Progetto WW1: 1 Novembre 1917 – 15 Gennaio 1918

Cento anni fa, tra gli ultimi mesi del 1917 e i primi mesi del 1918, la situazione militare della Prima Guerra Mondiale andava delineandosi in maniera inequivocabile. La situazione degli Imperi Centrali diventava sempre più critica: l’Impero Ottomano pareva destinato ad un inevitabile collasso, l’Austria-Ungheria era ormai completamente dipendente dall’aiuto militare tedesco, la Bulgaria reggeva bene nella misura in cui era impegnata in uno scacchiere tutto sommato facile da gestire, infine la Germania cominciava a sentire la pesantezza economica dei tanti anni di sforzo bellico continuativo. Dall’altra parte del fronte la Francia e l’Inghilterra, anch’esse stremate, godevano di un maggiore respiro grazie al consistente aiuto bellico e militare degli Stati Uniti, la Russia stava collassando su stessa a causa delle spinte rivoluzionarie, l’Italia cercava di raccogliere i cocci dopo la batosta di Caporetto.

Sul fronte della Palestina si registrarono importanti eventi le cui conseguenze riempiono ancora oggi le pagine della storia e spesso della cronaca. In concomitanza con la vittoria britannica nella Terza Battaglia di Gaza, con la quale venne spezzato il fronte ottomano, il 2 Novembre 1917 il ministro degli esteri inglese Arthur Balfour si dichiarò favorevole alla creazione di un sostanzioso avamposto sionista in Palestina. Questo evento e gli atti successivi alla conclusione della guerra crearono i primi presupposti per quella che oggi conosciamo come la “questione palestinese”. Gli Inglesi, con il beneplacito della Francia, si apprestavano a tradire le promesse fatte agli Arabi per convincerli a ribellarsi contro gli Ottomani. Il 17 Novembre 1917 gli Inglesi erano già alle porte di Gerusalemme, che sarebbe caduta in mano loro il 11 Dicembre 1917, il fronte meridionale ottomano era ormai perduto.

 Dichiarazione di Balfour:

Egregio Lord Rothschild,
È mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell’ebraismo sionista che è stata presentata, e approvata, dal governo.
“Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”.
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista.

 Sul fronte italiano il 8 Novembre 1917 il generale Luigi Cadorna veniva destituito dal comando dell’esercito in favore di Armando Diaz. Il 13 Novembre 1917 iniziò la Prima Battaglia del Piave, durata tredici giorni, con l’obiettivo di bloccare la dilagante avanzata delle truppe austro-tedesche. La battaglia fu un successo italiano, anche se pagato molto caro in termini di vite umane, le truppe degli Imperi Centrali rimasero appunto bloccate sulle rive del Piave senza riuscire più a proseguire l’avanzata.

Sul fronte dei Balcani la Romani cedeva di schianto sotto le pressioni Bulgare e Tedesche firmando l’armistizio il 9 Dicembre 1917.

Nel frattempo Stati Uniti (7 Dicembre 1917), Panama (10 Dicembre 1917) e Cuba (16 Dicembre 1917) dichiararono guerra all’Austria-Ungheria.

Sul fronte occidentale il 10 Novembre 1917 giunse al termine la Battaglia di Passchendaele iniziata a fine Luglio senza che gli Inglesi riuscissero a spezzare la linea tedesca, di fatto si trattò dell’ennesimo bagno di sangue sostanzialmente inutile. Pochi giorni dopo il 25 Novembre 1917 cominciò la Battaglia di Cambrai dove una iniziale avanzata degli Alleati venne poi totalmente respinta dai Tedeschi. La situazione della Germania però era molto critica a causa del ristagno economico dovuto al blocco navale britannico, nel Mare del Nord si consumò l’ennesimo scontro tra le flotte dei due paesi nella Battaglia di Helgoland, scontro alla fine risultato inconcludente per entrambi. Anche nelle colonie la Germania era ormai totalmente stremata e gli ultimi raparti ormai decimati dell’Africa Orientale Tedesca il 25 Novembre 1917 sconfinarono nel Mozambico portoghese nel tentativo si sfuggire ai britannici nel settore del Tanganika.

Gli occhi del mondo però continuavano ad essere rivolti verso gli eventi che stavano devastando la Russia. Tra il 7 e 8 Novembre 1917 scoppiò la Rivoluzione d’Ottobre (così chiamata per le differenze di date secondo il calendario giuliano): i bolscevichi si impadronirono del potere con la forza dando vita alla Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa e portando Lenin a capo del governo. La reazione della parte avversa non si fece attendere e le prime rivolte anti-bolsceviche nella capitale portarono allo scoppio della guerra civile, resa ancora più evidente il 9 Gennaio 1919 con la formazione delle prime coalizioni che avrebbero portato all’Armata Bianca. Il 22 Novembre 1917, approfittando della situazione, l’Ucraina dichiarò l’indipendenza dalla Russia. Le prime mosse del governo Lenin furono volte alla pacificazione della situazione con gli Imperi Centrali, per poi potersi concentrare sulla guerra civile, per questo motivo il 5 Dicembre 1917 venne firmato l’armistizio con l’Impero Ottomano e il 15 Dicembre 1917 quello con Germania, Austria-Ungheria e Bulgaria.

Ad inizio anno (8 Gennaio 1918) il presidente degli Stati Uniti Wilson espose i suoi famosi “14 punti” sui quali si sarebbe dovuta negoziare la pace a fine conflitto:

  1. Pubblici trattati di pace, stabiliti pubblicamente e dopo i quali non vi siano più intese internazionali particolari di alcun genere, ma solo una diplomazia che proceda sempre francamente e in piena pubblicità.

  2. Assoluta libertà di navigazione per mare, fuori delle acque territoriali, così in pace come in guerra, eccetto i casi nei quali i mari saranno chiusi in tutto o in parte da un’azione internazionale, diretta ad imporre il rispetto delle convenzioni internazionali.

  3. Soppressione, per quanto è possibile, di tutte le barriere economiche ed eguaglianza di trattamento in materia commerciale per tutte le nazioni che consentano alla pace, e si associno per mantenerla.

  4. Scambio di efficaci garanzie che gli armamenti dei singoli stati saranno ridotti al minimo compatibile con la sicurezza interna.

  5. Regolamento liberamente dibattuto con spirito largo e assolutamente imparziale di tutte le rivendicazioni coloniali, fondato sulla stretta osservanza del principio che nel risolvere il problema della sovranità gli interessi delle popolazioni in causa abbiano lo stesso peso delle ragionevoli richieste dei governi, i cui titoli debbono essere stabiliti.

  6. Evacuazione di tutti i territori russi e regolamento di tutte le questioni che riguardano la Russia senza ostacoli e senza imbarazzo per la determinazione indipendente del suo sviluppo politico e sociale e assicurarle amicizia, qualsiasi forma di governo essa abbia scelto. Il trattamento accordato alla Russia dalle nazioni sorelle nel corso dei prossimi mesi sarà anche la pietra di paragone della buona volontà, della comprensione dei bisogni della Russia, astrazion fatta dai propri interessi, la prova della loro simpatia intelligente e generosa.

  7. Il Belgio – e tutto il mondo sarà di una sola opinione su questo punto – dovrà essere evacuato e restaurato, senza alcun tentativo per limitarne l’indipendenza di cui gode al pari delle altre nazioni libere.

  8. Il territorio della Francia dovrà essere completamente liberato e le parti invase restaurate. Il torto fatto alla Francia dalla Prussia nel 1871, a proposito dell’Alsazia–Lorena, che ha compromesso la pace del mondo per quasi 50 anni, deve essere riparato affinché la pace… possa essere assicurata di nuovo nell’interesse di tutti.

  9. Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere fatta secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le nazionalità.

  10. Ai popoli dell’Austria–Ungheria, alla quale noi desideriamo di assicurare un posto tra le nazioni, deve essere accordata la più ampia possibilità per il loro sviluppo autonomo.

  11. La Romania, la Serbia e il Montenegro dovranno essere evacuati, i territori occupati dovranno essere restaurati; alla Serbia sarà accordato un libero e sicuro accesso al mare, e le relazioni specifiche di alcuni stati balcanici dovranno essere stabilite da un amichevole scambio di vedute, tenendo conto delle somiglianze e delle differenze di nazionalità che la storia ha creato, e dovranno essere fissate garanzie internazionali dell’indipendenza politica ed economica e dell’integrità territoriale di alcuni stati balcanici.

  12. Alle regioni turche dell’attuale impero ottomano dovrà essere assicurata una sovranità non contestata, ma alle altre nazionalità, che ora sono sotto il giogo turco, si dovranno garantire un’assoluta sicurezza d’esistenza e la piena possibilità di uno sviluppo autonomo e senza ostacoli. I Dardanelli dovranno rimanere aperti al libero passaggio delle navi mercantili di tutte le nazioni sotto la protezione di garanzie internazionali.

  13. Dovrà essere creato uno stato indipendente polacco, che si estenderà sui territori abitati da popolazioni indiscutibilmente polacche; gli dovrà essere assicurato un libero e indipendente accesso al mare, e la sua indipendenza politica ed economica, la sua integrità dovranno essere garantite da convenzioni internazionali.

  14. Dovrà essere creata un’associazione delle nazioni, in virtù di convenzioni formali, allo scopo di promuovere a tutti gli stati, grandi e piccoli indistintamente, mutue garanzie d’indipendenza e di integrità territoriale.

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Progetto WW1: 21 Giugno – 31 Agosto 1917 – La guerra si espande

Nell’estate 1917 la Grande Guerra sembrava aver raggiunto un nuovo livello di intensità, dopo le grandi manovre del 1914, dopo la guerra di posizione del 1915, dopo gli inutili bagni di sangue del 1916, nella mente di tutte le nazioni in causa il 1917 doveva diventare un anno risolutivo per le sorti del conflitto… e in buona parte questa aspettativa venne rispettata. Gli Americani misero piede in Francia il 25 Giugno 1917 quando le avanguardie del corpo di spedizione (che sarebbe passato da 120.000 uomini a quasi 1 milione nel 1918) vennero sbarcate dalle navi da trasporto. Le truppe americane non sarebbero state impegnate seriamente prima di Ottobre del medesimo anno.

Sul fronte orientale iniziava il 1 Luglio 1917 l’ultima grande offensiva russa: l’offensiva Kerenskij, il gigante russo era in crisi totale per le grandi ondate rivoluzionarie che lo scuotevano dall’interno. l’offensiva prese piede in Galizia. Le nuove disposizioni dei Soviet politici della capitale prevedevano che ogni azione bellica fosse preceduta da un’assemblea dei soldati stessi che ne valutassero l’opportunità, esautorando di fatto il potere degli alti ufficiali di impianto zarista. I primi giorni dell’offensiva furono travolgenti più per le mancanze dell’esercito austro-ungarico che per le reali capacità dei Russi… di fatto si stavano scontrando due imperi di carta destinati a crollare. L’intervento tedesco (19 Luglio 1917) fu determinate per interrompere l’offensiva e per passare al furioso contrattacco che mandò totalmente in rotta l’esercito russo, costretto a ritirarsi per oltre 240 km. Il governo di Kerenskij ne uscì esausto, ormai ovunque si susseguivano le voci di una imminente rivoluzione guidata dai Bolscevichi.

Prigionieri Russi durante la disfatta

Sul fronte dei Balcani la Grecia fu indotta a dichiarare guerra agli Imperi Centrali, soprattutto in chiave anti-bulgara. Nel frattempo un “Comitato Jugoslavo” formatosi sotto l’ala protettrice anglo-francese prese l’impegno politico di formare un futuro Regno dei Serbi, Croati e Sloveni in funzione anti-austriaca, per questo fu approvata il 20 Luglio 1917 la dichiarazione di Corfù. Bosniaci e Montenegrini non furono chiamati in causa su questa questione che li riguardava direttamente. Sul fronte rumeno le disavventure russe in Galizia produssero un forte reazione dell’esercito rumeno che cercò di scacciare gli austro-ungarici dalla Moldavia e di resistere disperatamente alle continue incursioni nemiche, il particolare la Battaglia di Mărășești (6 Agosto – 8 Settembre 1917) fu l’ultima grande vittoria rumena della guerra.

Sul fronte italiano andò in scena l’Undicesima Battaglia dell’Isonzo (17 – 31 Agosto 1917), intrapresa in parte per la paura di una imminente offensiva austro-ungarica (che sarebbe arrivata qualche mese dopo) e in parte per le forti pressioni degli Alleati che volevano disperdere l’attenzione degli Imperi Centrali su più fronti caldi. Nonostante le scarse conquiste territoriali lo scontro dimostrò che le truppe di Vienna erano ormai vicine ad un crollo psico-fisico totale, l’unico fattore in grado di far reggere questo fronte (come quello orientale del resto) poteva essere l’arrivo di truppe tedesche… cosa che poi effettivamente avvenne.

Sul fronte occidentale cominciò il 31 Luglio 1917 la grande offensiva britannica nelle Fiandre che sarebbe passata alla storica come Battaglia di Passchendaele. L’offensiva si svolse a più ondate e di fatto interessò anche altri settori, come quello di Verdun.

Prigionieri tedeschi nelle Fiandre

Sul fronte prossimo alla Palestina le truppe arabe guidate da Lawrence d’Arabia e Awda Abu Tayi sconfissero gli Ottomani nella Battaglia di Aqaba il 6 Luglio 1917.

Altri paesi si unirono agli Alleati contro le forze degli Imperi Centrali: Cina (14 Agosto 1917), Siam (22 luglio 1917) e Liberia (4 Agosto 1917).

 

Progetto WW1: 1 – 31 Maggio 1917

Il 9 Maggio 1917 terminava l’Offensiva Nivelle sul fronte occidentale, secondo le aspettative dei generali che l’avevano progettata la perdita di un massimo di 10.000 soldati avrebbe portato a conquiste territoriali significative. La realtà dei fatti fu tragicamente diversa. Le perdite francesi superarono le 180.000 unità e le conquiste a fronte della conquista di posizioni per lo più irrilevanti. L’intera macchina da guerra francese era al collasso e diventarono sempre più numerosi i casi di ammutinamento. Dall’inizio del conflitto erano caduti sui vari campi di battaglia 978.000 soldati francesi (conteggio che ovviamente esclude i caduti francesi di provenienza coloniale). Interi reggimenti cominciarono a rifiutarsi di combattere, coadiuvati anche dalla propaganda socialista che riportava le notizie della situazione in Russia. A partire dalla conclusione dell’Offensiva Nivelle vennero costituite diverse corti marziali (almeno 3.400) con l’obiettivo di giudicare e condannare gli ammutinati. Il tutto avveniva senza che l’opinione pubblica ne venisse informata.

Provvidenzialmente il 15 Maggio 1917 Nivelle venne rimpiazzato da Pétain al comando dell’esercito francese… provvidenzialmente perchè la sua linea nei confronti dei soldati fu decisamente mite e ben più accorta del suo predecessore: aumentò le licenze e migliorò il sistema della rotazione delle truppe in prima linea, inoltre limitò fortemente il numero di offensive nell’attesa dell’arrivo delle truppe degli Stati Uniti. Secondo stime ufficiali si contarono 2.878 sentenze a lavori forzati e 629 condanne a morte (di cui solo 43 realmente eseguite). Il polso tenero voluto da Pétain lo rese popolare tra i soldati, ma parimenti impopolare tra gli altri generali ed alcuni uomini politici.

Gli Stati Uniti dal conto loro si preparavano a raggiungere i campi di battaglia europei e il 18 Maggio 1917 venne emanato il provvedimento di coscrizione militare (Selective Service Act). L’idea iniziale del presidente Wilson era di inviare un massiccio corpo volontario in Europa, ma dopo tre settimane dall’entrate in guerra i volontari che si erano arruolati non superavano le 32.000 unità, a fronte di questo insuccesso venne emanato l’atto di cui sopra.

Sul fronte macedone il 9 Maggio 1917 terminò la Battaglia di Doiran e in contemporanea si svolse la Battaglia dell’ansa del Crna (5 – 9 Maggio 1917) nella quale i Bulgari respinsero le truppe congiunte di Francia, Italia e Russia. La Bulgaria non intendeva cedere il passo agli Alleati. Sul fronte Macedone tra il 1916 e il 1918 l’Italia ebbe oltre 52.000 perdite.

Truppe Alleate: un capitano italiano, un tenente russo, un colonnello serbo, un tenente francese e un gendarme greco.

Nel tentativo di spezzare il fronte e raggiungere così Trieste il 12 Maggio 1917 iniziò la Decima Battaglia dell’Isonzo. La prima fase del piano prevedeva un bombardamento rilevante su tutto il fronte, finalizzato a non far capire agli Austriaci dove si sarebbe concentrato l’attacco principale. Finito il bombardamento l’attacco (seconda fase) sarebbe cominciato nel settore di Plava (oggi Slovenia) e di Gorizia. A seguire (terza fase) ci sarebbe stato l’attacco dal settore del fiume Vipacco a scendere verso il mare e quindi verso Trieste. Il bombardamento cominciò il 12 Maggio e fini due giorni dopo, a quel punto la fanteria cominciò ad avanzare. Il 21 Maggio infine si entrò nella terza fase con le offensive carsiche. Al 29 Maggio 1917 l’avanzata si arrestò definitivamente, su entrambe le direttrici dei combattimenti si erano registrati buoni avanzamenti, ma non tali da liberare Trieste. Pochi giorni dopo, il 3 Giugno 1917, gli Austriaci lanciarono un pesante contrattacco che sortì pochi effetti nel settore del Carso, ma che vanificò tutte le conquiste dei giorni precedenti nell’altro settore. L’Italia soffrì 160.000 perdite, di cui 36.000 morti, mentre l’Austria-Ungheria ebbe 125.000 perdite, di cui 17.000 morti.

Horty ferito

Nella notte tra il 14 e il 15 Maggio 1917 navi della marina austriaca (k.u.k. kriegsmarine) al comando di Miklós Horthy (poi a capo dell’Ungheria durante la Seconda Guerra Mondiale) tentò di forzare il blocco del canale di Otranto per aprire la strada agli U-boot, nell’ottica di una più ampia guerra navale nel Mediterraneo. A fronteggiare questo tentativo c’era una flotta congiunta italo-franco-britannica al comando di Alfredo Acton. L’azione di Horthy (che rimase seriamente ferito) ebbe successo e di conseguenza gli Alleati dovettero ripensare in maniera consistente il blocco navale nel canale. La marina da guerra austriaca non sfruttò questa vittoria come avrebbe dovuto, per cui il suo impatto nel proseguimento della guerra fu quasi nullo.

Eravamo nel giorno: 23 Maggio 1430

Il 23 Maggio del 1430, durante le concitate fasi finali della Battaglia di Compiègne (nella regione della Picardia), Giovanna d’Arco venne catturata dalle truppe dei Borgognoni, storici alleati degli invasori Inglesi. La cattura fu il primo passo per quello che diventerà il famoso processo con conseguente messa al rogo dell’eroina francese, poi dichiarata Santa patrona di Francia.

Sulla rocambolesca cattura pende da sempre il dubbio di un possibile tradimento da parte di Guglielmo di Flavy, governatore militare di Compiègne. I fatti sono abbastanza semplici e lineari. La città era da tempo assediata dalle truppe congiunte di Borgognoni ed Inglesi, mentre la “pulzella di Lorena” aveva più volte tentato delle sortite per rompere l’accerchiamento senza però riuscirvi. Proprio il 23 Maggio 1430 da una di queste sortite nacque un violento scontro che vide i Francesi troppo inferiori di numero rispetto ai nemici, per cui l’unica soluzione plausibile fu quella della precipitosa ritirata verso la città. Il Flavy, a quanto pare timoroso che le incalzanti truppe di Borgogna potessero penetrare in città durante l’inseguimento delle truppe francesi, fece chiudere le porte della città dopo aver fatto passare solo i primissimi soldati francesi in ritirata, lasciando fuori tutti gli altri.

Jeanne-dArc

Giovanna d’Arco era intenta a proteggere la ritirata delle truppe e rimase ovviamente chiusa fuori dalle mura amiche. Rimasta con pochi uomini a disposizione fu presto catturata dal Bastardo di Wamdonne, alle dipendenze di uno dei vassalli del duca di Borgogna.

Del tradimento del Flavy non vi sono mai state prove certe, ma resta il fatto che egli fosse uno dei principali detrattori della figura della “pulzella di Lorena” nell’incasinato panorama politico francese dell’epoca.

Progetto WW1: 1 – 30 Aprile 1917 – Gli Stati Uniti in guerra

Sul fronte orientale l’alto comando tedesco seguiva con ottimismo le notizie della Rivoluzione che stava investendo la Russia; se l’immensa orda umana che avevano difronte si fosse riversata a ritroso nelle immense pianure desolate sarebbe stata un’ottima occasione per strappare al nemico vaste porzioni di territorio quasi senza colpo ferire. A rovinare l’atmosfera euforica di Berlino c’era il progressivo deteriorasi dei rapporti con gli Stati Uniti che parevano giunti ad un binario morto.

Il 5 Aprile 1917 le truppe tedesche conclusero il massiccio ripiegamento, cominciato a Febbraio dello stesso anno, verso la “Linea Hindenburg”. Abbandonando diversi chilometri di terreno venne accorciata sensibilmente la linea difensiva, era chiara l’intenzione dei comandi tedeschi di giocare sulla difensiva per poter preparare con calma una massiccia offensiva magari dirottando su questo fronte truppe provenienti dal settore orientale. Il comando alleato aveva invece deciso di lanciare la sua offensiva primaverile nel tentativo di rispedire le truppe nemiche entro il territorio tedesco e costringere il Kaiser alla pace. L’Offensiva Nivelle cominciò ufficialmente il 16 Aprile 1917, ma già alcuni giorni prima erano iniziati aspri scontri collegati all’offensiva principale.

Il 9 Aprile 1917 iniziò la Battaglia di Arras, condotta dalle forze britanniche e quelle dei loro dominion; durante l’intera battaglia si sfidarono nei cieli le forze dell’aviazione britannica e tedesca, che nel settore poteva annoverare il famoso “Barone Rosso” Manfred von Richthofen. Le perdite dell’aviazione britannica furono talmente alte che l’Aprile 1917 venne ribattezzato “Bloody April” (Aprile di sangue). Nel contesto di questa grande battaglia vale la pena ricordare la Battaglia del crinale di Vimy (9 – 12 Aprile 1917) combattuta, con successo, principalmente dai soldati Canadesi.

Nel settore sud erano i Francesi a dover condurre le danze. Il 16 Aprile 1917 si scatenò la Seconda Battaglia dell’Aisne, nel vano tentativo di riconquistare Reims… ma l’intera azione si risolse in un sanguinoso nulla di fatto. Tra il 17 e il 20 Aprile 1917 si combatté la Terza Battaglia della Champagne (o Battaglia delle Colline) che ebbe invece esito positivo, pur con una sproporzione enorme nelle perdite dei due schieramenti. Le oltre 20.000 perdite subite dai Francesi cominciarono a minare seriamente il morale delle truppe e cominciarono i primi episodi di ammutinamento nei reparti in blu.

Il 22 Aprile 1917 sul fronte dei Balcani i Bulgari respinsero un’offensiva britannica nella Battaglia Doiran, mentre negli stessi giorni (19 Aprile 1917) gli Ottomani bloccarono le forze di Sua Maestà nella Seconda Battaglia di Gaza.

Eppure qualcosa di estremamente importante era già avvenuto. Il 6 Aprile 1917 gli Stati Uniti avevano dichiarato guerra alla Germania, seguiti il giorno dopo da Panama e Cuba. Per la prima volta gli Yankees intervenivano attivamente in uno scenario non Americano, muovendo da un lato il loro imponente, anche se impreparato, apparato militare dall’altro mobilitando un’enorme macchina propagandistica per pubblicizzare la loro prima grande guerra internazionale per portate la democrazia.  Il 6 Aprile 1917 di fatto può essere assunta come la data di inizio dell’Impero Americano.

Storie brevi: Nouvelle-France

In ogni epoca storica ci sono alcuni eventi che hanno segnato dei veri e propri punti di svolta destinati a cambiare per sempre la storia dell’umanità. Se analizziamo gli ultimi tre secoli di storia il vero punto di svolta è collocato il 10 febbraio 1763 quando la Francia dovette cedere il Canada alla Gran Bretagna, segnando per sempre la fine della Nuova Francia, ossia del colonialismo francese in Nord America. Senza questo passo fondamentale, epilogo della Guerra dei Sette Anni, molte cose non sarebbero accadute. In primo luogo la Rivoluzione Americana del 1776 difficilmente avrebbe avuto corso. La stessa Rivoluzione Francese, figlia della crisi economica patita dopo la sconfitta nel predetto conflitto, non ci sarebbe stata. Il ruolo della Prussia nei territori tedeschi sarebbe rimasto più controllato ancora per qualche decennio, il tutto a favore della corona di Vienna. Il signor Washington sarebbe rimasto un colonnello sconfitto di un esercito sconfitto, rintanato nelle “Tredici Colonie” nella speranza di non essere spazzato via da un esercito francese vittorioso. Qualche decennio dopo il signor Bonaparte sarebbe probabilmente diventato un ufficiale di successo di un esercito francese fedele al re e impegnato in chissà quale fronte coloniale (magari nell’India Francese). Una conclusione differente della Guerra dei Sette Anni avrebbe visto la Gran Bretagna allontanata dall’India e forse il signor Kipling sarebbe nato in Australia e avrebbe scritto pagine memorabili sugli Aborigeni. La volontà di potenza della Prussia sarebbe rimasta esorcizzata ancora per diverso tempo rendendo una unificazione tedesca ai danni di Vienna realizzabile con almeno 50 anni di ritardo. L’Ottocento non sarebbe mai diventato il secolo del Risorgimento e forse ancora oggi ci sarebbero molte più “teste coronate” in giro per l’Europa.

Nuova Francia

Nuova Francia

La Nuova Francia fu un’esperienza coloniale molto diversa rispetto a quella delle altre potenze nello stesso periodo. L’assalto al Nuovo Mondo vide la Spagna e il Portogallo misurarsi con i grandi imperi dell’America centro-meridionale, mentre la Francia, la Gran Bretagna e l’Olanda (in misura significativamente minore) si impegnarono nell’America settentrionale. Al Nord non esistevano né grandi imperi né popolazioni coese e culturalmente complesse, gli Indiani vivevano una vita molto semplice, ma ben radicata nel territorio. La Gran Bretagna insediò subito lungo la costa delle colonie di popolamento entrando in aspro conflitto con le popolazioni locali di cui si cercava di espropriare la terra. La Francia, partendo dal Canada a Nord e da Biloxi nel sud, strutturò invece una grande colonia di sfruttamento commerciale basata su una serie di forti costruiti in mezzo a territori sterminati. La presenza di coloni francesi era limitata e gli scontri con le popolazioni locali erano sensibilmente meno frequenti rispetto a quanto accadeva con gli Inglesi; il governo francese sapeva che per controllare una colonia così vasta non poteva fare a meno dell’apporto delle popolazioni locali, le quali vennero integrate nella struttura sociale della colonia. All’apice della colonizzazione francese più di metà degli attuali Canada e Stati Uniti era sotto il controllo della Francia e dei loro alleati Indiani e molte grandi città del continente furono fondate proprio come forti e stazioni commerciali francesi. Alcuni esempi? Montreal e Quebec, Detroit e Pittsburgh (allora Fort Duquesne), St. Louis e New Orleans, Jacksonville (allora Fort Caroline) e Mobile, Baton-Rouge e Memphis (allora Fort de l’Assimption), Kansas City (allora Fort Cavagnial) e Chicago.

i Francesi lasciano Fort Detroit agli Inglesi

I Francesi lasciano Fort Detroit agli Inglesi

Nonostante l’economia fiorente della Nuova Francia, la disparità di popolamento rispetto alle colonie britanniche avrebbe giocato un ruolo fondamentale durante la Guerra dei Sette Anni. I Francesi e i loro alleati (gli Abenachi e i Mi’kmaq) inizialmente ottennero una serie di vittorie sulle impreparate truppe britanniche, ma dal 1758 il governo di Londra intensificò gli sforzi armati nelle colonie spazzando via un forte dopo l’altro e conquistando le principali città francesi. Nel 1763 tutta la Nuova Francia era caduta sotto il controllo “relativo” della Gran Bretagna. Ancora oggi persistono tracce del passaggio francese in terra americana. Oltre alle città che abbiamo citato prima resta una forte identità francofona in Quebec e nel Nuovo Brunswick,entrambe regioni dell’attuale Canada. Ci sono luoghi e cose che devono il proprio nome ai grandi che servirono in queste terre per conto dei sovrani di Francia, ad esempio:

  • Tontitown in Arkansas prende il nome da Enrico Tonti, Italiano al soldo dei Francesi che fu tra i fondatori di Detroit, morto a Mobile in Alabama nel 1704
  • il lago Champlain negli stati del Vermont e di New York prende il nome da Samuel de Champlain che lo scoprì nel 1609
  • la casa automobilistica Cadillac prende il nome dal celebre esploratore Antoine Laumet de La Mothe signore di Cadillac, che fu governatore della Louisiana
Scena tratta dal film

Scena tratta dal film “L’ultimo dei Mohicani”

Progetto WW1: 20 Novembre – 31 Dicembre 1916

Gli ultimi 42 giorni dell’anno 1916 furono sicuramente tra i più intensi di tutto l’intero conflitto, sia sul piano bellico che su quello politico. Il 1917 avrebbe riservato moltissime sorprese che avrebbero pesato non solo sulla storia del conflitto, come ad esempio la Rivoluzione Russa. Ad ogni modo il 21 Novembre 1916 accadde un qualcosa di imprevisto che avrebbe minato definitamente il vacillante Impero Austro-Ungarico: la morte dell’Imperatore Francesco Giuseppe. La forte leadership del sovrano aveva tenuto insieme i brandelli della gloria viennese negli ultimi decenni, nonostante le infinite crisi che si erano susseguite e diverse tragedie famigliari che l’avevano colpito; la figura di Francesco Giuseppe meriterebbe un articolo a parte, che sicuramente prepareremo a breve. La sua morte destabilizzò tutto l’Impero e il successore designato, Carlo d’Asburgo, non sembrava una figura in grado di reggere l’enorme pressione della situazione politica di quei sanguinosi anni. Il nuovo Imperatore avrebbe dato il via a trattati di pace segreti con la Francia e l’Inghilterra, di nascosto dalla Germania, ma con la strenua opposizione dell’Italia; inoltre avrebbe devoluto un’autonomia sempre maggiore alle minoranze etniche in seno all’Impero innescando la miccia finale della sua dissoluzione. Sarebbero stati gli ultimi due anni di una storia iniziata nell’anno 962…

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1916 – I Tedeschi a Bucarest

L’instabilità viennese giungeva nel momento più inatteso, proprio quando nei Balcani gli Imperi Centrali conseguivano importanti vittorie ai danni dei Rumeni, sconfitti il 3 Dicembre 1916 nella Battaglia di Bucarest. La “piccola Parigi dell’Est” cadde nelle mani nemiche il 6 Dicembre 1916.

Nel frattempo restava problematica la situazione in Grecia, dove i dissensi tra la monarchia e le forze politiche degenerarono in una sorta di guerra civile al seguito di uno sbarco di truppe anglo-francesi ad Atene, avvenuto tra il 1 e il 3 Dicembre 1916. Il monarca Costantino non voleva più ingerenze degli Alleati sul suo territorio al fine di mantenere la massima neutralità nel conflitto, mentre il navigato politico Venizelos caldeggiava un’ingresso nel conflitto ai danni della Bulgaria e dell’Impero Ottomano. Nei disordini di quei giorni le truppe di Francia e Gran Bretagna si reimbarcarono. Ma la resa dei conti all’interno del Regno di Grecia era solo rimandata all’anno successivo.

Sul fronte del Sinai gli Inglesi riuscirono ad occupare posizione strategicamente rilevanti ai danni delle truppe ottomane  grazie alla vittoria nella Battaglia di Magdhaba del 23 Dicembre 1916. Il 1917 sarebbe stato l’anno buono per puntare all’assalto della Palestina.

Sul fronte occidentale il 1916 era stato un anno estremamente sanguinoso per tutti i contendenti, ma chi aveva patito più di tutti era stato l’esercito francese. Nonostante la conclusione della Battaglia di Verdun, il 19 Dicembre 1916 con la riconquista di molte posizione perse a vantaggio dei Tedeschi, c’era molto fermento delle insanguinate armate francesi. il 13 Dicembre 1916 venne destituito il comandante in capo dell’esercito francese Joseph Joffre, giudicato troppo molle nel comando. Al suo posto venne messo Robert Nivelle, che sarebbe diventato tristemente famoso durante le giornate degli ammutinamenti del 1917.

Progetto WW1: 13 Ottobre – 19 Novembre 1916 – Somme ultimo atto

Tra la fine dell’Ottobre e il mese di Novembre 1916 la situazione sul fronte occidentale cominciò ad assumere un aspetto meno tetro per le potenze Alleate. Un primo duro colpo alle aspettative tedesche arrivò dalla riconquista di Fort Douaumont (caduto il 25 Febbraio 1916) il 24 ottobre 1916, da parte di soldati marocchini inquadrati nell’esercito francese come truppe coloniali. Il 2 Novembre 1916 un altro forte tornò in mano ai Francesi: Fort Vaux.

Nel frattempo gli Inglesi si preparavano a sferrare l’ennesima offensiva nella zona della Somme, che poi sarebbe passata alla storia come l’ultima battaglia decisiva della serie di scontri iniziati il 1 Luglio 1916. Il culmine fu la Battaglia di Ancre, combattuta dal 13 al 18 Novembre 1916. L’intera operazione, durata cinque mesi risultò un importante successo strategico per gli Alleati, che avevano in questo modo allentato la pressione tedesca su Verdun. Nei fatti si trattò di una delle più sanguinose operazioni di tutta la storia bellica mondiale… basti pensare che nei lunghi mesi di scontri si ebbero più di 630.000 perdite per parte, per un totale di oltre 1.200.000 uomini morti, feriti e/o dispersi. Secondo le stime degli storici ogni centimetro di terreno conquistato durante gli scontri costò la vita ad un soldato.

A German photograph featuring scene after the battle at Ancre on the Somme during World War One, circa 1917. (Photo by Popperfoto/Getty Images)

Nel frattempo sul fronte rumeno si consumò la seconda, decisiva, Battaglia di Cobadin tra il 19 e il 25 Ottobre 1916. Questa volta le truppe di Bucarest, aiutate dai Russi, non riuscirono a reggere l’urto degli Imperi Centrali. La città di Costanza cadde in mano nemica e così anche la fondamentale ferrovia che viaggiava verso l’interno della Dobrugia. Ora la minaccia al delta del Danubio diventava pressante. Quanto a lungo avrebbe retto la Romania contro la potenza spropositata dei suoi avversari?

Nel frattempo sul fronte italiano si consumava la Nona Battaglia dell’Isonzo, la quale si risolse in un velleitario avanzamento di 5 Km in 5 giorni di battaglia, dal 31 Ottobre al 4 Novembre 1916.