Progetto WW1: 27 Gennaio 1916 – 20 Febbraio 1916

La continua pressione sull’Impero Ottomano nei premi mesi del 1916 ebbe il culmine soprattutto nella zona di attacco delle forze dello Zar di Russia: il Caucaso e di rimando l’Anatolia Orientale. Mentre in tutti gli altri settori i Turchi resistevano e talvolta ricacciavano gli Alleati, in quell’angolo di Asia le problematiche da affrontare erano innumerevoli. La Campagna di Trebisonda cominciata il 5 Febbraio 1916 (e terminata il 15 Aprile dello stesso anno) fu una devastante sinergia di sbarchi e manovre di terra che misero in ginocchio le difese del Sultano.

Sul fronte occidentale intanto la Gran Bretagna il 27 Gennaio 1916 introdusse per la prima volta la coscrizione obbligatoria per gli uomini tra i 18 e i 41 anni (nel 1918 questa età sarebbe salita ai 51 anni), questo per far fronte alla continua carneficina a cui erano state sottoposte le truppe di Sua Maestà nel 1915.

Nelle colonie il 18 Febbraio 1916 le poche truppe tedesche rimaste si arresero nel Camerun. La Germania aveva ormai perso ogni possedimento coloniale.

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Progetto WW1: 10 – 26 Gennaio 1916

A metà Gennaio 1916 il fronte occidentale era ancora assopito in una paradossale calma, mentre le grandi battaglie si svolgevano sul fronte dei Balcani nelle terre di Francia si stavano facendo i preparativi per le offensive primaverili. Il 1916 sarebbe stato un anno tremendo sul fronte occidentale, ma in quei freddi giorni di Gennaio ancora nessuno poteva immaginarlo.

Ad oriente l’Impero Ottomano contrastava con successo gli Inglesi, mantenendo in scacco l’esercito di Sua Maestà nell’assedio di Al-Kut (già citato in ). Ogni tentativo di soccorre e/o disimpegnare tale posizione andò incontro ad un fallimento, come ad esempio la Battaglia di Wadi del 13 Gennaio 1916 e la Battaglia di Hanna del 21 Gennaio 1916… oltre 4.000 morti per i Britannici e nulla di fatto.

Se il Sultano poteva sorridere in Mesopotamia altrettanto non si poteva dire nel Caucaso e nell’Anatolia Orientale dove le truppe russe diedero vita alla vittoriosa Offensiva di Erzurum il 10 Gennaio 1916; conclusasi il mese dopo con la conquista dell’importante cittadina ottomana. In questo caso la netta impreparazione dell’esercito del Sultano fu determinante. Del resto le truppe migliori erano ancora di stanza a Gallipoli.

Un trieste epilogo lo ebbe anche l’avventura bellica del piccolo Regno del Montenegro che il 19 Gennaio 1916 fu costretto ad arrendersi in quanto completamente occupato dalle truppe di Vienna.

Progetto WW1: 1 Dicembre 1915 – 9 Gennaio 1916

All’inizio del Dicembre 1915 la Serbia aveva le ore contate, circondata dagli eserciti degli Imperi Centrali, con la capitale già in mano al nemico e con l’impossibilità degli eserciti Alleati di prestare un reale soccorso al piccolo paese balcanico. L’offensiva finale venne sferrata congiuntamente (vi presero parte Tedeschi, Austro-ungarici e Bulgari) in Kosovo tra il 10 Novembre e il 4 Dicembre 1915 e si concluse con una netta sconfitta dei difensori, costretti a ripiegare in territorio Albanese per poi potersi imbarcare per l’isola greca di Corfù (occupato in quest’ottica dalle truppe francesi intorno al 11 Gennaio 1916). La Serbia aveva capitolato.

Sempre nell’ottica di proteggere la ritirata serba le truppe Italiane occuparono militarmente l’Albania meridionale a partire dal 16 Dicembre 1915, aprendo così una lunga campagna militare nel piccolo paese balcanico destinata a durare sino al cessare delle ostilità nel 1918. La politica “aggressiva” dell’Italia nei confronti dell’Albania avrebbe trovato ulteriore sfogo nell’Aprile del 1939 a pochi mesi dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Ad estrema difesa delle truppe serbe in ritirata si mosse anche il Regno del Montenegro che riuscì a sconfiggere ed a rallentare le truppe dell’Austria-Ungheria nella Battaglia di Mojkovac del 6-7 Gennaio 1916.

Artiglieri Ottomani a Gallipoli

Artiglieri Ottomani a Gallipoli

Eventi particolarmente drammatici si svolsero anche nel settore di Gallipoli dove a partire dal 8 Dicembre 1915 cominciò una progressiva ritirata delle truppe Alleate. L’evacuazione completa dell’area avvenne entro il 9 Gennaio 1916.  La vittoria, dopo 9 mesi di sanguinosi scontri, fu dell’Impero Ottomano. Nel complesso, tra morti e feriti, il bilancio fu di 500.000 perdite sommando entrambi gli schieramenti.

Perdite totali (non inclusi gli ammalati)
Morti Feriti Dispersi/prigionieri Totale
Impero ottomano 56.643 107.007 11.178 174.828
Regno Unito 34.072 78.520 7.654 120.246
Francia 9.798 17.371 27.169
Australia 8.709 19.441 28.150
Nuova Zelanda 2.721 4.752 7.473
India britannica 1.358 3.421 4.779
Terranova 49 93 142
Totale Alleati 56.707 123.598 7.654 187.959

Alle cifre della tabella qui riportata vanno sicuramente aggiunti almeno 130.000 uomini ammalatisi e spesso morti a causa della febbre tifoide e della dissenteria.

Commemorazione del 2011 dei caduti di Gallipoli tra le autorità di Turchia ed Australia.

Commemorazione del 2011 dei caduti di Gallipoli tra le autorità di Turchia ed Australia.

Gli Ottomani riuscirono a togliersi qualche soddisfazione anche sul fronte della Mesopotamia dove riuscirono ad accerchiare le truppe anglo-indiane nell’assedio di Al-Kut, cominciato il 7 Dicembre 1915 e terminato con successo nell’Aprile del 1916.

Sul fronte Occidentale di notevole ci fu solo il cambio al comando del contingente britannico, col passaggio di consegne tra l’uscente John French e il subentrante Douglas Haig (19 Dicembre 1915).

Progetto WW1: 18 Marzo – 15 Aprile 1915

In Europa gli Alleati stavano tramando con successo già da lungo tempo per portare l’Italia ed altri paesi all’interno del conflitto contro gli Imperi Centrali. La primavera era appena iniziata e presto sarebbero cominciate le grandi offensive favorite dalla bella stagione, per questo motivo costringere il nemico ad impegnarsi su un nuovo fronte poteva essere una mossa vincente. Si combatteva a ritmi lenti sul fronte occidentale. Ma nei Dardanelli infuriava la battaglia. La flotta navale combinata anglo-francese tentò un attacco contro le postazioni ottomane il 18 Marzo 1915, ma il tutto si risolse in un disastro anche a causa delle numerosissime mine navali disseminate nel canale.

Gli Ottomani erano sotto forte pressione e cercavano di contrastare il nemico sui diversi fronti in cui erano impegnati. Ad esempio tra il 12 ed il 14 Aprile 1915 si svolse la Battaglia di Shaiba, a sud-ovest di Bassora. Questo scontro permise agli Inglesi di mantenere saldo il controllo sulla zona da poco conquistata riuscendo a resistere coraggiosamente alle soverchianti forze nemiche. Conseguenza diretta di questo scontro fu che le popolazioni arabe cominciarono a ripensare il loro appoggio nei confronti degli Ottomani dando via presto a numerose rivolte che facilitarono il compito degli Alleati.

Il 22 Marzo 1915 terminò l’assedio di Przemyśl con la costosissima vittoria russa. Per le forze di Vienna fu un durissimo colpo morale e per un certo periodo tutti gli occhi dell’Impero rimasero puntati sull’Ungheria ormai data come certo teatro di una successiva offensiva degli uomini dello Zar… ma quella offensiva non arrivò mai, la vittoria dei Russi fu una vittoria di Pirro. Troppo costosa per permettere un seguito vittorioso.

Scontri tra le mura di Przemyśl

Scontri tra le mura di Przemyśl

Progetto WW1: 13 Dicembre 1914 – 17 Gennaio 1915

Bentornati! Ci siamo lasciati prima delle feste natalizie ed ora eccoci qui pronti a recuperare sul tabellino di marcia, anche se le operazioni belliche del 1914-15 subirono uno rallentamento fisiologico nel periodo invernale!

Sul fronte orientale si registrò la Battaglia di Limanowa terminata il 13 Dicembre 1914 con la vittoria degli Austro-ungarici contro i Russi. Questo importante scontro fu un successo importantissimo per gli Imperi Centrali che allontanarono la minaccia zarista dalla pianura ungherese e dalla città di Cracovia. Il 1914 in questo settore si chiudeva quindi con un discreto vantaggio di Tedeschi e Austriaci.

I Russi erano impegnati anche sul fronte Ottomano in una duplice posizione. Nel Caucaso dovevano difendersi dalle incursioni turche culminate nella Battaglia di Sarıkamış svoltasi tra il 22 Dicembre 1914 e il 17 Gennaio 1915 nei territori confinanti con l’odierna Armenia, quindi in un territorio impervio e principalmente montuoso. Lo scontro vide uscire i Russi vittoriosi, ma fu un vero e proprio massacro dovuto soprattutto alle pessime condizione climatiche in cui dovevano svolgersi i combattimenti. Le truppe turche al comando di Enver Pascià lasciarono sul campo 60.000 uomini, ossia oltre il 50% degli effettivi ad inizio offensiva. In Persia i Russi si trovarono ad affrontare congiuntamente agli Inglesi una invasione turca; questa campagna, volta a sollevare le popolazioni dell’odierno Iran contro i Britannici, si sarebbe conclusa solo alla fine della guerra, nel 1918.

Il fronte del Caucaso 1914-15

Il fronte del Caucaso 1914-16

Sul fronte meridionale continuava il braccio di ferro tra la piccola Serbia e l’Impero Austro-ungarico. L’ennesimo bagno di sangue tra i due contendenti si risolse in favore dei Serbi, che scongiurarono per l’ennesima volta l’invasione del paese da parte del nemico, pagando però un prezzo altissimo nella Battaglia di Kolubara terminata il 15 Dicembre 1914.

Sul fronte occidentale cominciarono due grandi battaglie che sarebbero terminate solo l’anno successivo. Nella regione dell’Artois i Francesi cercarono di sfondare le linee tedesche tra il 17 Dicembre 1914 e il 4 Gennaio 1915. L’offensiva portò ad un nulla di fatto e venne interrotta a causa delle pessime condizioni climatiche. In contemporanea (20 Dicembre 1914) le truppe francesi passarono all’offensiva nella regione dello Champagne, ma anche in questo caso si giunse ad un nulla di fatto, anche se le operazioni terminarono solo il 17 Marzo 1915. Quest’ultima battaglia fu un’importante dimostrazione di come il ruolo della cavalleria in una guerra moderna fosse ormai in fase di decadimento.

In mare non si svolsero grosse operazioni sotto Natale, anche se il 16 Dicembre una squadra navale tedesca bombardò alcuni porti inglesi tra i quali Scarborough, Hartlepool e Whitby.

Progetto WW1: 21 Novembre – 12 Dicembre 1914

Con l’avanzamento dell’autunno sui campi di battaglia europei rallentò l’intensità dei combattimenti. Non c’è da stupirsi. Pensate un attimo a queste lunghe distese di territorio, in parte collinare, straziate dalla durezza dei combattimenti: buche, cadaveri, alberi distrutti, campi rovinati e case diroccate. E poi le piogge… lente, incessanti e fredde. Alla fine di Novembre 1914 non c’era ancora quel sistema complessissimo di trincee tipico già dell’anno successivo e oggi possiamo solo immaginare quanto fosse difficile scavare le buche difensive in quelle condizioni atmosferiche. Eppure si faceva!

Proprio in questo panorama il 22 Novembre terminava la Battaglia di Ypres con la sconfitta tedesca e contestualmente terminava anche il processo noto come “corsa al mare”. La guerra di movimento diventa ufficialmente guerra di posizione, si comincia a ragionare sul sistema di trincee per articolarlo in maniera più complessa di una semplice prima linea opposta ad una prima linea di avversari.

Sul fronte sud-orientale invece si registrarono degli importanti progressi da parte degli Imperi Centrali. Il 6 Dicembre 1914, con la fine della Battaglia di Lodz, l’offensiva russa in Slesia veniva bloccata. Nel frattempo il 2 Dicembre 1914 le truppe austriache entravano vittoriose a Belgrado, capitale della Serbia.

Truppe tedesche per le strade di Lodz

Truppe tedesche per le strade di Lodz

Il 21 Novembre in Mesopotamia le truppe anglo-indiane sconfissero gli Ottomani nella Battaglia di Bassora, città che ha visto un’imponente battaglia anche nella recente guerra in Iraq. Su questo fronte l’impreparazione delle truppe del sultano era tangibile e questo primo grande scontro lo dimostrò pienamente.

Il giorno 8 Dicembre 1914 ci fu un importante scontro navale alle isole Malvinas tra una squadra navale inglese, comandata dal vice ammiraglio Sturdee, e la squadra navale tedesca di Maximilian Graf von Spee che si era imposta nello scontro di Coronel il 1 Novembre. La battaglia si risolse con l’annientamento della forza navale tedesca che perse 4 navi su 5.

Battaglia delle Malvinas

Battaglia delle Malvinas

Progetto WW1: 6 – 20 Novembre 1914

L’Impero Ottomano era in fase decadente già da oltre un secolo e la sua alleanza con gli Imperi Centrali non fece altro che precipitarlo dalla padella alla brace. Il bombardamento dei porti Russi non poteva certamente passare sotto il silenzio degli Alleati e del resto era ben noto l’interesse delle potenze occidentali per i ricchi (nel sottosuolo) territori dell’impero del Sultano. Gli Inglesi, sempre avidi di terre e risorse, non si fecero scappare l’occasione e studiarono subito un piano per attaccare la parte più vulnerabile e potenzialmente ricca dell’Impero Ottomano: la Mesopotamia. Il 6 Novembre 1914 gli Inglesi sbarcarono a Fao nell’odierno Iraq e, grazie ai rinforzi ottenuti due giorni dopo, ebbero la meglio sulla guarnigione ottomana. Iniziava in questo modo la campagna di Mesopotamia che sarebbe terminata solo con la fine del conflitto.

Truppe ottomane - 1914

Truppe ottomane – 1914

Nel frattempo il giorno 11 Novembre 1914 i Russi si lanciavano in una importante e presuntuosa offensiva in Slesia nel tentativo di destabilizzare gli Austriaci ed i Tedeschi. La chiave di volta era l’importantissimo settore di Lodz! Ancora una volta su questo fronte si distinse in uomo di cui abbiamo già parlato in passato: August von Mackensen.

E mentre attaccavano da terra a nord tentavano anche di imporsi a sud nel Mar Nero fronteggiando le congiunte marine tedesca ed ottomana ottenendo un primo successo nella Battaglia di Capo Sarych al largo della penisola di Crimea del 18 Novembre 1914.

Le origini della Prima Guerra Mondiale

Iniziamo ad occuparci del grande argomento di cui ricorre il centenario. Per comprendere a pieno una guerra così complessa come la Prima Guerra Mondiale occorre capire da dove ha avuto origine, bisogna calarsi nel mondo di 100 e passa anni fa per vedere la complessità degli intrecci diplomatici e delle esigenze che portarono le potenze europee a decidere di scontrarsi in campo aperto. Per fare questa operazione bisogna analizzare in breve tutte le potenze che furono coinvolte nel conflitto.

IMPERI CENTRALI

Addossare tutta la colpa della guerra a questa fazione è stato una decisione infausta presa dalla potenze vincitrici dopo la vittoria del 1918, in realtà furono co-responsabili insieme all’altro schieramento, né più né meno colpevoli. Lasciar sempre ai vincitori l’onore di scrivere la storia può avere esiti negativi e spesso e volentieri danneggia la totalità e la pienezza della memoria storica. Comunque… questa fazione era chiamata in questo modo pechè raggruppava tre grandi imperi di allora e un piccolo regno emergente.

IMPERO TEDESCO – La Germania di inizio secolo era un paese in grande crescita, nonostante avesse raggiunto la piena unione territoriale solo nel 1871. Il primo passo dopo la riunificazione era stato quello di procurarsi colonie in Africa ed in Oceania, questo fatto aveva messo la Germania in conflitto con gli interessi dell’Impero Britannico che non vedeva di buon occhio la crescente potenza marina tedesca. Va poi detto che non erano molti i territori liberi da colonizzare senza andare a guardare nel “giardino” di Inglesi e Francesi. Ad ogni modo la Germania aveva preso le attuali Namibia, Tanzania, Camerun, Togo, Nuova Guinea, Isole Samoa, Isole Salomone ed alcune altre isole in Micronesia. Sul piano europeo gli occhi della Germania erano principalmente rivolti a est con l’idea di conquistare terreni ai danni degli Zar di Russia. A ovest c’era il nemico francese, ma in fondo era già stato sconfitto una volta nella Guerra franco-prussiana che aveva sancito la definitiva riunificazione tedesca… poteva essere quindi sconfitto ancora.

IMPERO AUSTRO-UNGARICO – L’Austria aveva un impero in piena decadenza. Al nord aveva perso i territori che controllava proprio a causa della Germania ed ora sentiva sempre di più l’incombente influenza dei “nuovi” vicini tedeschi. Era un impero multietnico e questo non facilitava il controllo del territorio dal momento che erano molteplici le spinte indipendentiste al suo interno. A sud-ovest c’era il Regno d’Italia che premeva per conquistare territori del Trentino-Alto Adige, del Friuli-Venezia Giulia e i territori litorali dell’Istria e della Dalmazia. A sud-est la polveriera dei Balcani era sempre più difficile da controllare e le due Guerre balcaniche non avevano di certo migliorato la situazione. Ad ogni modo l’Austria puntava a rafforzare il suo controllo proprio nella regione balcanica, senza sospettare questo azzardo avrebbe messo in discussione la sua stessa esistenza.

IMPERO OTTOMANO – Un altro impero in piena decadenza . Gli ottomani nell’ultimo secolo avevano perso importanti pezzi dei loro possedimenti ai danni delle potenze europee. Gli Inglesi ed i Francesi guardavano con avidità ai territori del Medio Oriente e l’Italia con la guerra del 1911 aveva conquistato la Libia e il Dodecanneso dimostrando tutta l’inadeguatezza dell’esercito ottomano alla guerra moderna. Nei Balcani poi la situazione non era delle migliori, tutte i territori un tempo controllati dalla Grande Porta erano diventati indipendenti o erano passati sotto il controllo altrui (come ad esempio la Bosnia Herzegovina in mano agli Austriaci). Quello che teneva a galla l’Impero e in una certa misura fuori dalla portata inglese e francese erano gli storici rapporti diplomatici che legavano Turchi e Tedeschi (rapporti che sono ancora oggi molto solidi) risalenti agli albori della potenza prussiana. Ad ogni modo una guerra in Europa avrebbe inevitabilmente coinvolto anche l’Impero Ottomano.

REGNO DI BULGARIA – Il giovane e piccolo regno di Bulgaria certo non stravedeva per i suoi ex dominatori ottomani, ma rivendicava molti territori che erano controllati da Grecia, Romania e Serbia… tutti paesi alleati dell’Impero Britannico e della Francia. C’erano poi odii e inimicizie legate alle Guerre balcaniche di cui abbiamo abbondantemente parlato nei due articoli a tema di qualche mese fa.

TRIPLICE ALLEANZA E ALTRI “ALLEATI”

IMPERO BRITANNICO – Come già abbiano accennato sopra gli interessi degli Inglesi erano soprattutto di contenimento dell’espansionismo tedesco. Per questo erano state messe a punto una serie di alleanze volte a tenere ingabbiati gli interessi germanici. L’alleanza con le nuove nazioni balcaniche serviva soprattutto in chiave anti-ottomana in attesa di un pretesto per attaccare il decadente impero. L’opportunismo (spregiudicato) britannico fu sicuramente tra le cause della guerra.

FRANCIA – La Francia aveva un grandissimo impero coloniale e doveva in un qualche modo restituire alla Germania lo smacco del 1871. Per questo aveva cercato in tutti i modi di contrastare il colonialismo tedesco per via diplomatica. Nell’Inghilterra e nella Russia aveva trovato due buoni alleati spaventati anch’essi dalle mire tedesche. Anche per la Francia c’era un grande interesse rivolto verso l’Impero Ottomano in decadenza. Tenersi amici i nuovi stati balcanici sarebbe stata la prima mossa per banchettare sulle rovine di Istanbul.

RUSSIA – Il grande (povero) impero degli Zar era un paese ancora arretrato e pieno di conflitti sociali. Aveva però l’esigenza di difendersi dai minacciosi confinanti occidentali di Austria e Germania. Lo Zar sapeva che miravano a sottrargli territori di vitale importanza come l’Ucraina e la Russia Bianca (oggi Bielorussia) e per stare al sicuro non aveva altra scelta che legarsi alla Francia e all’Impero Britannico. Inoltre la Russia guardava con gran simpatia al Regno di Serbia ed agli altri stati balcanici nella segreta speranza di portarli sotto la sua sfera di influenza in chiave anti-ottomana. Anche in questo caso coincidevano pienamente i suoi interessi con quelli dei suoi alleati.

REGNO DI SERBIA – Il piccolo e giovane stato con capitale Belgrado si trovava nella difficile posizione di dover arginare gli interessi Austriaci nell’area balcanica, inoltre progettava un piano di espansione a lungo termine per unificare alcuni degli stati confinanti (la futura Jugoslavia). Aveva ottimi rapporti con la Russia e si era guadagnata l’appoggio di grandi potenze europee. C’era però da capire come si sarebbe mossa l’Austria nei suoi confronti.

IMPERO GIAPPONESE – Il Giappone era una nazione emergente nel panorama asiatico e guardava con interesse alle colonie delle potenze europee, sapeva però di dover aspettare un grande conflitto nel vecchio continente per poter inserirsi e conquistare territori. Il governo giapponese però non era composto da stupidi e sapeva benissimo che non era il caso di schierarsi contro l’Impero Britannico ed i suoi alleati… per cui la sua bramosia era principalmente rivolta alle colonie insulari tedesche.

REGNO DEL MONTENEGRO – Il piccolo regno nato con la protezione anglo-francese guardava con estrema attenzione e timore agli interessi austriaci nell’area. In caso di conflitto non poteva che schierarsi contro Vienna.

BELGIO – Il Belgio era un piccolo stato che controllava l’enorme colonia del Congo, ma a parte questo non era particolarmente attivo sul piano europeo anche se sapeva di essere potenzialmente in pericolo in caso di conflitto tra Francia e Germania, per questo motivo si manteneva vicino agli interessi francesi.

ROMANIA – Anche questo giovane stato balcanico aveva interesse nel mantenere la propria indipendenza nel panorama inquieto che portò alla guerra. La Romania sapeva di doversi guardare dalla Bulgaria, ma bramava anche il controllo di alcune delle sue regioni costiere. Doveva attendere e vedere cosa sarebbe successo.

REGNO D’ITALIA – L’Italia in origine era alleata di Germania ed Austria, ma era fuori da ogni dubbio che i suoi interessi non combaciassero per niente soprattutto con quelli di Vienna… c’era ancora da risolvere la questione dell’unità nazionale e questo significava quanto meno trattare con gli Austriaci. In realtà questo primo punto sarebbe anche stato facile da elaborare, soprattutto con la mediazione tedesca, ma c’era dell’altro. L’Italia mirava ai Balcani ed osservava con estrema attenzione a quello che accadeva, se ci fosse stata una possibilità di inserirsi nella partita forse l’avrebbe colta al balzo. L’alleanza con Germania ed Austria non era quindi destinata a durare.

PORTOGALLO – Anche il Portogallo aveva un buon impero coloniale e mirava ad espanderlo ai danni dell’avversario più “semplice” da affrontare e con il quale confinava su più fronti soprattutto in Africa: la Germania.

STATI UNITI – Il governo di Washington non aveva ancora pressanti interessi in chiave europea, ma manteneva buoni rapporti commerciali con l’Impero Britannico e con la Francia (amica di vecchia data). Inoltre guardava con interesse ad espandere i suoi possedimenti nel Pacifico, per questo occorreva inserirsi nel gioco europeo di controllo delle isole. Va poi sottolineato che dal 1913 gli Stati Uniti controllavano a pieno le Filippine e puntavano al controllo della Nuova Guinea.

Parteciparono con gli “Alleati” anche altri paesi: Siam, Brasile, Grecia, Cuba, Panama, Liberia, Repubblica di Cina, Guatemala, Nicaragua, Costa Rica, Honduras, Haiti e Andorra.

Storie brevi: massacro di My Lai

La storia dell’area geografica indocinese è molto complessa e nel ‘900 è stata costellata da un susseguirsi di guerre e tragedie. I Francesi avevano assoggettato l’intera area creando l’Indocina Francese nel 1887.  Durante la Seconda Guerra Mondiale l’intera area era stata posta sotto l’occupazione giapponese che aveva creato uno stato fantoccio avverso ai precedenti colonizzatori, sostanzialmente i Giapponesi avevano acceso la miccia della spinta indipendentista dell’intera area, furono infatti i guerriglieri comunisti di Ho Chi Minh e del generale Giap (scomparso poco meno di un mese fa all’età di 102 anni) gli unici a contrastare la presenza delle truppe nipponiche. Dopo la guerra le colonie dichiararono la loro indipendenza rifiutandosi di tornare sotto la sfera di influenza francese, ne nacque una aspra guerra conclusasi con la sconfitta della Francia nel 1954. La particolare situazione dell’area, il pericolo di dominio da parte di regimi comunisti e una divisione poco intelligente dei territori portarono al successivo intervento nell’area da parte degli Stati Uniti in quella che è diventata universalmente famosa come Guerra del Vietnam (1960 – 1975) .

Durante il conflitto vietnamita l’aspetto predominante era l’impossibilità di un esercito convenzionale a dare battaglia ai guerriglieri comunisti in campo aperto, questi infatti usavano tattiche di “mordi e fuggi” e la loro conoscenza del territorio li rendeva sin troppo pericolosi e sfuggenti. I famigerati Viet Cong si infiltravano ovunque nei villaggi e nelle città del Vietnam del Sud (lo stato protetto dagli Stati Uniti) ed era quasi impossibile individuarli per tempo. I comandanti americani decisero quindi di condurre una guerra in maniera atipica. La prima cosa che fecero fu di provare ad evacuare i villaggi di campagna per raggrupparli in villaggi-fortezza appositamente costruiti e controllati militarmente da truppe americane e sudvietnamite, questo genere di operazione è al centro del film “Berretti Verdi” del 1968 con John Wayne. In secondo luogo si decise di condurre un pattugliamento mobile del territorio, senza creare un sistema di presidio stabile e duraturo: ci si spostava dove il nemico era segnalato, lo si attaccava, lo si distruggeva e poi si tornava alla base lasciando il territorio di nuovo alla mercé di potenziali nemici (una tattica giudicata meno costosa di quella convenzionale e della cui efficacia si discute ancora oggi). Queste operazioni erano le famose  “search and destroy” (visibile in film come “Platoon”, “Il Cacciatore” e “Forrest Gump”).

Il problema di “search and destroy” era che molto spesso i Viet Cong si rifugiavano ed erano appoggiati dai villaggi di contadini, era difficile capire chi fosse un nemico e chi no e le imboscate erano all’ordine del giorno.

All’alba del 16 Marzo del 1968 alcuni elicotteri stanno sorvolando alcuni villaggi vietnamiti dove è stata segnalata attività de guerriglieri, effettivamente vengono sparati diversi colpi in direzione degli elicotteri di ricognizione e quindi si decide di fare intervenire la fanteria per ripulire la zona dai Viet Cong. Le truppe vengono trasportate dagli elicotteri e lasciate nei pressi dei villaggi alle 7.30. Quasi tre ore dopo un elicottero americano di ricognizione passa sull’area per controllare lo svolgimento dell’operazione e l’equipaggio nota subito che qualcosa non va (come testimonieranno le registrazioni delle comunicazioni radio verso la base): ci sono troppi civili morti e in posizioni troppo strane, sembra che siano stati fucilati piuttosto che siano morti in combattimento, dall’alto è anche possibile distinguere almeno due fosse comuni, qualcosa non torna. L’elicottero comincia quindi a girare sempre più basso sopra l’area per capire meglio la situazione. Non ci vuole molto perchè i tre uomini dell’equipaggio vedano quello che sta realmente accadendo: esecuzioni sommarie, stupri, omicidi di bambini e neonati, non si salva nessuno, neppure gli animali (Oliver Stone nel suo film “Platoon” mostrerà una situazione molto simile). A quel punto l’elicottero prova ad intervenire frapponendosi tra i civili rimasti vivi e le truppe di fanteria, minacciando di aprire il fuoco contro i soldati se quello scempio fosse continuato. Alle 11.30 l’elicottero ed il suo equipaggio rientrarono alla base dove fecero immediatamente rapporto su quanto avvenuto nella zona di My Lai.

L’atteggiamento delle autorità militari fu molto subdolo. Si cercò in tutti i modi di evitare fughe di notizie nel tentativo di oscurare l’intera storia, in un primo momento le truppe colpevoli della strage vennero addirittura elogiate per il grande successo ottenuto nel contrastare il nemico durante quell’operazione. Una commissione interna intanto cercava di scoprire chi fossero i reali responsabili dell’eccidio in attesa di decidere il da farsi. La verità però cominciò a venire a galla: mesi dopo il massacro iniziarono a circolare lettere di alcuni soldati di fanteria che accusavano le proprie unità di brutalità nei confronti della popolazione vietnamita, le lettere erano estremamente dettagliate e non lasciavano scampo all’immaginazione. L’esercito cominciò un’opera di imboscamento e di “white-washing” delle notizie, nulla doveva arrivare alla stampa. Tra i responsabili di questa operazione di imboscamento c’era anche un giovane Colin Powell, futuro Segretario di Stato sotto l’amministrazione Bush Jr. tanto per gradire.

La storia venne scoperta da un giornalista solo nel novembre del 1969 e racimolando dal materiale fotografico pubblicò un articolo. In contemporanea un soldato aveva mandato una lettera in cui parlava del massacro direttamente al suo rappresentante al Congresso degli Stati Uniti, dando via al polverone istituzionale.

In realtà non successe nulla di eclatante. La Corte Marziale si pronunciò contro gli ufficiali responsabili della strage, ma di fatto questi vennero graziati dopo qualche anno di arresto ai domiciliari. Pene estremamente miti (se non inesistenti) vennero date ai militari responsabili di aver insabbiato il caso. Si pensi che il maggior responsabile della strage oggi è un uomo libero che fa il gioielliere in Georgia…

Il 16 Marzo 1968 vennero uccisi 347 civili vietnamiti, dei quali forse 2 o 3 erano Viet Cong, gli altri erano innocenti alcuni dei quali neppure in grado di combattere in quanto bambini e neonati.

Non hanno ricevuto giustizia.

BloodyImperialistFlag

Spunti senza commento: n° 30

L’altro giorno son venuti a trovarmi tre pii egoisti. Il primo era un sanyasi, un uomo cioè che aveva rinunciato al mondo; il secondo, un orientalista e fermo credente nella fratellanza del genere umano; e il terzo un saldo fautore di una meravigliosa utopia. Ognuno dei tre era un fervente apostolo della sua fede e considerava gli atteggiamenti e le azioni altrui un po’ dall’alto, e attingeva forza dalle sue proprie convinzioni. Ognuno amava ardentemente il suo credo e tutti e tre erano, in uno strano loro modo, spietati. (Krishnamurti J.)