Progetto WW1: 21 Giugno – 31 Agosto 1917 – La guerra si espande

Nell’estate 1917 la Grande Guerra sembrava aver raggiunto un nuovo livello di intensità, dopo le grandi manovre del 1914, dopo la guerra di posizione del 1915, dopo gli inutili bagni di sangue del 1916, nella mente di tutte le nazioni in causa il 1917 doveva diventare un anno risolutivo per le sorti del conflitto… e in buona parte questa aspettativa venne rispettata. Gli Americani misero piede in Francia il 25 Giugno 1917 quando le avanguardie del corpo di spedizione (che sarebbe passato da 120.000 uomini a quasi 1 milione nel 1918) vennero sbarcate dalle navi da trasporto. Le truppe americane non sarebbero state impegnate seriamente prima di Ottobre del medesimo anno.

Sul fronte orientale iniziava il 1 Luglio 1917 l’ultima grande offensiva russa: l’offensiva Kerenskij, il gigante russo era in crisi totale per le grandi ondate rivoluzionarie che lo scuotevano dall’interno. l’offensiva prese piede in Galizia. Le nuove disposizioni dei Soviet politici della capitale prevedevano che ogni azione bellica fosse preceduta da un’assemblea dei soldati stessi che ne valutassero l’opportunità, esautorando di fatto il potere degli alti ufficiali di impianto zarista. I primi giorni dell’offensiva furono travolgenti più per le mancanze dell’esercito austro-ungarico che per le reali capacità dei Russi… di fatto si stavano scontrando due imperi di carta destinati a crollare. L’intervento tedesco (19 Luglio 1917) fu determinate per interrompere l’offensiva e per passare al furioso contrattacco che mandò totalmente in rotta l’esercito russo, costretto a ritirarsi per oltre 240 km. Il governo di Kerenskij ne uscì esausto, ormai ovunque si susseguivano le voci di una imminente rivoluzione guidata dai Bolscevichi.

Prigionieri Russi durante la disfatta

Sul fronte dei Balcani la Grecia fu indotta a dichiarare guerra agli Imperi Centrali, soprattutto in chiave anti-bulgara. Nel frattempo un “Comitato Jugoslavo” formatosi sotto l’ala protettrice anglo-francese prese l’impegno politico di formare un futuro Regno dei Serbi, Croati e Sloveni in funzione anti-austriaca, per questo fu approvata il 20 Luglio 1917 la dichiarazione di Corfù. Bosniaci e Montenegrini non furono chiamati in causa su questa questione che li riguardava direttamente. Sul fronte rumeno le disavventure russe in Galizia produssero un forte reazione dell’esercito rumeno che cercò di scacciare gli austro-ungarici dalla Moldavia e di resistere disperatamente alle continue incursioni nemiche, il particolare la Battaglia di Mărășești (6 Agosto – 8 Settembre 1917) fu l’ultima grande vittoria rumena della guerra.

Sul fronte italiano andò in scena l’Undicesima Battaglia dell’Isonzo (17 – 31 Agosto 1917), intrapresa in parte per la paura di una imminente offensiva austro-ungarica (che sarebbe arrivata qualche mese dopo) e in parte per le forti pressioni degli Alleati che volevano disperdere l’attenzione degli Imperi Centrali su più fronti caldi. Nonostante le scarse conquiste territoriali lo scontro dimostrò che le truppe di Vienna erano ormai vicine ad un crollo psico-fisico totale, l’unico fattore in grado di far reggere questo fronte (come quello orientale del resto) poteva essere l’arrivo di truppe tedesche… cosa che poi effettivamente avvenne.

Sul fronte occidentale cominciò il 31 Luglio 1917 la grande offensiva britannica nelle Fiandre che sarebbe passata alla storica come Battaglia di Passchendaele. L’offensiva si svolse a più ondate e di fatto interessò anche altri settori, come quello di Verdun.

Prigionieri tedeschi nelle Fiandre

Sul fronte prossimo alla Palestina le truppe arabe guidate da Lawrence d’Arabia e Awda Abu Tayi sconfissero gli Ottomani nella Battaglia di Aqaba il 6 Luglio 1917.

Altri paesi si unirono agli Alleati contro le forze degli Imperi Centrali: Cina (14 Agosto 1917), Siam (22 luglio 1917) e Liberia (4 Agosto 1917).

 

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Progetto WW1: 1 – 20 Giugno 1917 – La Battaglia del monte Ortigara

Le guerre passano e vanno a riempire le pagine della storia dell’umanità, passano i decenni e poi i secoli, mentre le nuove generazioni si fagocitano una dopo l’altra. Del passato e dei suoi grandi eventi ci rimane solo una lontana eco ed i libri di storia prendono progressivamente il posto delle memorie di famiglia. Chi è nato prima della fine del ‘900 ha avuto i nonni che verosimilmente hanno visto la Seconda Guerra Mondiale: alcuni magari direttamente al fronte, altri addirittura troppo piccoli anche solo per averne un vago ricordo.  Allo stesso modo chi ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale aveva genitori che magari avevano combattuto nella Grande Guerra e i loro nonni a loro volta avevano partecipato alle Guerre d’Indipendenza…. e così a ritroso per i secoli. Ora diventa difficile andare molto in profondità con queste ricerche, tutto quello che ci resta sono spesso pochi documenti malconci lasciatici proprio dalle generazioni precedenti; piccole tracce del loro passaggio sulla terra. Ad esempio posso affermare con certezza che un mio avo (Paolo Mela) nel lontano 8 Maggio 1848 fu tra i primi a chiudere Porta San Felice in faccia agli Austriaci che cercavano di entrare dentro Bologna, mentre paradossalmente è più difficile collocare con precisione la sua posizione all’interno della famiglia… di fatto restano i documenti storici in nostro possesso, ma col passaggio di mano nel corso dei decenni alcuni passaggi sono meno chiari. Era uno zio, un fratello di una qualche quadrisnonna? Con le dovute ricerche si appurerà anche quello… anche se a 169 anni di distanza.

Paolo Mela

La Prima Guerra Mondiale è un evento più vicino che ci ha lasciato molte più documenti su cui indagare e da cui apprendere, basti pensare alle migliaia di fotografie scattate in zona di guerra, alla decine di lettere o cartoline che in tanti anno ancora tra i ricordi dei propri antenati, senza contare le medaglie e talvolta altra attrezzatura militare. Ovviamente la Seconda Guerra Mondiale ci ha lasciato ancora più materiale e così via sino ai giorni nostri. Che cosa sa ognuno di noi dei propri antenati nella marasma della Grande Guerra? Chi ha avuto caduti più o meno lontani? Forse un po’ tutti, ma magari in tanti non lo sanno. Poi si trova la situazione contraria. Mi spiego. Quanti di noi non ci sarebbero oggi se qualcuno non fosse morto in tempi così lontani? Anche qui la risposta rimane varia e fumosa… come fare a dirlo con certezza? Forse tutti dobbiamo la vita alla morte di qualcuno nel corso di secoli di storia dell’umanità. Ed ecco il punto: oggi posso affermare con certezza che se un dato uomo non fosse morto in un dato posto in un dato giorno non sarei di certo qui a scrivere in questo momento. Mia bisnonna era sposata con un uomo, che chiameremo col nome di battesimo Augusto, il quale partì come tanti altri per il fronte durante la prima Guerra Mondiale. Era nato il 14 Giugno 1884 e perse la vita quattro giorni prima del suo 33° compleanno nella prima giornata della Battaglia del Monte Ortigara. Il signor Augusto al momento della morte serviva nella 128 Batteria Bombardieri sul Monte Zebio (di cui parleremo tra poco). Finita la guerra mia bisnonna, vedova, conobbe mio bisnonno, il signor Pietro e si sposarono. Mio bisnonno in quei giorni del Giugno 1917 serviva presso il 95° fanteria, che insieme al 96° costituiva la Brigata Udine, nella zona del Altopiano della Bainsizza (e quindi coinvolto nella Decima Battaglia dell’Isonzo).

Bombarda usata nel 1917

Ma torniamo al Monte Zebio. Anzi… torniamo alla Battaglia del monte Ortigara. Il piano di attacco prevedeva lo sfondamento su una linea nord-sud che collegava appunto i due monti, la cui azione principale doveva svolgersi agli estremi e non al centro, una sorta di manovra a tenaglia se vogliamo. L’ammassamento delle truppe nelle settimane precedenti l’operazione aveva già destato il sospetto del comando austro-ungarico, ma non vennero inviate truppe di supporto poiché ci si attendeva presto un’ennesima disfida sul Isonzo. Il giorno 9 giugno 1917 un gruppo di ufficiali del 145° Catania persero la vita nel tentativo di piazzare una mina in gallerie a ridosso delle postazioni nemiche, l’esplosione inaspettata della mina fece un massacro (180 caduti) e getto un’aurea infausta sulla battaglia che doveva cominciare a breve. Il 10 Giugno 1917 iniziò prima il forte cannoneggiamento delle artiglierie e poi lo scoppio di diverse mine collocate in posizioni strategiche. Il maltempo e la fitta nebbia rendevano difficili le operazione della fanteria e già a sera nella zona sud (Monte Zebio, dove nel frattempo era morto il primo marito di mia bisnonna) l’offensiva poteva considerarsi fallita; mentre nel settore nord qualche piccolo progresso in più si era raggiunto. Per quattro giorni regno una sostanziale calma sul fronte, poi dal 14 Giugno 1917 ripresero le ostilità, ma sempre con esito non soddisfacente per il Regio Esercito Italiano. A partire dal 20 Giugno 1917 l’esercito austro-ungarico rispose con una violenta contro-offensiva della quale parleremo nel prossimo articolo.

Nel frattempo, 11 Giugno 1917, sugli altri fronti si registrava un’importante capovolgimento politico in Grecia dove Costantino I (filotedesco) fu costretto ad abdicare in favore del figlio Alessandro e con l’imposizione di un ministro vicino agli interessi degli Alleati. Questa operazione rese per diversi decenni la Grecia succube delle decisioni di Londra.

Sul fronte occidentale gli Inglesi si imposero nella Battaglia di Messines (7 – 14 Giugno 1917), conquistando ai Tedeschi diverse postazioni di primario interesse nelle Fiandre. Per limitare il numero delle perdite tra la propria fanteria il comandante Herbert Plum elaborò un piano prendendo come spunto proprio la “guerra di mina” che si combatteva sul fronte italiano. Per questo motivo fece scavare 24 tunnel fino alle postazioni nemiche  e fece posizionare le mine. Alle 3.10 di notte molte di queste esplosero (alcune rimasero inesplose, altre risultarono difettose… una delle quali esplose nel 1955 uccidendo una mucca). uccidendo sul colpo circa 10.000 soldati tedeschi e cambiando per sempre la connotazione del paesaggio locale, al punto che prima della battaglia Plum affermò: “« Forse oggi non cambieremo la storia, ma sicuramente la geografia.». La leggenda narra che lo scoppio simultaneo delle mine venne udito perfino a Londra. All’esplosione seguì un potente attacco della fanteria inglese coperta dai gas, le truppe tedesche cominciarono quasi subito a ripiegare, questo permise agli Inglesi di conquistare una delle più grandi vittorie della loro storia militare.

Resti di una postazione tedesca dopo l’esplosione

Il 13 Giugno 1917 Londra venne bombardata per la prima volta dal Gotha G.IV, aereo che poi sarebbe entrato in uso nell’esercito olandese e in quello polacco dopo la fine della Prima Guerra Mondiale.