Progetto WW1: 21 Giugno – 31 Agosto 1917 – La guerra si espande

Nell’estate 1917 la Grande Guerra sembrava aver raggiunto un nuovo livello di intensità, dopo le grandi manovre del 1914, dopo la guerra di posizione del 1915, dopo gli inutili bagni di sangue del 1916, nella mente di tutte le nazioni in causa il 1917 doveva diventare un anno risolutivo per le sorti del conflitto… e in buona parte questa aspettativa venne rispettata. Gli Americani misero piede in Francia il 25 Giugno 1917 quando le avanguardie del corpo di spedizione (che sarebbe passato da 120.000 uomini a quasi 1 milione nel 1918) vennero sbarcate dalle navi da trasporto. Le truppe americane non sarebbero state impegnate seriamente prima di Ottobre del medesimo anno.

Sul fronte orientale iniziava il 1 Luglio 1917 l’ultima grande offensiva russa: l’offensiva Kerenskij, il gigante russo era in crisi totale per le grandi ondate rivoluzionarie che lo scuotevano dall’interno. l’offensiva prese piede in Galizia. Le nuove disposizioni dei Soviet politici della capitale prevedevano che ogni azione bellica fosse preceduta da un’assemblea dei soldati stessi che ne valutassero l’opportunità, esautorando di fatto il potere degli alti ufficiali di impianto zarista. I primi giorni dell’offensiva furono travolgenti più per le mancanze dell’esercito austro-ungarico che per le reali capacità dei Russi… di fatto si stavano scontrando due imperi di carta destinati a crollare. L’intervento tedesco (19 Luglio 1917) fu determinate per interrompere l’offensiva e per passare al furioso contrattacco che mandò totalmente in rotta l’esercito russo, costretto a ritirarsi per oltre 240 km. Il governo di Kerenskij ne uscì esausto, ormai ovunque si susseguivano le voci di una imminente rivoluzione guidata dai Bolscevichi.

Prigionieri Russi durante la disfatta

Sul fronte dei Balcani la Grecia fu indotta a dichiarare guerra agli Imperi Centrali, soprattutto in chiave anti-bulgara. Nel frattempo un “Comitato Jugoslavo” formatosi sotto l’ala protettrice anglo-francese prese l’impegno politico di formare un futuro Regno dei Serbi, Croati e Sloveni in funzione anti-austriaca, per questo fu approvata il 20 Luglio 1917 la dichiarazione di Corfù. Bosniaci e Montenegrini non furono chiamati in causa su questa questione che li riguardava direttamente. Sul fronte rumeno le disavventure russe in Galizia produssero un forte reazione dell’esercito rumeno che cercò di scacciare gli austro-ungarici dalla Moldavia e di resistere disperatamente alle continue incursioni nemiche, il particolare la Battaglia di Mărășești (6 Agosto – 8 Settembre 1917) fu l’ultima grande vittoria rumena della guerra.

Sul fronte italiano andò in scena l’Undicesima Battaglia dell’Isonzo (17 – 31 Agosto 1917), intrapresa in parte per la paura di una imminente offensiva austro-ungarica (che sarebbe arrivata qualche mese dopo) e in parte per le forti pressioni degli Alleati che volevano disperdere l’attenzione degli Imperi Centrali su più fronti caldi. Nonostante le scarse conquiste territoriali lo scontro dimostrò che le truppe di Vienna erano ormai vicine ad un crollo psico-fisico totale, l’unico fattore in grado di far reggere questo fronte (come quello orientale del resto) poteva essere l’arrivo di truppe tedesche… cosa che poi effettivamente avvenne.

Sul fronte occidentale cominciò il 31 Luglio 1917 la grande offensiva britannica nelle Fiandre che sarebbe passata alla storica come Battaglia di Passchendaele. L’offensiva si svolse a più ondate e di fatto interessò anche altri settori, come quello di Verdun.

Prigionieri tedeschi nelle Fiandre

Sul fronte prossimo alla Palestina le truppe arabe guidate da Lawrence d’Arabia e Awda Abu Tayi sconfissero gli Ottomani nella Battaglia di Aqaba il 6 Luglio 1917.

Altri paesi si unirono agli Alleati contro le forze degli Imperi Centrali: Cina (14 Agosto 1917), Siam (22 luglio 1917) e Liberia (4 Agosto 1917).

 

Annunci

Progetto WW1: 1 – 20 Giugno 1917 – La Battaglia del monte Ortigara

Le guerre passano e vanno a riempire le pagine della storia dell’umanità, passano i decenni e poi i secoli, mentre le nuove generazioni si fagocitano una dopo l’altra. Del passato e dei suoi grandi eventi ci rimane solo una lontana eco ed i libri di storia prendono progressivamente il posto delle memorie di famiglia. Chi è nato prima della fine del ‘900 ha avuto i nonni che verosimilmente hanno visto la Seconda Guerra Mondiale: alcuni magari direttamente al fronte, altri addirittura troppo piccoli anche solo per averne un vago ricordo.  Allo stesso modo chi ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale aveva genitori che magari avevano combattuto nella Grande Guerra e i loro nonni a loro volta avevano partecipato alle Guerre d’Indipendenza…. e così a ritroso per i secoli. Ora diventa difficile andare molto in profondità con queste ricerche, tutto quello che ci resta sono spesso pochi documenti malconci lasciatici proprio dalle generazioni precedenti; piccole tracce del loro passaggio sulla terra. Ad esempio posso affermare con certezza che un mio avo (Paolo Mela) nel lontano 8 Maggio 1848 fu tra i primi a chiudere Porta San Felice in faccia agli Austriaci che cercavano di entrare dentro Bologna, mentre paradossalmente è più difficile collocare con precisione la sua posizione all’interno della famiglia… di fatto restano i documenti storici in nostro possesso, ma col passaggio di mano nel corso dei decenni alcuni passaggi sono meno chiari. Era uno zio, un fratello di una qualche quadrisnonna? Con le dovute ricerche si appurerà anche quello… anche se a 169 anni di distanza.

Paolo Mela

La Prima Guerra Mondiale è un evento più vicino che ci ha lasciato molte più documenti su cui indagare e da cui apprendere, basti pensare alle migliaia di fotografie scattate in zona di guerra, alla decine di lettere o cartoline che in tanti anno ancora tra i ricordi dei propri antenati, senza contare le medaglie e talvolta altra attrezzatura militare. Ovviamente la Seconda Guerra Mondiale ci ha lasciato ancora più materiale e così via sino ai giorni nostri. Che cosa sa ognuno di noi dei propri antenati nella marasma della Grande Guerra? Chi ha avuto caduti più o meno lontani? Forse un po’ tutti, ma magari in tanti non lo sanno. Poi si trova la situazione contraria. Mi spiego. Quanti di noi non ci sarebbero oggi se qualcuno non fosse morto in tempi così lontani? Anche qui la risposta rimane varia e fumosa… come fare a dirlo con certezza? Forse tutti dobbiamo la vita alla morte di qualcuno nel corso di secoli di storia dell’umanità. Ed ecco il punto: oggi posso affermare con certezza che se un dato uomo non fosse morto in un dato posto in un dato giorno non sarei di certo qui a scrivere in questo momento. Mia bisnonna era sposata con un uomo, che chiameremo col nome di battesimo Augusto, il quale partì come tanti altri per il fronte durante la prima Guerra Mondiale. Era nato il 14 Giugno 1884 e perse la vita quattro giorni prima del suo 33° compleanno nella prima giornata della Battaglia del Monte Ortigara. Il signor Augusto al momento della morte serviva nella 128 Batteria Bombardieri sul Monte Zebio (di cui parleremo tra poco). Finita la guerra mia bisnonna, vedova, conobbe mio bisnonno, il signor Pietro e si sposarono. Mio bisnonno in quei giorni del Giugno 1917 serviva presso il 95° fanteria, che insieme al 96° costituiva la Brigata Udine, nella zona del Altopiano della Bainsizza (e quindi coinvolto nella Decima Battaglia dell’Isonzo).

Bombarda usata nel 1917

Ma torniamo al Monte Zebio. Anzi… torniamo alla Battaglia del monte Ortigara. Il piano di attacco prevedeva lo sfondamento su una linea nord-sud che collegava appunto i due monti, la cui azione principale doveva svolgersi agli estremi e non al centro, una sorta di manovra a tenaglia se vogliamo. L’ammassamento delle truppe nelle settimane precedenti l’operazione aveva già destato il sospetto del comando austro-ungarico, ma non vennero inviate truppe di supporto poiché ci si attendeva presto un’ennesima disfida sul Isonzo. Il giorno 9 giugno 1917 un gruppo di ufficiali del 145° Catania persero la vita nel tentativo di piazzare una mina in gallerie a ridosso delle postazioni nemiche, l’esplosione inaspettata della mina fece un massacro (180 caduti) e getto un’aurea infausta sulla battaglia che doveva cominciare a breve. Il 10 Giugno 1917 iniziò prima il forte cannoneggiamento delle artiglierie e poi lo scoppio di diverse mine collocate in posizioni strategiche. Il maltempo e la fitta nebbia rendevano difficili le operazione della fanteria e già a sera nella zona sud (Monte Zebio, dove nel frattempo era morto il primo marito di mia bisnonna) l’offensiva poteva considerarsi fallita; mentre nel settore nord qualche piccolo progresso in più si era raggiunto. Per quattro giorni regno una sostanziale calma sul fronte, poi dal 14 Giugno 1917 ripresero le ostilità, ma sempre con esito non soddisfacente per il Regio Esercito Italiano. A partire dal 20 Giugno 1917 l’esercito austro-ungarico rispose con una violenta contro-offensiva della quale parleremo nel prossimo articolo.

Nel frattempo, 11 Giugno 1917, sugli altri fronti si registrava un’importante capovolgimento politico in Grecia dove Costantino I (filotedesco) fu costretto ad abdicare in favore del figlio Alessandro e con l’imposizione di un ministro vicino agli interessi degli Alleati. Questa operazione rese per diversi decenni la Grecia succube delle decisioni di Londra.

Sul fronte occidentale gli Inglesi si imposero nella Battaglia di Messines (7 – 14 Giugno 1917), conquistando ai Tedeschi diverse postazioni di primario interesse nelle Fiandre. Per limitare il numero delle perdite tra la propria fanteria il comandante Herbert Plum elaborò un piano prendendo come spunto proprio la “guerra di mina” che si combatteva sul fronte italiano. Per questo motivo fece scavare 24 tunnel fino alle postazioni nemiche  e fece posizionare le mine. Alle 3.10 di notte molte di queste esplosero (alcune rimasero inesplose, altre risultarono difettose… una delle quali esplose nel 1955 uccidendo una mucca). uccidendo sul colpo circa 10.000 soldati tedeschi e cambiando per sempre la connotazione del paesaggio locale, al punto che prima della battaglia Plum affermò: “« Forse oggi non cambieremo la storia, ma sicuramente la geografia.». La leggenda narra che lo scoppio simultaneo delle mine venne udito perfino a Londra. All’esplosione seguì un potente attacco della fanteria inglese coperta dai gas, le truppe tedesche cominciarono quasi subito a ripiegare, questo permise agli Inglesi di conquistare una delle più grandi vittorie della loro storia militare.

Resti di una postazione tedesca dopo l’esplosione

Il 13 Giugno 1917 Londra venne bombardata per la prima volta dal Gotha G.IV, aereo che poi sarebbe entrato in uso nell’esercito olandese e in quello polacco dopo la fine della Prima Guerra Mondiale.

Progetto WW1: 1 – 31 Maggio 1917

Il 9 Maggio 1917 terminava l’Offensiva Nivelle sul fronte occidentale, secondo le aspettative dei generali che l’avevano progettata la perdita di un massimo di 10.000 soldati avrebbe portato a conquiste territoriali significative. La realtà dei fatti fu tragicamente diversa. Le perdite francesi superarono le 180.000 unità e le conquiste a fronte della conquista di posizioni per lo più irrilevanti. L’intera macchina da guerra francese era al collasso e diventarono sempre più numerosi i casi di ammutinamento. Dall’inizio del conflitto erano caduti sui vari campi di battaglia 978.000 soldati francesi (conteggio che ovviamente esclude i caduti francesi di provenienza coloniale). Interi reggimenti cominciarono a rifiutarsi di combattere, coadiuvati anche dalla propaganda socialista che riportava le notizie della situazione in Russia. A partire dalla conclusione dell’Offensiva Nivelle vennero costituite diverse corti marziali (almeno 3.400) con l’obiettivo di giudicare e condannare gli ammutinati. Il tutto avveniva senza che l’opinione pubblica ne venisse informata.

Provvidenzialmente il 15 Maggio 1917 Nivelle venne rimpiazzato da Pétain al comando dell’esercito francese… provvidenzialmente perchè la sua linea nei confronti dei soldati fu decisamente mite e ben più accorta del suo predecessore: aumentò le licenze e migliorò il sistema della rotazione delle truppe in prima linea, inoltre limitò fortemente il numero di offensive nell’attesa dell’arrivo delle truppe degli Stati Uniti. Secondo stime ufficiali si contarono 2.878 sentenze a lavori forzati e 629 condanne a morte (di cui solo 43 realmente eseguite). Il polso tenero voluto da Pétain lo rese popolare tra i soldati, ma parimenti impopolare tra gli altri generali ed alcuni uomini politici.

Gli Stati Uniti dal conto loro si preparavano a raggiungere i campi di battaglia europei e il 18 Maggio 1917 venne emanato il provvedimento di coscrizione militare (Selective Service Act). L’idea iniziale del presidente Wilson era di inviare un massiccio corpo volontario in Europa, ma dopo tre settimane dall’entrate in guerra i volontari che si erano arruolati non superavano le 32.000 unità, a fronte di questo insuccesso venne emanato l’atto di cui sopra.

Sul fronte macedone il 9 Maggio 1917 terminò la Battaglia di Doiran e in contemporanea si svolse la Battaglia dell’ansa del Crna (5 – 9 Maggio 1917) nella quale i Bulgari respinsero le truppe congiunte di Francia, Italia e Russia. La Bulgaria non intendeva cedere il passo agli Alleati. Sul fronte Macedone tra il 1916 e il 1918 l’Italia ebbe oltre 52.000 perdite.

Truppe Alleate: un capitano italiano, un tenente russo, un colonnello serbo, un tenente francese e un gendarme greco.

Nel tentativo di spezzare il fronte e raggiungere così Trieste il 12 Maggio 1917 iniziò la Decima Battaglia dell’Isonzo. La prima fase del piano prevedeva un bombardamento rilevante su tutto il fronte, finalizzato a non far capire agli Austriaci dove si sarebbe concentrato l’attacco principale. Finito il bombardamento l’attacco (seconda fase) sarebbe cominciato nel settore di Plava (oggi Slovenia) e di Gorizia. A seguire (terza fase) ci sarebbe stato l’attacco dal settore del fiume Vipacco a scendere verso il mare e quindi verso Trieste. Il bombardamento cominciò il 12 Maggio e fini due giorni dopo, a quel punto la fanteria cominciò ad avanzare. Il 21 Maggio infine si entrò nella terza fase con le offensive carsiche. Al 29 Maggio 1917 l’avanzata si arrestò definitivamente, su entrambe le direttrici dei combattimenti si erano registrati buoni avanzamenti, ma non tali da liberare Trieste. Pochi giorni dopo, il 3 Giugno 1917, gli Austriaci lanciarono un pesante contrattacco che sortì pochi effetti nel settore del Carso, ma che vanificò tutte le conquiste dei giorni precedenti nell’altro settore. L’Italia soffrì 160.000 perdite, di cui 36.000 morti, mentre l’Austria-Ungheria ebbe 125.000 perdite, di cui 17.000 morti.

Horty ferito

Nella notte tra il 14 e il 15 Maggio 1917 navi della marina austriaca (k.u.k. kriegsmarine) al comando di Miklós Horthy (poi a capo dell’Ungheria durante la Seconda Guerra Mondiale) tentò di forzare il blocco del canale di Otranto per aprire la strada agli U-boot, nell’ottica di una più ampia guerra navale nel Mediterraneo. A fronteggiare questo tentativo c’era una flotta congiunta italo-franco-britannica al comando di Alfredo Acton. L’azione di Horthy (che rimase seriamente ferito) ebbe successo e di conseguenza gli Alleati dovettero ripensare in maniera consistente il blocco navale nel canale. La marina da guerra austriaca non sfruttò questa vittoria come avrebbe dovuto, per cui il suo impatto nel proseguimento della guerra fu quasi nullo.

Progetto WW1: 20 Novembre – 31 Dicembre 1916

Gli ultimi 42 giorni dell’anno 1916 furono sicuramente tra i più intensi di tutto l’intero conflitto, sia sul piano bellico che su quello politico. Il 1917 avrebbe riservato moltissime sorprese che avrebbero pesato non solo sulla storia del conflitto, come ad esempio la Rivoluzione Russa. Ad ogni modo il 21 Novembre 1916 accadde un qualcosa di imprevisto che avrebbe minato definitamente il vacillante Impero Austro-Ungarico: la morte dell’Imperatore Francesco Giuseppe. La forte leadership del sovrano aveva tenuto insieme i brandelli della gloria viennese negli ultimi decenni, nonostante le infinite crisi che si erano susseguite e diverse tragedie famigliari che l’avevano colpito; la figura di Francesco Giuseppe meriterebbe un articolo a parte, che sicuramente prepareremo a breve. La sua morte destabilizzò tutto l’Impero e il successore designato, Carlo d’Asburgo, non sembrava una figura in grado di reggere l’enorme pressione della situazione politica di quei sanguinosi anni. Il nuovo Imperatore avrebbe dato il via a trattati di pace segreti con la Francia e l’Inghilterra, di nascosto dalla Germania, ma con la strenua opposizione dell’Italia; inoltre avrebbe devoluto un’autonomia sempre maggiore alle minoranze etniche in seno all’Impero innescando la miccia finale della sua dissoluzione. Sarebbero stati gli ultimi due anni di una storia iniziata nell’anno 962…

first-world-war-bucharest-romania-german-occupation-1917

1916 – I Tedeschi a Bucarest

L’instabilità viennese giungeva nel momento più inatteso, proprio quando nei Balcani gli Imperi Centrali conseguivano importanti vittorie ai danni dei Rumeni, sconfitti il 3 Dicembre 1916 nella Battaglia di Bucarest. La “piccola Parigi dell’Est” cadde nelle mani nemiche il 6 Dicembre 1916.

Nel frattempo restava problematica la situazione in Grecia, dove i dissensi tra la monarchia e le forze politiche degenerarono in una sorta di guerra civile al seguito di uno sbarco di truppe anglo-francesi ad Atene, avvenuto tra il 1 e il 3 Dicembre 1916. Il monarca Costantino non voleva più ingerenze degli Alleati sul suo territorio al fine di mantenere la massima neutralità nel conflitto, mentre il navigato politico Venizelos caldeggiava un’ingresso nel conflitto ai danni della Bulgaria e dell’Impero Ottomano. Nei disordini di quei giorni le truppe di Francia e Gran Bretagna si reimbarcarono. Ma la resa dei conti all’interno del Regno di Grecia era solo rimandata all’anno successivo.

Sul fronte del Sinai gli Inglesi riuscirono ad occupare posizione strategicamente rilevanti ai danni delle truppe ottomane  grazie alla vittoria nella Battaglia di Magdhaba del 23 Dicembre 1916. Il 1917 sarebbe stato l’anno buono per puntare all’assalto della Palestina.

Sul fronte occidentale il 1916 era stato un anno estremamente sanguinoso per tutti i contendenti, ma chi aveva patito più di tutti era stato l’esercito francese. Nonostante la conclusione della Battaglia di Verdun, il 19 Dicembre 1916 con la riconquista di molte posizione perse a vantaggio dei Tedeschi, c’era molto fermento delle insanguinate armate francesi. il 13 Dicembre 1916 venne destituito il comandante in capo dell’esercito francese Joseph Joffre, giudicato troppo molle nel comando. Al suo posto venne messo Robert Nivelle, che sarebbe diventato tristemente famoso durante le giornate degli ammutinamenti del 1917.

Progetto WW1: 13 Ottobre – 19 Novembre 1916 – Somme ultimo atto

Tra la fine dell’Ottobre e il mese di Novembre 1916 la situazione sul fronte occidentale cominciò ad assumere un aspetto meno tetro per le potenze Alleate. Un primo duro colpo alle aspettative tedesche arrivò dalla riconquista di Fort Douaumont (caduto il 25 Febbraio 1916) il 24 ottobre 1916, da parte di soldati marocchini inquadrati nell’esercito francese come truppe coloniali. Il 2 Novembre 1916 un altro forte tornò in mano ai Francesi: Fort Vaux.

Nel frattempo gli Inglesi si preparavano a sferrare l’ennesima offensiva nella zona della Somme, che poi sarebbe passata alla storia come l’ultima battaglia decisiva della serie di scontri iniziati il 1 Luglio 1916. Il culmine fu la Battaglia di Ancre, combattuta dal 13 al 18 Novembre 1916. L’intera operazione, durata cinque mesi risultò un importante successo strategico per gli Alleati, che avevano in questo modo allentato la pressione tedesca su Verdun. Nei fatti si trattò di una delle più sanguinose operazioni di tutta la storia bellica mondiale… basti pensare che nei lunghi mesi di scontri si ebbero più di 630.000 perdite per parte, per un totale di oltre 1.200.000 uomini morti, feriti e/o dispersi. Secondo le stime degli storici ogni centimetro di terreno conquistato durante gli scontri costò la vita ad un soldato.

A German photograph featuring scene after the battle at Ancre on the Somme during World War One, circa 1917. (Photo by Popperfoto/Getty Images)

Nel frattempo sul fronte rumeno si consumò la seconda, decisiva, Battaglia di Cobadin tra il 19 e il 25 Ottobre 1916. Questa volta le truppe di Bucarest, aiutate dai Russi, non riuscirono a reggere l’urto degli Imperi Centrali. La città di Costanza cadde in mano nemica e così anche la fondamentale ferrovia che viaggiava verso l’interno della Dobrugia. Ora la minaccia al delta del Danubio diventava pressante. Quanto a lungo avrebbe retto la Romania contro la potenza spropositata dei suoi avversari?

Nel frattempo sul fronte italiano si consumava la Nona Battaglia dell’Isonzo, la quale si risolse in un velleitario avanzamento di 5 Km in 5 giorni di battaglia, dal 31 Ottobre al 4 Novembre 1916.

Progetto WW1: 19 Settembre – 12 Ottobre 1916

L’autunno 1916 potrebbe essere tranquillamente definito l’autunno rumeno, questo per l’importanza rivestita da quel settore del fronte europeo nel corso del terzo autunno di guerra. La Romania si era da poco schierata con gli Alleati ed era scesa in campo soprattutto per arginare l’espansionismo bulgaro, ma aveva fatto male i suoi conti. L’iniziale offensiva rumena si era trasformata in breve in un attacco congiunto degli Imperi Centrali ai suoi danni e l’aiuto degli Alleati pareva destinato a non giungere in tempo per salvare Bucarest. I Rumeni non erano di certo intenzionati a cedere la loro autonomia senza colpo ferire e così alle offensive dei Bulgari e dei loro alleati seguivano puntualmente le controffensive delle truppe rumene. In questo tira e molla di porzioni di fronte il risultato più prevedibile non poteva che essere l’ennesimo bagno di sangue.

romanian-atheneum-fresco-detail-21-wwi

Parte di affresco al Romanian Atheneum di Bucarest

Tra il 17 e il 19 Settembre 1916 si consumò la Prima Battaglia di Cobadin (nel sud della Romania) dove le truppe rumene e quelle russe riuscirono a porre un fermo temporaneo (a Ottobre 1916, sarebbe ricominciato l’attacco) all’offensiva bulgaro/tedesca/turca in quell’area (la Dobrugia). Il comandante rumeno, generale Alexandru Averescu, cercò di sferrare un decisivo attacco contro le basi di partenza delle truppe nemiche nel territorio bulgaro… la conseguente Offensiva di Flămânda (29 Settembre 1916 – 5 Ottobre 1916) si risolse però in un nulla di fatto grazie anche al pessimo tempo atmosferico che danneggiò il fondamentale ponte di barche posto sul Danubio dai soldati di Bucarest. I Rumeni rientrarono nel loro territorio anche perchè da nord era sempre più pressante la minaccia austro-ungarica dalla Transilvania.

Nel frattempo sul fronte italiano il generale Cadorna dava l’avvio all’Ottava Battaglia dell’Isonzo, con particolare irruenza nella zona di Monfalcone, chiave per aprirsi la via verso Trieste. Tra il 10 e il 12 Ottobre 1916 le truppe italiane riuscirono a conquistare alcune posizioni, ma essendo malamente coordinate non raggiunsero i successi sperati… ancora una volta l’impreparazione degli alti comandi italiani vanificava il sacrificio di migliaia di soldati (24.000 morti per l’Italia e quasi 40.000 per l’Austria-Ungheria).

Progetto WW1: 7 – 18 Settembre 1916 – Il carro armato

Gli scontri nei Balcani continuavano senza sosta. Da un lato gli Imperi Centrali facevano di tutto per far rimpiangere alla Romania l’infausta idea di prendere parte al conflitto, dall’altra gli Alleati cercavano di farsi strada da sud per sferrare un colpo mortale principalmente ai Bulgari. Il 12 Settembre 1916 cominciò l’offensiva di Monastir (conclusasi a Dicembre dello stesso anno) a cui presero parte congiuntamente Inglesi, Francesi, Russi, Italiani e Serbi; alla fine la città di Monastir venne presa, ma non si ebbero altri rilevanti progressi nel settore… i Bulgari reggevano bene l’urto. I Rumeni invece avevano sempre più problemi e a partire dal 18 Settembre 1916 cominciarono ad essere ricacciati verso le posizioni di partenza… segnale di una catastrofe imminente. 

Sul fronte occidentale, nel settore della Somme, il 15 Settembre 1916 fece per la prima volta la comparsa un’arma che avrebbe cambiato per sempre il modo di concepire ed interpretare la guerra: il carro armato. Nella Battaglia di Flers-Courcelette vennero impiegati i primi 50 carri Mark I, anche se con modesti risultati. Di questi 50 infatti solo 32 riuscirono a partire all’attacco (gli altri restarono fermi per guasti meccanici)… dei 32 la metà rimase bloccata da guasti o dentro delle buche in mezzo alla terra di nessuno, mentre un altra decina si dimostrò estremamente lenta… in poche parole solo 5/6 carri furono realmente efficaci, incutendo un discreto terrore nelle truppe tedesche che non avevano mai visto nulla di simile.

Mark I - 1916

Mark I – 1916

Nel frattempo sul fronte italiano falliva miseramente l’offensiva italiana della Settima Battaglia dell’Isonzo principalmente a causa del maltempo. Lo scontro durò brevemente dal 14 al 18 Settembre 1916.

Progetto WW1: 18 Agosto – 6 Settembre 1916

Il 28 Luglio 1914 iniziava la Prima Guerra Mondiale. Iniziava nella tormentata terra dei Balcani. Due anni dopo la guerra continuava senza sosta presentando un conto sempre più caro in termini di vite umane. Nel frattempo la guerra si era allargata ad ogni fronte possibile immaginabile, ma due anni dopo i Balcani erano pronti a tornare protagonisti degli eventi bellici. La Romania aveva deciso di schierarsi con le potenze alleate contro gli Imperi Centrali e questa scelta avrebbe incendiato ancora una volta l’intera regione.

La Bulgaria, che già aveva capito qualcosa, cominciò ad assumere un atteggiamento aggressivo nei confronti della neutrale Grecia, il cui re Costantino I in realtà era favorevole agli Imperi Centrali. La Grecia però ruotava troppo nell’ottica della Gran Bretagna e della Francia e poteva rappresentare un pericoloso punto di partenza di una poderosa campagna alleata verso nord. Il 18 Agosto 1916, dopo la Battaglia dello Struma, le truppe bulgare invasero la Tracia e la occuparono tutta entro il 23 dello stesso mese. La reazione dell’opinione pubblica greca fu enorme e alla fine le truppe di stanza a Salonicco diedero il via ad una ribellione che in poche ore portò alla formazione di un nuovo governo provvisorio vicino agli interessi di Londra.

Il 27 Agosto 1916 la Romania dichiarò guerra all’Austria-Ungheria e cominciò ad invadere il lato ungherese della Transilvania. La reazione a catena non si fece attendere: il 28 Agosto 1916 la Germania dichiarò guerra alla Romania, seguita il 30 Agosto 1916 dall’Impero Ottomano e il 1 Settembre 1916 dalla Bulgaria. Il primo risultato fu l’assedio della fortezza rumena di Turtucaia, ad opera di un contingente misto tedesco-ottomano-bulgaro, durato dal 2 al 6 Settembre 1916 con conseguente resa delle truppe di Bucarest. Era iniziata la Campagna di Romania. A comandare le truppe tedesche durante l’assedio c’era August von Mackensen.

La Campagna di Anatolia tra Russi e Ottomani continuava ad infiammare le remote regioni vicine al Caucaso e l’ennesimo contro, la Battaglia di Bitlis del 25 Agosto 1916, vide i Russi ormai vittoriosi nonostante la strenue resistenza ottomana. Insieme alle truppe russe combatterono diversi gruppi di volontari armeni.

Il 27 Agosto 1916 l’Italia dichiarò guerra alla Germania, mentre due giorni dopo ci fu un cambio ai vertici dell’esercito tedesco con il generale von Falkenhayn che venne sostituito da von Hindenburg (che poi sarebbe stato l’ultimo presidente della Repubblica di Weimar durante l’ascesa di Hitler).

Il 4 Settembre 1916 cadeva Dar er Salam (in Tanzania) capitale dell’Africa Orientale Tedesca nelle mani degli Inglesi, Il comandante tedesco si ritirò nell’interno della colonia dove continuò una intensa guerra contro gli Alleati, che durò fino alla fine delle ostilità nel 1918, restando per lo più imbattuto ed entrando nella leggenda dei grandi comandanti coloniali, il suo nome era Paul Emil von Lettow-Vorbeck.

General Paul von Lettow-Vorbeck

Paul von Lettow-Vorbeck, a cavallo

Progetto WW1: 16 Luglio – 17 Agosto 1916

L’estate del 1916 vedeva una fervente attività bellica su tutti i fronti. A occidente imperversavano i mattatoi di Verdun e della Somme, con i Francesi impegnati in una serie di contrattacchi a partire dal 4 Agosto 1916 nel tentativo di recuperare porzioni di terra perdute durante le offensive germaniche.

Nei Balcani c’era molto fermento, con gli Alleati impegnati contro le forze della Bulgaria sul fronte della Macedonia. Qui tra il 9 e il 18 Agosto 1916 si combatté la prima Battaglia di Doiran che vide trionfare le truppe di Sofia. Nel frattempo la Romania si stava accordando per entrare in guerra al fianco della Francia e della Gran Bretagna, con la promessa di ottenere a fine guerra la Transilvania, il Maramureș, la Crișana, il Banato (in mano al Regno di Ungheria, ma abitate principalmente da Rumeni) e la Bucovina. Gli accordi vennero firmati il 17 Agosto 1916 con il Trattato di Bucarest.

Le truppe ottomane subivano ripetute sconfitte sia sul fronte del Caucaso ad opera dei Russi (Battaglia di Erzincan del 25 Luglio 2016) sia sul fronte del Egitto dove le truppe Inglesi si imposero nella Battaglia di Romani, del 3 Agosto 1916, nel Sinai.

Sul fronte italiano le truppe austriache vennero sconfitte nella sesta Battaglia dell’Isonzo (4-17 Agosto 1916). Gli Italiani, seppur con gravissime perdite, riuscirono a conquistare Gorizia, ma si dimostrarono impreparati ad affrontare con prontezza gli attacchi coi gas.

presa.gorizia

Truppe Italiane a Gorizia – liberata l’8 Agosto 1916

Progetto WW1: 20 Giugno – 15 Luglio 1916 – La Somme

Per distogliere i Tedeschi da Verdun anche gli Inglesi avevano preparato un piano operativo da realizzare sul fronte occidentale e più precisamente nella valle della Somme in Piccardia (estremo nord del fronte). La preparazione su vasta scala di un’offensiva di disimpegno fu estremamente macchinosa, tanto che in breve tempo i Tedeschi si resero conto che un attacco sarebbe stato sferrato proprio verso il lato nord del fronte. Nonostante questa consapevolezza il 23 Giugno 1916 essi raggiunsero la massima penetrazione nel settore di Verdun. Il massiccio attacco inglese iniziò la mattina del 1 Luglio 1916. Dalle 6 alle 7 del mattino le trincee tedesche vennero bombardate da oltre 250.000 proiettili di artiglieria (il tremendo frastuono del bombardamento, 4.200 proiettili al minuto, venne sentito addirittura in Gran Bretagna), Poco dopo le 7 una serie di mine, piazzate alla fine di tunnel nei pressi delle trincee tedesche, vennero fatte brillare con effetti devastanti. Tutto sembrava volgere al meglio per gli Inglesi. Eppure l’ottusità dei loro comandanti fece si che le prime giornate di battaglia si trasformassero in un fallimentare massacro. I soldati erano stati sovraccaricati di equipaggiamento nell’illusoria speranza di una rapida avanzata, i generali pensavano che i Tommies già a sera avrebbero dovuto rendere abitabili le nuove trincee conquistate. Inoltre tutti pensavano che il massiccio bombardamento avrebbe distrutto la maggiora parte delle postazioni per cui i soldati vennero fatti uscire in schieramenti troppo visibili e compatti, facilmente colpibili da mortaio e mitragliatrici. Fu un massacro vero e proprio, tanto che alla fine del primo giorno di battaglia alcuni pensavano addirittura ad una ritirata! Nella prima giornata gli Inglesi persero 57.000 uomini contro gli 8.000 tedeschi, nonostante questo agghiacciante bollettino l’offensiva continuò nelle giornate e nei mesi successivi. Di fatto l’11 Luglio 1916 le truppe del Kaiser cessarono gli attacchi su Verdun e si misero sulla difensiva per poter spostare truppe verso la Somme, l’idea Inglese aveva avuto successo. Un successo pagato a carissimo prezzo sino alla fine (la Battaglia della Somme terminerà nel Novembre 1916).

Nel frattempo il 4 Luglio 1916 gli irregolari arabi scacciarono le truppe ottomane dalla città sacra de La Mecca, ottenendo così la loro prima storica vittoria.

Sul fronte italiano il 29 Giugno 1916 avvenne il primo attacco col gas al danno delle truppe italiane che, essendo totalmente impreparate ad una eventualità del genere, subirono perdite altissime (7.000 uomini nelle primissime ore dell’attacco). Le truppe austro-ungariche avanzarono nelle trincee nemiche finendo i soldati intossicati dai gas a colpi di mazze ferrate. Le truppe italiane per vendetta presero l’abitudine di fare prigionieri solo i grossi gruppi di soldati che si arrendevano, mentre i piccoli gruppetti o il singolo soldato che si arrendevano venivano uccisi sul posto.

200665115744_3

Fanti degli Imperi Centrali con mazze ferrate