Progetto WW1: 16 Gennaio – 1 Aprile 1918

Il collasso dell’Impero Russo nel 1918 ebbe molteplici effetti. Da un lato gli Imperi Centrali ebbero la possibilità di spostare grossi contingenti verso gli altri fronti, dall’altro l’impatto della rivoluzione comunista cominciò a farsi sentire anche tra i soldati delle altre potenze in campo. Dopo anni di morte e fango in molti cominciavano ad avere in odio i governanti che, seduti comodamente nei loro sontuosi studi, mandavano a morire migliaia di uomini con delle semplici telefonate.

L’Impero Russo cominciò a perdere diversi pezzi già nei primi mesi del 1918, con alcune delle sue provincie più irrequiete che puntavano a rendersi indipendenti. Il 27 Gennaio 1918 cominciò la Guerra Civile Finlandese, dove i Finlandesi indipendentisti erano riforniti e spalleggiati dalla Germania, nel giro di pochi mesi la Finlandia raggiunse la piena indipendenza (festeggiata il 16 Maggio) e il suo esempio accese le polveri delle altre regioni. Tra questi i territori polacchi cominciarono ad insorgere contro il regime bolscevico, significativa da questo punto di vista resta la diserzione in Bucovina, 15 Febbraio 1918, delle truppe polacche dell’esercito austro-ungarico per potersi unire ai propri connazionali nella lotta per l’indipendenza. Il 9 Febbraio 1918 la Repubblica Popolare Ucraina firmò addirittura un trattato di pace separato con gli Imperi Centrali, siglato a Brest-Litovsk, mentre ancora il governo russo non si decideva a porre fine alle ostilità, con questa mossa l’Ucraina divenne un protettorato tedesco.

Per forzare la mano in questo senso Berlino decise di lanciare un’ultima operazione dimostrativa che dal 18 Febbraio 1918 portò i Tedeschi a conquistare Minsk, Kiev e i paesi baltici. Il governo russo decise quindi di firmare il trattato di pace il 3 Marzo 1918, gli Imperi Centrali erano ora liberi di concentrare i propri sforzi negli altri settori del fronte.

Il comando tedesco aveva già preparato da tempo una poderosa offensiva da lanciare sul fronte occidentale per infliggere un colpo mortale alle truppe anglo-francesi prima che la presenza americana divenisse preponderante in Francia. Tra il 21 Marzo 1918 e il 5 Agosto 1918 si consumò l’ultimo vero grande scontro della guerra, che sancì di fatto l’esaurimento delle forze fisico-morali dell’esercito del Kaiser. L’offensiva ebbe inizialmente un buon successo e con la prima azione (l’operazione Michael) i Tedeschi inflissero durissimi colpi agli Inglesi, ma ben presto l’avanzata si arenò. Nel corso delle settimane il comando tedesco si produsse in una serie di errori tattici che pregiudicarono ogni possibilità di vittoria, in sostanza si avanzava per chilometri senza conquistare mai posizioni realmente rilevanti. L’offensiva di primavera costò la vita ad oltre 1.500.000 soldati. Di particolare rilevanza in questo periodo fu il bombardamento tedesco di Parigi, attuato con un gigantesco cannone Krupp (il Parisgeschütz) che colpiva la città da una distanza di 120 Km, avvenuto il 23 marzo 1918. Inoltre il 26 Marzo 1918 Ferdinand Foch venne nominato comandante in capo di tutte le forze degli Alletati sul fronte occidentale al fine di contrastare efficacemente l’offensiva tedesca.

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Parisgeschütz

Per quello che concerne l’Italia il 10 Marzo 1918 la marina tedesca bombardò Napoli.

In Giordania tra il 27 e il 31 Marzo 1918 si consumò la Prima Battaglia di Amman tra le truppe ottomane e un contingente britannico fiancheggiato dai ribelli arabi, l’attacco però non ebbe successo.

Il 1 Aprile 1918 in Inghilterra nacque la RAF, come fusione tra le precedenti Royal Flying Corps e Royal Naval Air Service.

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Progetto WW1: 1 Novembre 1917 – 15 Gennaio 1918

Cento anni fa, tra gli ultimi mesi del 1917 e i primi mesi del 1918, la situazione militare della Prima Guerra Mondiale andava delineandosi in maniera inequivocabile. La situazione degli Imperi Centrali diventava sempre più critica: l’Impero Ottomano pareva destinato ad un inevitabile collasso, l’Austria-Ungheria era ormai completamente dipendente dall’aiuto militare tedesco, la Bulgaria reggeva bene nella misura in cui era impegnata in uno scacchiere tutto sommato facile da gestire, infine la Germania cominciava a sentire la pesantezza economica dei tanti anni di sforzo bellico continuativo. Dall’altra parte del fronte la Francia e l’Inghilterra, anch’esse stremate, godevano di un maggiore respiro grazie al consistente aiuto bellico e militare degli Stati Uniti, la Russia stava collassando su stessa a causa delle spinte rivoluzionarie, l’Italia cercava di raccogliere i cocci dopo la batosta di Caporetto.

Sul fronte della Palestina si registrarono importanti eventi le cui conseguenze riempiono ancora oggi le pagine della storia e spesso della cronaca. In concomitanza con la vittoria britannica nella Terza Battaglia di Gaza, con la quale venne spezzato il fronte ottomano, il 2 Novembre 1917 il ministro degli esteri inglese Arthur Balfour si dichiarò favorevole alla creazione di un sostanzioso avamposto sionista in Palestina. Questo evento e gli atti successivi alla conclusione della guerra crearono i primi presupposti per quella che oggi conosciamo come la “questione palestinese”. Gli Inglesi, con il beneplacito della Francia, si apprestavano a tradire le promesse fatte agli Arabi per convincerli a ribellarsi contro gli Ottomani. Il 17 Novembre 1917 gli Inglesi erano già alle porte di Gerusalemme, che sarebbe caduta in mano loro il 11 Dicembre 1917, il fronte meridionale ottomano era ormai perduto.

 Dichiarazione di Balfour:

Egregio Lord Rothschild,
È mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell’ebraismo sionista che è stata presentata, e approvata, dal governo.
“Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”.
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista.

 Sul fronte italiano il 8 Novembre 1917 il generale Luigi Cadorna veniva destituito dal comando dell’esercito in favore di Armando Diaz. Il 13 Novembre 1917 iniziò la Prima Battaglia del Piave, durata tredici giorni, con l’obiettivo di bloccare la dilagante avanzata delle truppe austro-tedesche. La battaglia fu un successo italiano, anche se pagato molto caro in termini di vite umane, le truppe degli Imperi Centrali rimasero appunto bloccate sulle rive del Piave senza riuscire più a proseguire l’avanzata.

Sul fronte dei Balcani la Romani cedeva di schianto sotto le pressioni Bulgare e Tedesche firmando l’armistizio il 9 Dicembre 1917.

Nel frattempo Stati Uniti (7 Dicembre 1917), Panama (10 Dicembre 1917) e Cuba (16 Dicembre 1917) dichiararono guerra all’Austria-Ungheria.

Sul fronte occidentale il 10 Novembre 1917 giunse al termine la Battaglia di Passchendaele iniziata a fine Luglio senza che gli Inglesi riuscissero a spezzare la linea tedesca, di fatto si trattò dell’ennesimo bagno di sangue sostanzialmente inutile. Pochi giorni dopo il 25 Novembre 1917 cominciò la Battaglia di Cambrai dove una iniziale avanzata degli Alleati venne poi totalmente respinta dai Tedeschi. La situazione della Germania però era molto critica a causa del ristagno economico dovuto al blocco navale britannico, nel Mare del Nord si consumò l’ennesimo scontro tra le flotte dei due paesi nella Battaglia di Helgoland, scontro alla fine risultato inconcludente per entrambi. Anche nelle colonie la Germania era ormai totalmente stremata e gli ultimi raparti ormai decimati dell’Africa Orientale Tedesca il 25 Novembre 1917 sconfinarono nel Mozambico portoghese nel tentativo si sfuggire ai britannici nel settore del Tanganika.

Gli occhi del mondo però continuavano ad essere rivolti verso gli eventi che stavano devastando la Russia. Tra il 7 e 8 Novembre 1917 scoppiò la Rivoluzione d’Ottobre (così chiamata per le differenze di date secondo il calendario giuliano): i bolscevichi si impadronirono del potere con la forza dando vita alla Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa e portando Lenin a capo del governo. La reazione della parte avversa non si fece attendere e le prime rivolte anti-bolsceviche nella capitale portarono allo scoppio della guerra civile, resa ancora più evidente il 9 Gennaio 1919 con la formazione delle prime coalizioni che avrebbero portato all’Armata Bianca. Il 22 Novembre 1917, approfittando della situazione, l’Ucraina dichiarò l’indipendenza dalla Russia. Le prime mosse del governo Lenin furono volte alla pacificazione della situazione con gli Imperi Centrali, per poi potersi concentrare sulla guerra civile, per questo motivo il 5 Dicembre 1917 venne firmato l’armistizio con l’Impero Ottomano e il 15 Dicembre 1917 quello con Germania, Austria-Ungheria e Bulgaria.

Ad inizio anno (8 Gennaio 1918) il presidente degli Stati Uniti Wilson espose i suoi famosi “14 punti” sui quali si sarebbe dovuta negoziare la pace a fine conflitto:

  1. Pubblici trattati di pace, stabiliti pubblicamente e dopo i quali non vi siano più intese internazionali particolari di alcun genere, ma solo una diplomazia che proceda sempre francamente e in piena pubblicità.

  2. Assoluta libertà di navigazione per mare, fuori delle acque territoriali, così in pace come in guerra, eccetto i casi nei quali i mari saranno chiusi in tutto o in parte da un’azione internazionale, diretta ad imporre il rispetto delle convenzioni internazionali.

  3. Soppressione, per quanto è possibile, di tutte le barriere economiche ed eguaglianza di trattamento in materia commerciale per tutte le nazioni che consentano alla pace, e si associno per mantenerla.

  4. Scambio di efficaci garanzie che gli armamenti dei singoli stati saranno ridotti al minimo compatibile con la sicurezza interna.

  5. Regolamento liberamente dibattuto con spirito largo e assolutamente imparziale di tutte le rivendicazioni coloniali, fondato sulla stretta osservanza del principio che nel risolvere il problema della sovranità gli interessi delle popolazioni in causa abbiano lo stesso peso delle ragionevoli richieste dei governi, i cui titoli debbono essere stabiliti.

  6. Evacuazione di tutti i territori russi e regolamento di tutte le questioni che riguardano la Russia senza ostacoli e senza imbarazzo per la determinazione indipendente del suo sviluppo politico e sociale e assicurarle amicizia, qualsiasi forma di governo essa abbia scelto. Il trattamento accordato alla Russia dalle nazioni sorelle nel corso dei prossimi mesi sarà anche la pietra di paragone della buona volontà, della comprensione dei bisogni della Russia, astrazion fatta dai propri interessi, la prova della loro simpatia intelligente e generosa.

  7. Il Belgio – e tutto il mondo sarà di una sola opinione su questo punto – dovrà essere evacuato e restaurato, senza alcun tentativo per limitarne l’indipendenza di cui gode al pari delle altre nazioni libere.

  8. Il territorio della Francia dovrà essere completamente liberato e le parti invase restaurate. Il torto fatto alla Francia dalla Prussia nel 1871, a proposito dell’Alsazia–Lorena, che ha compromesso la pace del mondo per quasi 50 anni, deve essere riparato affinché la pace… possa essere assicurata di nuovo nell’interesse di tutti.

  9. Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere fatta secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le nazionalità.

  10. Ai popoli dell’Austria–Ungheria, alla quale noi desideriamo di assicurare un posto tra le nazioni, deve essere accordata la più ampia possibilità per il loro sviluppo autonomo.

  11. La Romania, la Serbia e il Montenegro dovranno essere evacuati, i territori occupati dovranno essere restaurati; alla Serbia sarà accordato un libero e sicuro accesso al mare, e le relazioni specifiche di alcuni stati balcanici dovranno essere stabilite da un amichevole scambio di vedute, tenendo conto delle somiglianze e delle differenze di nazionalità che la storia ha creato, e dovranno essere fissate garanzie internazionali dell’indipendenza politica ed economica e dell’integrità territoriale di alcuni stati balcanici.

  12. Alle regioni turche dell’attuale impero ottomano dovrà essere assicurata una sovranità non contestata, ma alle altre nazionalità, che ora sono sotto il giogo turco, si dovranno garantire un’assoluta sicurezza d’esistenza e la piena possibilità di uno sviluppo autonomo e senza ostacoli. I Dardanelli dovranno rimanere aperti al libero passaggio delle navi mercantili di tutte le nazioni sotto la protezione di garanzie internazionali.

  13. Dovrà essere creato uno stato indipendente polacco, che si estenderà sui territori abitati da popolazioni indiscutibilmente polacche; gli dovrà essere assicurato un libero e indipendente accesso al mare, e la sua indipendenza politica ed economica, la sua integrità dovranno essere garantite da convenzioni internazionali.

  14. Dovrà essere creata un’associazione delle nazioni, in virtù di convenzioni formali, allo scopo di promuovere a tutti gli stati, grandi e piccoli indistintamente, mutue garanzie d’indipendenza e di integrità territoriale.

Progetto WW1: 21 Giugno – 31 Agosto 1917 – La guerra si espande

Nell’estate 1917 la Grande Guerra sembrava aver raggiunto un nuovo livello di intensità, dopo le grandi manovre del 1914, dopo la guerra di posizione del 1915, dopo gli inutili bagni di sangue del 1916, nella mente di tutte le nazioni in causa il 1917 doveva diventare un anno risolutivo per le sorti del conflitto… e in buona parte questa aspettativa venne rispettata. Gli Americani misero piede in Francia il 25 Giugno 1917 quando le avanguardie del corpo di spedizione (che sarebbe passato da 120.000 uomini a quasi 1 milione nel 1918) vennero sbarcate dalle navi da trasporto. Le truppe americane non sarebbero state impegnate seriamente prima di Ottobre del medesimo anno.

Sul fronte orientale iniziava il 1 Luglio 1917 l’ultima grande offensiva russa: l’offensiva Kerenskij, il gigante russo era in crisi totale per le grandi ondate rivoluzionarie che lo scuotevano dall’interno. l’offensiva prese piede in Galizia. Le nuove disposizioni dei Soviet politici della capitale prevedevano che ogni azione bellica fosse preceduta da un’assemblea dei soldati stessi che ne valutassero l’opportunità, esautorando di fatto il potere degli alti ufficiali di impianto zarista. I primi giorni dell’offensiva furono travolgenti più per le mancanze dell’esercito austro-ungarico che per le reali capacità dei Russi… di fatto si stavano scontrando due imperi di carta destinati a crollare. L’intervento tedesco (19 Luglio 1917) fu determinate per interrompere l’offensiva e per passare al furioso contrattacco che mandò totalmente in rotta l’esercito russo, costretto a ritirarsi per oltre 240 km. Il governo di Kerenskij ne uscì esausto, ormai ovunque si susseguivano le voci di una imminente rivoluzione guidata dai Bolscevichi.

Prigionieri Russi durante la disfatta

Sul fronte dei Balcani la Grecia fu indotta a dichiarare guerra agli Imperi Centrali, soprattutto in chiave anti-bulgara. Nel frattempo un “Comitato Jugoslavo” formatosi sotto l’ala protettrice anglo-francese prese l’impegno politico di formare un futuro Regno dei Serbi, Croati e Sloveni in funzione anti-austriaca, per questo fu approvata il 20 Luglio 1917 la dichiarazione di Corfù. Bosniaci e Montenegrini non furono chiamati in causa su questa questione che li riguardava direttamente. Sul fronte rumeno le disavventure russe in Galizia produssero un forte reazione dell’esercito rumeno che cercò di scacciare gli austro-ungarici dalla Moldavia e di resistere disperatamente alle continue incursioni nemiche, il particolare la Battaglia di Mărășești (6 Agosto – 8 Settembre 1917) fu l’ultima grande vittoria rumena della guerra.

Sul fronte italiano andò in scena l’Undicesima Battaglia dell’Isonzo (17 – 31 Agosto 1917), intrapresa in parte per la paura di una imminente offensiva austro-ungarica (che sarebbe arrivata qualche mese dopo) e in parte per le forti pressioni degli Alleati che volevano disperdere l’attenzione degli Imperi Centrali su più fronti caldi. Nonostante le scarse conquiste territoriali lo scontro dimostrò che le truppe di Vienna erano ormai vicine ad un crollo psico-fisico totale, l’unico fattore in grado di far reggere questo fronte (come quello orientale del resto) poteva essere l’arrivo di truppe tedesche… cosa che poi effettivamente avvenne.

Sul fronte occidentale cominciò il 31 Luglio 1917 la grande offensiva britannica nelle Fiandre che sarebbe passata alla storica come Battaglia di Passchendaele. L’offensiva si svolse a più ondate e di fatto interessò anche altri settori, come quello di Verdun.

Prigionieri tedeschi nelle Fiandre

Sul fronte prossimo alla Palestina le truppe arabe guidate da Lawrence d’Arabia e Awda Abu Tayi sconfissero gli Ottomani nella Battaglia di Aqaba il 6 Luglio 1917.

Altri paesi si unirono agli Alleati contro le forze degli Imperi Centrali: Cina (14 Agosto 1917), Siam (22 luglio 1917) e Liberia (4 Agosto 1917).

 

Progetto WW1: 1 – 20 Giugno 1917 – La Battaglia del monte Ortigara

Le guerre passano e vanno a riempire le pagine della storia dell’umanità, passano i decenni e poi i secoli, mentre le nuove generazioni si fagocitano una dopo l’altra. Del passato e dei suoi grandi eventi ci rimane solo una lontana eco ed i libri di storia prendono progressivamente il posto delle memorie di famiglia. Chi è nato prima della fine del ‘900 ha avuto i nonni che verosimilmente hanno visto la Seconda Guerra Mondiale: alcuni magari direttamente al fronte, altri addirittura troppo piccoli anche solo per averne un vago ricordo.  Allo stesso modo chi ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale aveva genitori che magari avevano combattuto nella Grande Guerra e i loro nonni a loro volta avevano partecipato alle Guerre d’Indipendenza…. e così a ritroso per i secoli. Ora diventa difficile andare molto in profondità con queste ricerche, tutto quello che ci resta sono spesso pochi documenti malconci lasciatici proprio dalle generazioni precedenti; piccole tracce del loro passaggio sulla terra. Ad esempio posso affermare con certezza che un mio avo (Paolo Mela) nel lontano 8 Maggio 1848 fu tra i primi a chiudere Porta San Felice in faccia agli Austriaci che cercavano di entrare dentro Bologna, mentre paradossalmente è più difficile collocare con precisione la sua posizione all’interno della famiglia… di fatto restano i documenti storici in nostro possesso, ma col passaggio di mano nel corso dei decenni alcuni passaggi sono meno chiari. Era uno zio, un fratello di una qualche quadrisnonna? Con le dovute ricerche si appurerà anche quello… anche se a 169 anni di distanza.

Paolo Mela

La Prima Guerra Mondiale è un evento più vicino che ci ha lasciato molte più documenti su cui indagare e da cui apprendere, basti pensare alle migliaia di fotografie scattate in zona di guerra, alla decine di lettere o cartoline che in tanti anno ancora tra i ricordi dei propri antenati, senza contare le medaglie e talvolta altra attrezzatura militare. Ovviamente la Seconda Guerra Mondiale ci ha lasciato ancora più materiale e così via sino ai giorni nostri. Che cosa sa ognuno di noi dei propri antenati nella marasma della Grande Guerra? Chi ha avuto caduti più o meno lontani? Forse un po’ tutti, ma magari in tanti non lo sanno. Poi si trova la situazione contraria. Mi spiego. Quanti di noi non ci sarebbero oggi se qualcuno non fosse morto in tempi così lontani? Anche qui la risposta rimane varia e fumosa… come fare a dirlo con certezza? Forse tutti dobbiamo la vita alla morte di qualcuno nel corso di secoli di storia dell’umanità. Ed ecco il punto: oggi posso affermare con certezza che se un dato uomo non fosse morto in un dato posto in un dato giorno non sarei di certo qui a scrivere in questo momento. Mia bisnonna era sposata con un uomo, che chiameremo col nome di battesimo Augusto, il quale partì come tanti altri per il fronte durante la prima Guerra Mondiale. Era nato il 14 Giugno 1884 e perse la vita quattro giorni prima del suo 33° compleanno nella prima giornata della Battaglia del Monte Ortigara. Il signor Augusto al momento della morte serviva nella 128 Batteria Bombardieri sul Monte Zebio (di cui parleremo tra poco). Finita la guerra mia bisnonna, vedova, conobbe mio bisnonno, il signor Pietro e si sposarono. Mio bisnonno in quei giorni del Giugno 1917 serviva presso il 95° fanteria, che insieme al 96° costituiva la Brigata Udine, nella zona del Altopiano della Bainsizza (e quindi coinvolto nella Decima Battaglia dell’Isonzo).

Bombarda usata nel 1917

Ma torniamo al Monte Zebio. Anzi… torniamo alla Battaglia del monte Ortigara. Il piano di attacco prevedeva lo sfondamento su una linea nord-sud che collegava appunto i due monti, la cui azione principale doveva svolgersi agli estremi e non al centro, una sorta di manovra a tenaglia se vogliamo. L’ammassamento delle truppe nelle settimane precedenti l’operazione aveva già destato il sospetto del comando austro-ungarico, ma non vennero inviate truppe di supporto poiché ci si attendeva presto un’ennesima disfida sul Isonzo. Il giorno 9 giugno 1917 un gruppo di ufficiali del 145° Catania persero la vita nel tentativo di piazzare una mina in gallerie a ridosso delle postazioni nemiche, l’esplosione inaspettata della mina fece un massacro (180 caduti) e getto un’aurea infausta sulla battaglia che doveva cominciare a breve. Il 10 Giugno 1917 iniziò prima il forte cannoneggiamento delle artiglierie e poi lo scoppio di diverse mine collocate in posizioni strategiche. Il maltempo e la fitta nebbia rendevano difficili le operazione della fanteria e già a sera nella zona sud (Monte Zebio, dove nel frattempo era morto il primo marito di mia bisnonna) l’offensiva poteva considerarsi fallita; mentre nel settore nord qualche piccolo progresso in più si era raggiunto. Per quattro giorni regno una sostanziale calma sul fronte, poi dal 14 Giugno 1917 ripresero le ostilità, ma sempre con esito non soddisfacente per il Regio Esercito Italiano. A partire dal 20 Giugno 1917 l’esercito austro-ungarico rispose con una violenta contro-offensiva della quale parleremo nel prossimo articolo.

Nel frattempo, 11 Giugno 1917, sugli altri fronti si registrava un’importante capovolgimento politico in Grecia dove Costantino I (filotedesco) fu costretto ad abdicare in favore del figlio Alessandro e con l’imposizione di un ministro vicino agli interessi degli Alleati. Questa operazione rese per diversi decenni la Grecia succube delle decisioni di Londra.

Sul fronte occidentale gli Inglesi si imposero nella Battaglia di Messines (7 – 14 Giugno 1917), conquistando ai Tedeschi diverse postazioni di primario interesse nelle Fiandre. Per limitare il numero delle perdite tra la propria fanteria il comandante Herbert Plum elaborò un piano prendendo come spunto proprio la “guerra di mina” che si combatteva sul fronte italiano. Per questo motivo fece scavare 24 tunnel fino alle postazioni nemiche  e fece posizionare le mine. Alle 3.10 di notte molte di queste esplosero (alcune rimasero inesplose, altre risultarono difettose… una delle quali esplose nel 1955 uccidendo una mucca). uccidendo sul colpo circa 10.000 soldati tedeschi e cambiando per sempre la connotazione del paesaggio locale, al punto che prima della battaglia Plum affermò: “« Forse oggi non cambieremo la storia, ma sicuramente la geografia.». La leggenda narra che lo scoppio simultaneo delle mine venne udito perfino a Londra. All’esplosione seguì un potente attacco della fanteria inglese coperta dai gas, le truppe tedesche cominciarono quasi subito a ripiegare, questo permise agli Inglesi di conquistare una delle più grandi vittorie della loro storia militare.

Resti di una postazione tedesca dopo l’esplosione

Il 13 Giugno 1917 Londra venne bombardata per la prima volta dal Gotha G.IV, aereo che poi sarebbe entrato in uso nell’esercito olandese e in quello polacco dopo la fine della Prima Guerra Mondiale.

Progetto WW1: 1 – 31 Maggio 1917

Il 9 Maggio 1917 terminava l’Offensiva Nivelle sul fronte occidentale, secondo le aspettative dei generali che l’avevano progettata la perdita di un massimo di 10.000 soldati avrebbe portato a conquiste territoriali significative. La realtà dei fatti fu tragicamente diversa. Le perdite francesi superarono le 180.000 unità e le conquiste a fronte della conquista di posizioni per lo più irrilevanti. L’intera macchina da guerra francese era al collasso e diventarono sempre più numerosi i casi di ammutinamento. Dall’inizio del conflitto erano caduti sui vari campi di battaglia 978.000 soldati francesi (conteggio che ovviamente esclude i caduti francesi di provenienza coloniale). Interi reggimenti cominciarono a rifiutarsi di combattere, coadiuvati anche dalla propaganda socialista che riportava le notizie della situazione in Russia. A partire dalla conclusione dell’Offensiva Nivelle vennero costituite diverse corti marziali (almeno 3.400) con l’obiettivo di giudicare e condannare gli ammutinati. Il tutto avveniva senza che l’opinione pubblica ne venisse informata.

Provvidenzialmente il 15 Maggio 1917 Nivelle venne rimpiazzato da Pétain al comando dell’esercito francese… provvidenzialmente perchè la sua linea nei confronti dei soldati fu decisamente mite e ben più accorta del suo predecessore: aumentò le licenze e migliorò il sistema della rotazione delle truppe in prima linea, inoltre limitò fortemente il numero di offensive nell’attesa dell’arrivo delle truppe degli Stati Uniti. Secondo stime ufficiali si contarono 2.878 sentenze a lavori forzati e 629 condanne a morte (di cui solo 43 realmente eseguite). Il polso tenero voluto da Pétain lo rese popolare tra i soldati, ma parimenti impopolare tra gli altri generali ed alcuni uomini politici.

Gli Stati Uniti dal conto loro si preparavano a raggiungere i campi di battaglia europei e il 18 Maggio 1917 venne emanato il provvedimento di coscrizione militare (Selective Service Act). L’idea iniziale del presidente Wilson era di inviare un massiccio corpo volontario in Europa, ma dopo tre settimane dall’entrate in guerra i volontari che si erano arruolati non superavano le 32.000 unità, a fronte di questo insuccesso venne emanato l’atto di cui sopra.

Sul fronte macedone il 9 Maggio 1917 terminò la Battaglia di Doiran e in contemporanea si svolse la Battaglia dell’ansa del Crna (5 – 9 Maggio 1917) nella quale i Bulgari respinsero le truppe congiunte di Francia, Italia e Russia. La Bulgaria non intendeva cedere il passo agli Alleati. Sul fronte Macedone tra il 1916 e il 1918 l’Italia ebbe oltre 52.000 perdite.

Truppe Alleate: un capitano italiano, un tenente russo, un colonnello serbo, un tenente francese e un gendarme greco.

Nel tentativo di spezzare il fronte e raggiungere così Trieste il 12 Maggio 1917 iniziò la Decima Battaglia dell’Isonzo. La prima fase del piano prevedeva un bombardamento rilevante su tutto il fronte, finalizzato a non far capire agli Austriaci dove si sarebbe concentrato l’attacco principale. Finito il bombardamento l’attacco (seconda fase) sarebbe cominciato nel settore di Plava (oggi Slovenia) e di Gorizia. A seguire (terza fase) ci sarebbe stato l’attacco dal settore del fiume Vipacco a scendere verso il mare e quindi verso Trieste. Il bombardamento cominciò il 12 Maggio e fini due giorni dopo, a quel punto la fanteria cominciò ad avanzare. Il 21 Maggio infine si entrò nella terza fase con le offensive carsiche. Al 29 Maggio 1917 l’avanzata si arrestò definitivamente, su entrambe le direttrici dei combattimenti si erano registrati buoni avanzamenti, ma non tali da liberare Trieste. Pochi giorni dopo, il 3 Giugno 1917, gli Austriaci lanciarono un pesante contrattacco che sortì pochi effetti nel settore del Carso, ma che vanificò tutte le conquiste dei giorni precedenti nell’altro settore. L’Italia soffrì 160.000 perdite, di cui 36.000 morti, mentre l’Austria-Ungheria ebbe 125.000 perdite, di cui 17.000 morti.

Horty ferito

Nella notte tra il 14 e il 15 Maggio 1917 navi della marina austriaca (k.u.k. kriegsmarine) al comando di Miklós Horthy (poi a capo dell’Ungheria durante la Seconda Guerra Mondiale) tentò di forzare il blocco del canale di Otranto per aprire la strada agli U-boot, nell’ottica di una più ampia guerra navale nel Mediterraneo. A fronteggiare questo tentativo c’era una flotta congiunta italo-franco-britannica al comando di Alfredo Acton. L’azione di Horthy (che rimase seriamente ferito) ebbe successo e di conseguenza gli Alleati dovettero ripensare in maniera consistente il blocco navale nel canale. La marina da guerra austriaca non sfruttò questa vittoria come avrebbe dovuto, per cui il suo impatto nel proseguimento della guerra fu quasi nullo.

Eravamo nel giorno: 23 Maggio 1430

Il 23 Maggio del 1430, durante le concitate fasi finali della Battaglia di Compiègne (nella regione della Picardia), Giovanna d’Arco venne catturata dalle truppe dei Borgognoni, storici alleati degli invasori Inglesi. La cattura fu il primo passo per quello che diventerà il famoso processo con conseguente messa al rogo dell’eroina francese, poi dichiarata Santa patrona di Francia.

Sulla rocambolesca cattura pende da sempre il dubbio di un possibile tradimento da parte di Guglielmo di Flavy, governatore militare di Compiègne. I fatti sono abbastanza semplici e lineari. La città era da tempo assediata dalle truppe congiunte di Borgognoni ed Inglesi, mentre la “pulzella di Lorena” aveva più volte tentato delle sortite per rompere l’accerchiamento senza però riuscirvi. Proprio il 23 Maggio 1430 da una di queste sortite nacque un violento scontro che vide i Francesi troppo inferiori di numero rispetto ai nemici, per cui l’unica soluzione plausibile fu quella della precipitosa ritirata verso la città. Il Flavy, a quanto pare timoroso che le incalzanti truppe di Borgogna potessero penetrare in città durante l’inseguimento delle truppe francesi, fece chiudere le porte della città dopo aver fatto passare solo i primissimi soldati francesi in ritirata, lasciando fuori tutti gli altri.

Jeanne-dArc

Giovanna d’Arco era intenta a proteggere la ritirata delle truppe e rimase ovviamente chiusa fuori dalle mura amiche. Rimasta con pochi uomini a disposizione fu presto catturata dal Bastardo di Wamdonne, alle dipendenze di uno dei vassalli del duca di Borgogna.

Del tradimento del Flavy non vi sono mai state prove certe, ma resta il fatto che egli fosse uno dei principali detrattori della figura della “pulzella di Lorena” nell’incasinato panorama politico francese dell’epoca.

Progetto WW1: 12 – 31 Marzo 1917 – La Rivoluzione russa

La guerra sarebbe durata solo pochi mesi. A Natale tutti sarebbero stati pacificamente a festeggiare nelle proprie case accanto ai propri cari. Questo era lo spirito che aveva animato sia i politici che i militari nelle prime settimane di guerra del 1914. la realtà nei primi mesi del 1917 era quanto di più lontano da quelle previsioni. Mantenere lo sforzo bellico su più fronti era un costo economico-umano altissimo per tutte le nazioni chiamate in causa e tutte cominciavano a risentire di una certa “stanchezza” sociale che creava legittime problematiche sul “fronte interno” di ogni nazione. Chiaramente le nazioni meglio organizzate erano in grado di fronteggiare queste problematiche in maniera da non farle crescere in qualcosa di più problematico, ma le nazioni che vivevano già un dissapore sociale antecedente al 1914 non potevano che trasformarsi in pericolosissime polveriere.

La Russia degli Zar era un gigante. Uno stato enorme pieno di contraddizioni e di disuguaglianze sociali tremendamente lampanti. La nobiltà e la classe agiata era lontana anni luce dalle problematiche delle fabbriche e delle campagne… e questo era già un grosso problema prima della guerra. Inoltre a livello infrastrutturale il paese era molto arretrato e questo si sarebbe dimostrato un problema enorme per gli approvvigionamenti durante il conflitto. Lo Zar era mal consigliato dai suoi ministri e a nulla era valso il parere di Rasputin di non entrare in guerra.

La guerra era cominciata e la Russia si era rivelata un gigante troppo debole per competere con degli Stati moderni… nel 1917 lo Zar non possedeva più la Polonia, la Bielorussia, la Lituania e buona parte dell’Ucraina e della Lettonia; l’unica campagna veramente vittoriosa era quella del Caucaso contro l’altro grande impero malato, quello Ottomano. L’esercito aveva sottratto oltre diciassette milioni di uomini ai vari settori produttivi e questo aveva avuto un effetto estremamente negativo sulla, già precaria, economia  del paese. Le battaglie, le sconfitte, le inutili tattiche massacranti e le enormi perdite avevano creato dei conflitti insanabili all’interno dello stesso apparato militare, il quale non riceveva più nemmeno i rifornimenti necessari a proseguire i combattimenti. Nelle città la situazione non era migliore: la situazione nelle fabbriche e nel commercio era disperata. Cominciarono le diserzioni dell’esercito e i grandi scioperi politici nelle città. Lo Zar non era in grado di invertire la rotta della sua nave e la tempesta l’avrebbe investito in pieno.

San Pietroburgo (allora Pietrogrado) il giorno 8 Marzo 1917 cominciarono i primi grandi scioperi. [In Russia non era in vigore il calendario gregoriano in quegli anni bensì quello giuliano, per cui quando si parla di Rivoluzione di Febbraio e di Ottobre in realtà i  mesi di riferimento sono Marzo e Novembre]. Dai 90.000 scioperanti del 8 Marzo 1917 si passò ai 200.000 del giorno successivo. Le autorità non sapevano bene come reagire e nelle prime giornate la polizia si limitò più che altro a controllare che la situazione non degenerasse, ma era ormai evidente che qualcosa si era rotto nella macchina russa. Il 10 Marzo 1917 il numero degli scioperanti era salito a 240.000 e la polizia cominciò a reagire utilizzando le armi da fuoco, ma la folla rispose con le medesime armi. L’esercito chiamato a reprimere le manifestazioni, congiuntamente alla polizia, non intervenne contro gli insorti e già dal 11 Marzo 1917 cominciarono diverse sparatorie e scontri in molte zone della città, tanto che a sera il governo decretò lo stato d’assedio. Il 12 e il 13 Marzo 1917 le truppe di guarnigione a Pietrogrado si unirono ufficialmente agli insorti e in città presero a formarsi i primi Soviet (consigli). Nel frattempo la protesta si era estesa anche a Mosca.

Di fatto il 14 Marzo 1917 i Soviet consegnarono il potere nelle mani del Comitato della Duma, il parlamento russo che doveva restare sciolto sino ad Aprile secondo le disposizioni dello zar. Il Comitato si mise subito a lavorare e il 15 Marzo 1917 aveva già provveduto ad individuare i nomi dei futuri ministri, mentre come Presidente del Consiglio e ministro dell’Interno venne scelto il principe L’vov. Vista la situazione allo Zar non restò che abdicare in favore del fratello Michele, quest’ultimo però il giorno successivo (16 Marzo 1917) abdicò a sua volta lasciando il paese nella mani del governo provvisorio e dei Soviet. Nasceva la Repubblica Russa, che avrebbe avuto una vita breve ed estremamente instabile.

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La famiglia dello Zar Nicola II

Nel frattempo continuava la campagna britannica in Mesopotamia con l’Offensiva di Samarrah cominciata il 13 Marzo 1917, nel tentativo di scacciare gli Ottomani anche dal nord della regione. Le truppe di Maude il 19 Marzo 1917 conquistarono Fallujha e continuarono ad incalzare gli avversari. Sul fronte della Palestina invece il 26 Marzo 1917 i Britannici persero la Prima Battaglia di Gaza, non riuscendo a penetrare efficacemente in quel settore.

 

Progetto WW1: 21 Febbraio – 11 Marzo 1917 – La presa di Baghdad

Baghdad venne fondata nel 762 su ordine del Califfo Al-Mansur, diventando presto un fiorente centro politico, culturale ed economico. Nella sua storia è stata più volte conquistata, saccheggiata, diroccata e ricostruita; a partire dalla conquista mongola del 1258 sino alla più recente occupazione americana del 2003. Sotto l’Impero Ottomano la città era una roccaforte chiave per il controllo della regione del Iraq e la sua perdita avrebbe spianato la strada alle forze Inglesi nella corsa verso nord, senza considerare l’enorme importanza dei pozzi petroliferi della regione… aspetto ancora oggi tremendamente rilevante nella drammatica quotidianità del popolo iracheno.

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Truppe Britanniche rientrano a Kut

Il 23 Febbraio 1917 si combatté la Seconda Battaglia di Kut (luogo del lungo assedio durato dal 15 Dicembre 1915 al 29 Aprile 1916) risoltasi con una netta vittoria britannica. Le truppe impegnate erano 55.000 soldati di origine indiana agli ordini del generale Maude. Le truppe ottomane riuscirono comunque a ritirarsi lungo il corso del Tigri, cosa che non era riuscita ai 13.000 soldati di Sua Maestà catturati alla fine del precedente assedio.

La Battaglia per Baghdad fu invero poca cosa rispetto agli scontri che l’avevano preceduta. Si risolse tutto nel giro alcune ore del 8 Marzo 1917, quando le truppe ottomane, numericamente inferiori, non riuscirono a respingere i soldati di Maude a 50 km a sud della città. La scelta per il comandante Khalil Pasha era obbligata: ripiegamento su Baghdad e successiva evacuazione della città. Tre giorni dopo, 11 Marzo 1917, le truppe britanniche occupavano Baghdad e allontanavano la minaccia ottomana dai possedimenti persiani di Sua Maestà.

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Soldati Inglesi a Baghdad

Nel frattempo il 1 Marzo 1917, in Europa, il governo di Vienna cercava di dare un nuovo corso alle campagne belliche austriache con il cambio in corsa del comandante in capo dell’esercito: passando dal generale von Hötzendorf al generale von Straussenburg. La scelta dell’imperatore Carlo I fu sia di natura politico-militare che religiosa, in quanto il destituito era notoriamente un ateo materialista al contrario del sovrano fervente cattolico.

Progetto WW1: 1 Gennaio – 20 Febbraio 1917 – Il telegramma Zimmermann

“Abbiamo intenzione di cominciare il primo di febbraio una guerra sottomarina illimitata. Tenteremo però di far rimanere neutrali gli Stati Uniti d’America. Nel caso non riuscissimo, facciamo una proposta di alleanza al Messico sulle seguenti basi: condurre la guerra comunemente, siglare la pace comunemente, un generoso supporto finanziario e l’accettazione da parte nostra della riconquista messicana dei territori perduti del Texas, del Nuovo Messico e dell’Arizona. La discussione dei dettagli viene lasciata a voi. Informerete il Presidente di quanto sopra riportato nella maniera più segreta, non appena si profili la certezza della guerra contro gli Stati Uniti d’America, aggiungerete suggerimenti su vostra iniziativa, inviterete il Giappone ad un’adesione immediata ed allo stesso tempo farete da mediatore tra il Giappone e voi stessi. Per favore richiami l’attenzione del Presidente sul fatto che l’utilizzo illimitato dei nostri sottomarini ci offre la prospettiva di costringere l’Inghilterra a siglare la pace in pochi mesi. Firmato, Zimmermann.”

Questo è il testo integrale del celebre “telegramma Zimmermann” inviato il 16 Gennaio 1917 dal Ministro degli Esteri tedesco (Zimmermann appunto) al suo ambasciatore a Città del Messico. Il messaggio venne telegrafato in codice, ma gli Inglesi riuscirono a captarlo e a decifrarlo grazie ad un enorme lavoro di Intelligence. Il messaggio venne reso noto al governo degli Stati Uniti solo il 24 Febbraio 1917, dopo che una spia inglese era riuscita a sottrarre una copia cartacea del medesimo anche a Città del Messico. La rivelazione di questo telegramma giungeva in un momento di estrema tensione tra la Germania e gli Stati Uniti. Il 1 Febbraio 1917 le forze navali del Kaiser avevano ripreso la guerra sottomarina indiscriminata contro tutte le navi che facevano rotta verso il Regno Unito, affondando un numero consistente di mercantili americani, due giorni dopo gli Stati Uniti avevano interrotto i rapporti diplomatici con Berlino. Dopo che il telegramma decifrato arrivò sulla scrivania del presidente Wilson la situazione non fece altro che precipitare.

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Il Messico, ancora immerso in una profonda instabilità politica, non era particolarmente interessato ad entrare in guerra contro l’ingombrante vicino del nord. C’era una forte tensione tra i due paesi, ma era impensabile per l’esercito messicano impegnarsi in una guerra di riconquista contro un avversario tecnologicamente più avanzato… e difficilmente la Germania avrebbe potuto dare un reale apporto in al di là dell’Atlantico. Se i diplomatici tedeschi avessero analizzato meglio la situazione del Messico si sarebbero risparmiati il dannosissimo telegramma.

Sui campi di battaglia europei si respirava una certa quiete, dopo la fine della Battaglia di Verdun e con l’inverno a farla da padrone.

Sul fronte della Mesopotamia e della Palestina invece c’era un discreto fermento, con l’esercito ottomano sempre più stremato da una guerra che diventava ogni giorno più disperata. Il 9 Gennaio 1917 con la vittoria nella Battaglia di Rafa le truppe dell’Impero Britannico cominciarono a penetrare con decisione proprio in Palestina.

Storie brevi: Nouvelle-France

In ogni epoca storica ci sono alcuni eventi che hanno segnato dei veri e propri punti di svolta destinati a cambiare per sempre la storia dell’umanità. Se analizziamo gli ultimi tre secoli di storia il vero punto di svolta è collocato il 10 febbraio 1763 quando la Francia dovette cedere il Canada alla Gran Bretagna, segnando per sempre la fine della Nuova Francia, ossia del colonialismo francese in Nord America. Senza questo passo fondamentale, epilogo della Guerra dei Sette Anni, molte cose non sarebbero accadute. In primo luogo la Rivoluzione Americana del 1776 difficilmente avrebbe avuto corso. La stessa Rivoluzione Francese, figlia della crisi economica patita dopo la sconfitta nel predetto conflitto, non ci sarebbe stata. Il ruolo della Prussia nei territori tedeschi sarebbe rimasto più controllato ancora per qualche decennio, il tutto a favore della corona di Vienna. Il signor Washington sarebbe rimasto un colonnello sconfitto di un esercito sconfitto, rintanato nelle “Tredici Colonie” nella speranza di non essere spazzato via da un esercito francese vittorioso. Qualche decennio dopo il signor Bonaparte sarebbe probabilmente diventato un ufficiale di successo di un esercito francese fedele al re e impegnato in chissà quale fronte coloniale (magari nell’India Francese). Una conclusione differente della Guerra dei Sette Anni avrebbe visto la Gran Bretagna allontanata dall’India e forse il signor Kipling sarebbe nato in Australia e avrebbe scritto pagine memorabili sugli Aborigeni. La volontà di potenza della Prussia sarebbe rimasta esorcizzata ancora per diverso tempo rendendo una unificazione tedesca ai danni di Vienna realizzabile con almeno 50 anni di ritardo. L’Ottocento non sarebbe mai diventato il secolo del Risorgimento e forse ancora oggi ci sarebbero molte più “teste coronate” in giro per l’Europa.

Nuova Francia

Nuova Francia

La Nuova Francia fu un’esperienza coloniale molto diversa rispetto a quella delle altre potenze nello stesso periodo. L’assalto al Nuovo Mondo vide la Spagna e il Portogallo misurarsi con i grandi imperi dell’America centro-meridionale, mentre la Francia, la Gran Bretagna e l’Olanda (in misura significativamente minore) si impegnarono nell’America settentrionale. Al Nord non esistevano né grandi imperi né popolazioni coese e culturalmente complesse, gli Indiani vivevano una vita molto semplice, ma ben radicata nel territorio. La Gran Bretagna insediò subito lungo la costa delle colonie di popolamento entrando in aspro conflitto con le popolazioni locali di cui si cercava di espropriare la terra. La Francia, partendo dal Canada a Nord e da Biloxi nel sud, strutturò invece una grande colonia di sfruttamento commerciale basata su una serie di forti costruiti in mezzo a territori sterminati. La presenza di coloni francesi era limitata e gli scontri con le popolazioni locali erano sensibilmente meno frequenti rispetto a quanto accadeva con gli Inglesi; il governo francese sapeva che per controllare una colonia così vasta non poteva fare a meno dell’apporto delle popolazioni locali, le quali vennero integrate nella struttura sociale della colonia. All’apice della colonizzazione francese più di metà degli attuali Canada e Stati Uniti era sotto il controllo della Francia e dei loro alleati Indiani e molte grandi città del continente furono fondate proprio come forti e stazioni commerciali francesi. Alcuni esempi? Montreal e Quebec, Detroit e Pittsburgh (allora Fort Duquesne), St. Louis e New Orleans, Jacksonville (allora Fort Caroline) e Mobile, Baton-Rouge e Memphis (allora Fort de l’Assimption), Kansas City (allora Fort Cavagnial) e Chicago.

i Francesi lasciano Fort Detroit agli Inglesi

I Francesi lasciano Fort Detroit agli Inglesi

Nonostante l’economia fiorente della Nuova Francia, la disparità di popolamento rispetto alle colonie britanniche avrebbe giocato un ruolo fondamentale durante la Guerra dei Sette Anni. I Francesi e i loro alleati (gli Abenachi e i Mi’kmaq) inizialmente ottennero una serie di vittorie sulle impreparate truppe britanniche, ma dal 1758 il governo di Londra intensificò gli sforzi armati nelle colonie spazzando via un forte dopo l’altro e conquistando le principali città francesi. Nel 1763 tutta la Nuova Francia era caduta sotto il controllo “relativo” della Gran Bretagna. Ancora oggi persistono tracce del passaggio francese in terra americana. Oltre alle città che abbiamo citato prima resta una forte identità francofona in Quebec e nel Nuovo Brunswick,entrambe regioni dell’attuale Canada. Ci sono luoghi e cose che devono il proprio nome ai grandi che servirono in queste terre per conto dei sovrani di Francia, ad esempio:

  • Tontitown in Arkansas prende il nome da Enrico Tonti, Italiano al soldo dei Francesi che fu tra i fondatori di Detroit, morto a Mobile in Alabama nel 1704
  • il lago Champlain negli stati del Vermont e di New York prende il nome da Samuel de Champlain che lo scoprì nel 1609
  • la casa automobilistica Cadillac prende il nome dal celebre esploratore Antoine Laumet de La Mothe signore di Cadillac, che fu governatore della Louisiana
Scena tratta dal film

Scena tratta dal film “L’ultimo dei Mohicani”