo un’attenta ponderazione. Lo stesso accesso alla P.zza del Duomo era una piccola strada che immetteva direttamente nella piccola piazza, mentre mi sarei aspettato un qualcosa di più grande, di più ampio… eppure tutto era bello, curato e ben tenuto.

Tante cose ho scoperto negli anni successivi su quella città. In primo luogo la sua vicinanza a Longarone, paese distrutto dal disastro del Vajont e posto a soli 18 Km dal capoluogo. Durante la Prima Guerra Mondiale venne invasa dagli Austriaci dopo la rotta di Caporetto, nel corso della guerra morirono 5.000 civili per varie cause a Belluno, un vero dramma nel dramma. Ricordo anche di essere passato sotto il monumento ai caduti di quella guerra che non poteva che essere in P.zza Cesare Battisti. Lo stesso aeroporto di Belluno è dedicato ad un pilota italiano di quella guerra: Arturo dell’Oro.

Curiosità: a Belluno (o limitrofe) sono nati Dino Buzzati e il poeta Ugo Fasolo.

Belluno

Belluno

Sarà che mi piacciono i luoghi a ridosso delle Alpi, ma ne ho sempre un pò di nostalgia… come se mi mancasse l’atmosfera di quei paesaggi che l’uomo non può riuscire del tutto a contaminare (per fortuna).

Ricordando Cesare Battisti suggerisco di rileggere:

https://isoladigiava.wordpress.com/2012/02/02/viaggiare-trento/

Viaggiare: Valli di Comacchio

La modernità è caratterizzata dal rumore, dal rumore costante e continuo di qualsiasi cosa. Ogni macchina che abbiamo intorno a noi produce un rumore piccolo o grande. Non parliamo di suoni bensì di rumori con cognizione di causa perché ognuno di questi rumori è un sottofondo molesto delle nostre vite, un’interruzione sgradita dei nostri pensieri… per trovare pace da tutto questo gorgogliare del mondo moderno bisogna recarsi in luoghi isolati, occorre immergersi nella natura in solitudine e riscoprire i veri suoni degli albori dell’umanità, riscoprire la bellezza che si cela dietro un paesaggio incontaminato ove la calma della natura cela migliaia di esseri viventi in movimento. Siano essi pesci, mammiferi, anfibi, rettili… insetti e piante. Di posti come questi ne esistono tanti sulla faccia della terra, per fortuna. Ne esistono tanti nonostante l’uomo si impegni costantemente nella distruzione e nella contaminazione di ogni singola porzione del pianeta.

Più o meno a 90 km da dove vivo io si trovano le valli di Comacchio, un’area molto vasta appartenente al Parco Regionale del delta del Po. Si tratta di un complesso lagunare e palustre molto importante suddiviso in cinque valli principali: la foto qui sopra è stata scattata nella Valle Bertuzzi, la più a nord di quelle nel territorio di Comacchio. Sono paesaggi incantevoli che rimandano ad un passato nel quale l’uomo non era ancora il nefasto fautore dei destini del mondo, questo permette ancora oggi di poter girare in barca per queste valli senza praticamente incontrare altre persone se non qualche studioso o qualche pescatore. Proprio quest’ultimi con la loro presenza regalano una delle atmosfere più tipiche del luogo, la visione delle loro piccole case di pesca al tramonto è uno dei tratti tipici dell’area del delta del Po e delle zone palustri emiliano-romagnole.

Poi ci sono gli animali. Quanti? Tanti! Soprattutto uccelli. Vi si trovano oltre 300 specie diverse, alcune rare. E’ facilissimo imbattersi in fenicotteri ed aironi girando nelle lagune. Ogni forma di vita in questo ambiente collabora alla perfetta armonia del paesaggio ed alla sua tranquillità, tutto sembra sempre essere collocato nel suo giusto posto, comprese le eventuali case in rovina che si incontrano ogni tanto sulle penisole. Giri in barca, remi e senti solo il suono della natura tutto introno, impari a riconoscere i movimenti degli animali e il ronzio degli insetti. Ti accorgi che esiste un mondo sommerso sotto di te, fatto di centinaia di pesci e di centinaia di piante e ti rendi conto di essere un semplice essere vivente in mezzo ad altri esseri come te, né più importante né meno importante: uguale.

Una sensazione impossibile da provare nel mezzo dei rumori delle nostre sporche ed inquinate città.

Viaggiare: Anguillara Sabazia

E poi improvvisamente arrivi in un paesino e ti guardi intorno ed inizi a chiederti: in che secolo siamo? Peccato che la presenza dell’uomo e dei suoi infernali mezzi di inquinamento acustico sempre più sofisticati ti riportino immediatamente alla mente la data attuale. Ma lasciamo perdere la presenza dell’uomo e cerchiamo per un attimo di fare tabula rasa nella nostra mente. Pronti?

Chiudete gli occhi e pensate al Lazio, ehi… non ho detto Roma, non siate precipitosi. Immaginate un grande lago di origine vulcanica di circa 58 kmq chiamato lago di Bracciano ed immaginate di seguire una strada in mezzo ad un bosco che parte proprio dal paese di Bracciano e si dirige verso sud-est. Bene. Ad un certo punto uscite da una radura ed in lontananza iniziate a vedere un paese tutto arroccato su un promontorio, una casa dopo l’altra, una casa sopra all’altra, tutte in pietra: già da lontano si respira un’aria di tempi antichi. Siete circondati da una natura splendida e si respira un’aria straordinariamente decontaminata, sembra quasi di stare in una sorta di piccolo paradiso. Vi rendete subito conto di essere davanti ad un patrimonio storico culturale davvero importante… poi vi rendete conto che quel piccolo paese in realtà non è governato dagli uomini bensì dai gatti. Infatti in ogni angolo di quel piccolo meraviglioso centro abitato ci sono dei felini che dormono, osservano, giocano e litigano nella più totale tranquillità e senza dare troppa importanza a tutti gli esseri umani che li circondano: un qualcosa di incredibile.

Questo paese del Lazio si chiama Anguillara Sabazia, ma sulle indicazioni stradali troverete solo il primo nome dato che il secondo è in uso solo per distinguerlo da un omonimo paese del Veneto. E’ una meta turistica molto rinomata nella bella stagione e di fatto nella sua parte più vicina alle acque del lago ne presenta tutte le caratteristiche tipiche. L’ interno del paese richiede delle buone gambe per essere esplorato, dato che si tratta di antichi stradellini tutti in salita, ma è una fatica che si può sostenere tranquillamente e che ripaga con uno spettacolo meraviglioso una volta che si è arrivati in cima al paese e si può osservare il panorama dalla terrazza di fianco alla Chiesa della Collegiata, del ‘500.

Viaggiare: Digione

Non di sola mostarda vivono a Digione! Ebbene si… se avete mangiato la famosa senape di Digione vi sarà forse capitato di chiedervi dove sia questa città, come sia fatta e come siano i suoi abitanti, o forse vi siete limitati a mangiare senza farvi troppe domande che eludessero da ciò che avevate nel piatto in quel momento. Non ve ne faccio una colpa. Digione è la città principale di una regione della Francia chiamata Borgogna, trattasi di una zona molto famosa sia per la sua storia e la sua arte che per la grande produzione vinicola, si tratta di un territorio tra i più belli di tutto il paese transalpino, con una campagna a dir poco stupenda rallegrata da un miriade di colori diversi in tutte le stagioni dell’anno. Visitare la Borgogna richiederebbe ben più di qualche misero giorno di viaggio dal momento che i luoghi di interesse da scoprire sono innumerevoli: chiese, castelli, parchi, cimiteri antichi, conventi, ma anche semplicemente colline, campi e piccoli paesini di provincia. Sono cose che si trovano ovunque direte voi! Si, è vero, ma in Borgogna è diverso, fidatevi.

Digione è una classica città europea occidentale con un centro storico antico ed una periferia estremamente moderna ed industriale andando a comporre il classico puzzle di contrasti che siamo abituati a sperimentare spesso nei nostri viaggi abituali anche all’ interno dell’ Italia. La città è appunto nota al mondo per una questione di mostarda, anche se la maggior parte di quella che compriamo nei supermercati non vede Digione neppure col binocolo, a quanto pare sembra che sia il Canada il maggior produttore di senape! Il centro storico merita assolutamente una visita perché può essere estremamente piacevole girare per le sue piccole vie tipiche. Non mancheranno anche lì chiese, musei, negozi con specialità tipiche e monumenti.

Ah, sapete chi è nato a Digione? Un certo Gustave Eiffel che tra il 1884 e il 1889 studiò, progettò e realizzò la famosa Tour Eiffel di Parigi. Infatti Digione è anche un importantissimo centro metallurgico tra le tante cose.

Inoltre tra il 1870 e il 1871 vi si combatterono diverse battaglie durante la guerra tra la Francia e la Prussia alle quali partecipò persino un corpo volontario capitanato da Giuseppe Garibaldi e dai suoi figli.

E consiglierei un assaggio ai vari Pinot e Chardonnay locali…

Viaggiare: Santuario di Oropa

Indipendentemente dalla vostra fede religiosa  l’ Italia offre una vasta gamma di bellissimi santuari da visitare sparsi lungo tutta la penisola,talvolta nascosti nei posti più impensabili talvolta maestosi ed evidenti, alcuni sconosciuti altri estremamente noti. Tra quelli noti che ho avuto il piacere di visitare vale la pena ricordare quello di Oropa situato a pochi chilometri dalla città di Biella (della quale magari ci occuperemo più avanti). Siamo nel bel mezzo delle Alpi e più precisamente nelle Alpi Pennine, ma non ad un’ altezza esorbitante come spesso accade per i santuari meno noti.

Il nucleo originario del santuario sarebbe antichissimo, secondo la tradizione, dal momento che risalirebbe al IV secolo. La struttura che oggi è ben visibile risale invece agli inizi del 1600, periodo in cui cominciò l’edificazione vera e proprio del santuario intorno a quelli che erano dei luoghi di culto già conosciuti. La rilevanza fideistica del santuario è data dalla presenza di una statua della Madonna nera risalente al 1300 alla quale sono attribuiti diversi miracoli e grazie, si dice che durante la peste del ‘600 (narrata anche dal Manzoni) la città di Biella rimase incontaminata dopo aver fatto un voto alla Madonna di Oropa. Secondo la tradizione la statua in legno sarebbe stata scolpita da San Luca , l’ evangelista.

Nella foto qui sopra si può ammirare il santuario in tutta la sua maestosità. Noterete di certo quella serie di piccole cappelle sulla sinistra, si tratta del complesso denominato Sacro Monte di Oropa comprendente diciannove cappelle la maggior parte delle quali dedicata alla Madonna. Inutile dire che si tratta di un luogo di estrema bellezza e poesia, da vedere possibilmente in una bella giornata di sole. Ideale meta per una gita di due giorni con abbinata la visita della città di Biella, che non richiede troppo tempo.

Viaggiare: Orleans

Le cose che ci colpiscono durante un viaggio possono essere le più disparate, si può passare dal grande monumento conosciuto in tutto il mondo al piccolo e semplice particolare che attira la nostra attenzione senza particolari meriti di sorta, quello che conta il più delle volte è il tempo, il momento della giornata o magari la particolare luce di un luogo in una determinata ora… diciamo quindi l’immagine impressa che ci resta nella memoria come un’eterna cartolina, questa fotografia destinata a non sbiadire può nascere col primo impatto, ma può anche vedere la luce durante una successiva visita del posto. La Francia è un paese con moltissime cose da vedere, ma quale paese non lo è? E come ogni nazione ha dei luoghi capaci di richiamare un numero maggiore di turisti per la loro bellezza o semplicemente per un richiamo storico ed artistico di qualche tipo.

Orleans non è una cittadina con dei grandi meriti appariscenti, ma resta una città di fondamentale importanza per tutta la Francia dal momento che è la città il cui nome è legato alle gesta di Giovanna d’ Arco, santa patrona e liberatrice del paese dalle mani degli Inglesi e dei loro alleati. La città sorge nel dipartimento Loiret, attraversato dal fiume Loira e disseminato di tutti quei famosissimi “castelli della Loira” che attraggono ogni anno un sacco di turisti da tutto il mondo. E’ grande un quinto di Bologna e ospita neanche un terzo degli abitanti della medesima; non ci vuole molto a girarla tutta, ma in poco tempo è in grado di rapire la mente con la sua architettura squisitamente francese e il suo essere un borgo legato al passato con tutte le comodità della vita moderna. E’ una città a misura d’uomo in tutto e per tutto.

Personalmente ciò che amo di più di Orleans è la sua cattedrale gotica, la chiesa originaria era del III secolo, ma nel corso dei secoli venne più volte distrutta. Quella che vediamo oggi è una ricostruzione terminata nel XVIII secolo, dopo gli atti distruttivi del 1568 ad opera dei Protestanti. E’ un edificio che spicca molto all’interno della piccola città, dal momento che ha due alte torri di 80 metri e raggiunge il punto più alto oltre i 110 metri! Ci si arriva da una serie di strade di case abbastanza basse che raramente superano il secondo piano, ma dal momento che si tratta di strade non troppo grandi non ci si accorge immediatamente dell’imponenza della cattedrale, anzi il più delle volte ce la si ritrova davanti senza neppure sapere il come ed il perché. Il primo gesto spontaneo è quello di guardare in alto, di cercare di capire fin dove arrivano quelle torri (le torri di Notre Dame a Parigi per esempio sono più basse di almeno 10 metri) e non è così facile staccare lo sguardo anche se è per proseguire nella visita all’interno… c’è un qualcosa di estremamente potente in quella visione dal basso, un qualcosa che ti fa sentire estremamente e volutamente piccolo rispetto a tutto quello che sta al di sopra, quasi a ricordarti che la grandezza vera non è di questo mondo.

Se capitate da quelle parti (120 km a sud Parigi) vi consiglio di farci un salto, tanto in un giorno si gira tutta tranquillamente e vale la pena restare un pò sotto quella cattedrale a riflettere…

Viaggiare: Civita di Bagnoregio

Beh, se questo posto è soprannominato “la città che muore” un buon motivo c’è! Questo grazioso paese della provincia di Viterbo è raggiungibile solo ed unicamente tramite quell’unico ponte che vedete nella fotografia qui sopra e non è possibile attraversarlo con degli automezzi, si può passare solo a piedi e in certi orari con cicli e motocicli. E’ un paese fondato dagli Etruschi e poi sviluppatosi in età medievale e ad oggi è abitato da circa una ventina di persone, non di più. Girando per le sue strade deserte è ancora possibile respirare un’aria di antico e di passato esente dalle contaminazioni della modernità.

Io sono passato da questo posto nel 1998, durante una gita scolastica che ruotava tutta intorno alle zone del Lago di Bolsena, e devo dire che questo paese è stato uno di quelli che mi è rimasto più impresso di tutto quel viaggio, probabilmente per le sue caratteristiche di invivibilità. Partiamo dal presupposto che ci troviamo in un posto che si chiama Valle dei Calanchi, dove a rigor di logica e come suggerisce il nome ci sono solo dei calanchi e raramente si incontra anima viva. Avete focalizzato? Bene, procediamo… ora cosa se vi dicessi che quel bel ponte è stato costruito nel 1965 voi cosa mi direste? La domanda che mi sono sempre posto è: ma prima come facevano? Misteri della fede…

Approposito di fede in questo ridente borgo nel 1220 circa nasceva San Bonaventura, teologo e Ministro generale dell’Ordine francescano, lo so che magari vi dice poco però è la persona che ha scritto la biografia ufficialmente riconosciuta di San Francesco d’ Assisi. E sempre a proposito di quest’ultimo sembra che in questa località abbia compiuto un miracolo dentro una grotta guarendo un bambino che in seguito sarebbe diventato proprio San Bonaventura… la grotta in questione fa parte di una necropoli etrusca che io purtroppo non visitai perché i programmi della gita erano altri.

Per gli amanti del genere “presepe vivente” ogni anno nelle sue vie medievali ne viene allestito uno di particolare interesse proprio per l’ambientazione suggestiva. Se vi capita di passare da quelle parti un saltino ve lo consiglio caldamente, anche perché sarebbe una deviazione che non vi ruberebbe troppo tempo… meditate gente, meditate.

Viaggiare: Stresa

Devo dire che provo sempre un che di nostalgico quando devo descrivere i miei passaggi in Piemonte, una terra che amo profondamente per il suo essere così maledettamente intrappolata in un “tempo senza tempo”, dove si scontrano il nuovo e l’antico mantenendosi sempre ad una distanza di sicurezza, come se si trattasse di un antico duello con la pistola. Ripensando a quella terra il primo sussulto non me lo da ripensare alle sue splendide città bensì ricordare le emozioni provate tanti anni or sono sulle rive del Lago Maggiore in una tre giorni di gita con visita alle Isole Borromee. Partiamo dal presupposto che è la prima esperienza lacustre che mi ricordo, anche se in realtà avevo già visto il Lago di Garda, ma ero troppo piccolo per averne memoria. Il lago era un pò un qualcosa di nuovo e misterioso, pensare a così tanta acqua chiusa in un bacino mi lasciava perplesso e le  mie conoscenze di geografia non mi permettevano ancora di intuire che in realtà quell’acqua non fosse fissa lì in eterno a ristagnare come in un palude bensì fosse in transito dalle montagne verso il mare lungo il corso del fiume Ticino!

Tra l’altro il primo impatto col lago fu notturno per cui camminavo con mio nonno lungo le rive mi fermavo di tanto in tanto a guardare quelle acque nere sin troppo tranquille che in fondo ci stavano osservando (o quanto meno questa era la mia sensazione da film horror). Il mio pensiero principale era che mai e poi mai sarei salito su una barca il giorno dopo per andare a visitare delle fantomatiche isole che non riuscivo ad intravvedere nel buio, isole della cui esistenza iniziai a dubitare nel corso della sera finchè una cartina geografica non riportò la calma.

Stresa in ogni caso è un piccolo paese concentrato sul lago, anche se il suo comune abbraccia sia una parte delle montagne circostanti sia tre delle quattro Isole Borromee. Dire che è un luogo di interesse culturale è dire davvero poco dal momento che vi si svolge annualmente un festival musicale sin dal 1961, inoltre il Premio Stresa di Narrativa prende proprio il nome e ha sede nel piccolo centro piemontese (premio vinto per esempio nel 2004 da Antonia Arslan con “La masseria delle allodole”).

Alla fine tutto si risolve per il meglio e andai anche a visitare le famigerate isole che al buio non riuscivo a vedere! Non starò qui a delucidare in merito, ma sappiate che sono dei posti stupendi e che visitarle non può che farvi bene, specialmente l’ Isola Bella con il suo Palazzo Borromeo e i giardini meravigliosi intorno ad esso.

Curiosità frivola: a Stresa si sono svolte le prime finali di Miss Italia tra il 1946 e 1949 (ah, no?!)